Sul cinturino del casco che hai in garage c’è un’etichetta cucita che quasi nessuno legge. Quando si parla di omologazione casco moto è di quel pezzo di tessuto che si parla: una sigla, un numero e una lettera che dicono a quale standard è stato testato, in che Paese, e che tipo di protezione offre davvero al mento.
Il problema è che «omologato» è diventato anche un’espressione da vetrina. Compare nelle inserzioni, sulle scatole, nei titoli degli annunci — e nel frattempo circolano tre convinzioni che si contraddicono fra loro: che dal 2024 i caschi vecchi siano fuorilegge, che il casco «scada» dopo cinque anni, che basti un adesivo per invalidare tutto.
Una sola di queste tre ha un fondamento, e non è quella che pensi. Sotto trovi cosa chiede esattamente il Codice della Strada, come si legge l’etichetta riga per riga, cosa è cambiato con la ECE 22.06, e cosa succede — oggi, con le regole entrate in vigore a dicembre 2024 — se ti fermano senza un casco conforme.
«Omologato» non è un aggettivo commerciale: è l’articolo 171
Il punto di partenza è il testo dell’articolo 171 del Codice della Strada, comma 1: «Durante la marcia, ai conducenti e agli eventuali passeggeri di ciclomotori e motoveicoli è fatto obbligo di indossare e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo conforme ai tipi omologati, in conformità con i regolamenti emanati dall’Ufficio europeo per le Nazioni Unite – Commissione economica per l’Europa e con la normativa comunitaria».
Tre cose, in quella frase, contano più di quanto sembri.
«Indossare e tenere regolarmente allacciato». Il casco appoggiato in testa con il cinturino penzoloni non è un casco indossato: è la stessa violazione di quello lasciato a casa.
«Conforme ai tipi omologati». La legge non nomina né la 22.05 né la 22.06. Rimanda ai regolamenti ONU-ECE: qualunque tipo che quei regolamenti abbiano omologato è conforme. Su questa formula si regge tutto il discorso sui caschi vecchi, e ci torno più avanti.
«E agli eventuali passeggeri». Il comma 2 lo mette nero su bianco: quando il mancato uso riguarda un trasportato, della violazione risponde anche il conducente. Se porti qualcuno, il suo casco è un tuo problema — argomento che vale la pena chiarire prima di partire, insieme al resto di ciò che cambia quando viaggi con un passeggero.
Il comma 1-bis prevede due esoneri, entrambi molto specifici: i ciclomotori e i motoveicoli a tre o quattro ruote con carrozzeria chiusa, e i mezzi a due o tre ruote dotati di cellula di sicurezza antiurto con sistemi di ritenuta. Fuori da questi due casi, non ci sono scappatoie.
L’etichetta cucita sul cinturino: cosa dice, riga per riga
L’omologazione non è un bollino sulla scatola: è un’etichetta applicata al sistema di ritenuta, cioè cucita sul cinturino o sulla sua base. Se non la trovi, quel casco un problema ce l’ha.
| Cosa vedi sull’etichetta | Cosa significa |
|---|---|
| E dentro un cerchio, seguita da un numero | Il Paese che ha rilasciato l’omologazione. E3 è l’Italia, E1 la Germania, E11 il Regno Unito |
| Un numero di omologazione che comincia per 05 o 06 | La serie di emendamenti del Regolamento ONU n. 22 con cui è stato omologato: 05 è lo standard precedente, 06 quello attuale |
| Una lettera: J, P, NP oppure P/J | Il tipo di protezione della parte bassa del viso (vedi sotto) |
| Un numero di serie | Identifica il singolo esemplare prodotto |
| L’anno di produzione | Sui caschi omologati 22.06 l’indicazione dell’anno è richiesta, segnala la federazione europea dei motociclisti FEMA. È il dato che serve per decidere quando sostituirlo |
Le prime due cifre del numero di omologazione sono la parte che conta di più, perché è l’unica che ti dice contro quali prove quel casco è stato messo alla prova. Un numero che comincia per 05 non significa «casco scadente»: significa «casco testato secondo la serie precedente».
P, J, NP: tre lettere che cambiano quello che ti protegge
Questa è la parte che nessun venditore ti spiega, e che distingue un modulare serio da uno che è un jet travestito.
| Sigla | Cosa dice davvero |
|---|---|
| J | Casco senza protezione del mento: il jet. Nessuna promessa sulla parte bassa del viso |
| P | Mentoniera protettiva, testata come tale: l’integrale, oppure il modulare provato con la mentoniera in posizione chiusa |
| NP | C’è una parte che copre il mento, ma non protegge: il casco deve riportare l’avvertenza che quella zona non offre protezione |
| P/J | Doppia omologazione: il modulare è stato provato e approvato in entrambe le configurazioni, aperta e chiusa |
Un modulare marcato NP è, dal punto di vista della protezione, un jet con una mentoniera estetica. Uno marcato P/J è la cosa diversa: è stato testato anche da aperto, e quindi puoi usarlo legittimamente in entrambe le posizioni. La differenza sta in due caratteri stampati su un’etichetta di quattro centimetri.
ECE 22.06: cosa è cambiato nei test
La serie 06 di emendamenti del Regolamento ONU n. 22 è entrata in vigore nel 2021 e ha cambiato il modo in cui i caschi vengono provati, non solo le soglie.
- Impatti obliqui. La 22.05 misurava urti perpendicolari alla superficie. La 06 aggiunge prove ad angolo, che riproducono meglio quello che succede davvero quando cadi: una componente rotazionale, non solo uno schiacciamento.
- Più punti d’impatto. Non più solo posizioni fisse: le prove vengono eseguite su punti scelti in modo casuale fra un insieme predeterminato, così non si può ottimizzare la calotta solo dove si sa che verrà colpita.
- Più velocità di prova, per coprire scenari diversi dallo stesso urto standard.
- Visiere sotto esame: penetrazione, materiali e colorazione entrano nel perimetro dell’omologazione.
- Modulari provati in entrambe le configurazioni, con e senza mentoniera in posizione.
- Accessori testati insieme al casco: è la novità che ha le conseguenze pratiche più sottovalutate, e la riprendo fra poco.
Vale la pena dirlo senza enfasi: non è un cambio di stile, è la prima revisione seria dopo vent’anni di 22.05. La ragione per cui esiste la 06 è che il modo in cui la testa si fa male in moto non è quello che si riusciva a riprodurre nel 2000.
Il tuo casco 22.05 è ancora legale (e perché tante guide dicono il contrario)
Questa è la domanda che gira di più, e la risposta breve è: sì, puoi continuare a usarlo.
Il passaggio alla 22.06 riguarda l’immissione sul mercato, non l’uso. Dal gennaio 2024 i caschi nuovi in vendita devono essere omologati secondo la serie 06; chi ha già un 22.05 non è tenuto a buttarlo. La federazione europea dei motociclisti FEMA lo sottolinea citando il regolamento stesso, dove si legge che le Parti contraenti «possono» vietare la vendita dei caschi non conformi alla serie 06: è una facoltà lasciata ai singoli Stati, non un divieto d’uso automatico.
E qui torna utile la formula dell’articolo 171: «conforme ai tipi omologati». Un casco 22.05 è un tipo omologato — la sua omologazione non viene ritirata retroattivamente. Chi lo indossa non sta violando il comma 1.
Detto questo, una precisazione onesta: legale non è sinonimo di equivalente. Un 22.05 supera prove che oggi sono considerate incomplete. Se il tuo casco ha già qualche anno e stai valutando se cambiarlo, la serie di omologazione è un argomento in più — ma è un argomento di sicurezza, non un obbligo di legge.
Cosa si rischia davvero senza un casco conforme
Qui c’è la parte che quasi tutte le guide sul casco raccontano a metà, perché si sono fermate al 2024.
| Violazione | Sanzione pecuniaria | Cosa succede al mezzo e alla patente |
|---|---|---|
| Guidare, o trasportare qualcuno, senza casco o con casco non conforme ai tipi omologati (art. 171 c. 1 e 2) | da 83 a 332 euro | Fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni; 90 giorni se nel biennio è la seconda volta con lo stesso mezzo |
| Casco indossato ma non allacciato regolarmente | stessa sanzione: è la stessa violazione del comma 1 | idem |
| Importare, produrre per la vendita o commercializzare caschi non omologati (art. 171 c. 4) | da 866 a 3.464 euro | Sequestro e confisca dei caschi (è la filiera commerciale, non il motociclista fermato per strada) |
A questo si aggiunge la decurtazione di 5 punti dalla patente, indicata dalle tabelle di settore per la violazione dell’art. 171.
La novità che quasi nessuno riporta: la sospensione breve
Dal 14 dicembre 2024, con l’entrata in vigore della legge 177/2024, il Codice della Strada ha un nuovo articolo 218-ter: la sospensione breve della patente. Non è la vecchia sospensione decisa dal Prefetto: scatta subito, al momento della contestazione, e nell’elenco delle violazioni che la fanno scattare c’è l’articolo 171 comma 2 — cioè il casco.
Funziona così:
- si applica a chi, in quel momento, ha meno di 20 punti sulla patente;
- dura 7 giorni se i punti residui sono fra 10 e 19;
- dura 15 giorni se i punti residui sono meno di 10;
- è raddoppiata se dalla violazione è derivato un incidente stradale.
Serve l’identificazione certa del conducente, quindi parliamo di controlli su strada, non di rilevamenti automatici. Ma il senso della modifica è chiaro: guidare senza casco non è più solo una questione di multa e di fermo del mezzo, è una violazione che può lasciarti a piedi anche in auto per due settimane.
Perché nel 2026 gli importi delle multe sono fermi
Se hai letto altrove «importi aggiornati 2026», vale la pena sapere come funziona il meccanismo.
L’articolo 195 comma 3 del Codice della Strada prevede che gli importi delle sanzioni vengano aggiornati ogni due anni in base alla variazione ISTAT del biennio precedente. Quell’aggiornamento, però, è stato sospeso tre volte di fila: dopo i rinvii del 2024 e del 2025, il decreto Milleproroghe approvato l’11 dicembre 2025 lo ha congelato anche per il 2026.
Il decreto ministeriale con i nuovi importi va adottato entro il 1° dicembre 2026 e si applicherà dal 1° gennaio 2027, calcolato sull’intera variazione ISTAT del biennio 2025-2026.
Tradotto: gli 83–332 euro dell’articolo 171 sono i valori validi oggi, e restano tali fino a fine anno. Le cifre che trovi con la dicitura «aggiornate al 2026» sono le stesse di due anni fa — cosa che, dopo tre proroghe, è più una notizia che un dettaglio.
Adesivi, action cam e interfoni: quando l’omologazione decade
Questa è la parte dove la 22.06 cambia le carte in tavola in modo poco pubblicizzato.
La serie 06 ha introdotto il test degli accessori insieme al casco. La conseguenza la sintetizza FEMA in una riga: restano validi ai fini dell’omologazione solo gli accessori testati durante la procedura di omologazione. Tutto quello che monti dopo, e che non era previsto, esce dal perimetro di ciò che è stato certificato.
In pratica:
- Restano dentro gli accessori integrati in fabbrica e quelli predisposti dal costruttore, indicati come compatibili nel manuale del casco: attacchi per interfono progettati per quel modello, visiere e visierini originali.
- Escono fuori gli attacchi incollati non previsti, gli interfoni universali installati forando o modificando la calotta, le visiere aftermarket non omologate per quel casco, e — punto che sorprende molti — vernici e adesivi applicati sulla calotta, che possono interagire chimicamente con i materiali.
Non esiste un’infrazione specifica «action cam sul casco» nel Codice della Strada. Il rischio è a monte: se una modifica fa decadere l’omologazione, quel casco non è più «conforme ai tipi omologati» ai sensi dell’articolo 171 — e la sanzione è quella della tabella qui sopra.
La regola pratica è semplice: prima di incollare qualcosa sulla calotta, apri il manuale del casco e guarda cosa il costruttore dichiara compatibile.
Il casco «scade»? La legge dice no, i costruttori dicono cinque anni
Non esiste, in Italia, una scadenza di legge del casco. L’articolo 171 parla di conformità ai tipi omologati, non di anni: la data di produzione non compare da nessuna parte fra i requisiti per circolare.
Esiste però una raccomandazione dei costruttori, e converge intorno ai cinque anni dall’acquisto — AGV, per esempio, suggerisce di sostituire il casco almeno ogni cinque anni. Il motivo non è burocratico: con il tempo l’imbottitura si compatta e perde la capacità di trattenere la testa, gli adesivi e le colle che tengono insieme i vari strati si degradano, la calotta invecchia anche senza aver mai preso un colpo.
Quanto duri davvero dipende da come lo tratti: chilometri percorsi, esposizione al sole, come lo conservi e come lo trasporti. Un casco lasciato appeso allo specchietto sotto il sole per un’estate intera invecchia più in fretta di uno tenuto in casa.
Quando va cambiato comunque, prima dei cinque anni
- Dopo una caduta o un urto, anche apparentemente banale. Il polistirolo interno assorbe l’energia deformandosi: una volta compresso non torna com’era, e il danno non si vede da fuori.
- Se la calotta ha crepe, anche sottili.
- Se il cinturino o la chiusura sono danneggiati: è il sistema che tiene il casco in testa, ed è dove sta anche l’etichetta di omologazione.
- Se l’imbottitura è compattata e il casco balla: un casco che si muove non lavora come dovrebbe.
- Se la visiera è rigata al punto da disturbare la visione, soprattutto di notte o sotto la pioggia.
Cosa guardare prima di comprarne uno
Al netto delle preferenze su forma, peso e rumorosità, ci sono cinque controlli che si fanno in trenta secondi e che valgono per qualsiasi fascia di prezzo.
- L’etichetta esiste ed è cucita al cinturino, non stampata sulla scatola.
- Il numero di omologazione comincia per 06. Su un casco nuovo, oggi, non c’è motivo di accontentarsi di altro.
- La lettera è quella che ti aspetti. Se compri un modulare e ci trovi NP, sai che la mentoniera è estetica.
- L’anno di produzione è coerente con quello che stai pagando: un fondo di magazzino non è un affare se ha già consumato metà della sua vita utile in uno scaffale.
- Il manuale elenca gli accessori compatibili. Se hai un interfono, verifica lì se è previsto, prima di comprarlo.
Il casco è l’unico pezzo di equipaggiamento che il Codice della Strada impone durante la marcia, ma è il primo di un insieme: sul resto — giacca, guanti, protezioni, stivali — ho scritto una guida dedicata all’abbigliamento tecnico, e il controllo del casco rientra anche nella checklist da fare prima di partire.
Tenere il conto di ciò che scade davvero
Il casco è l’unica cosa, fra quelle che riguardano la moto, che non ha una scadenza scritta da nessuna parte: c’è solo la data di acquisto e la memoria di chi lo indossa. Tutto il resto — revisione, bollo, assicurazione, tagliando, gomme — ha date precise, e sono esattamente le cose che si dimenticano.
Io RideLog l’ho costruito per quello: registra i viaggi da solo, senza pulsanti start e stop, tiene il conto di rifornimenti e consumi reali e manda i promemoria per tagliando, gomme, assicurazione e bollo. Ogni moto ha la sua scheda, quindi se ne hai più di una non si mescolano. E i dati restano sul telefono: nessun server, nessun cloud, funziona anche offline.
Un promemoria dedicato al casco non c’è: le scadenze gestite sono quelle sopra. Ci sono però i chilometri, ed è il numero che manca quasi sempre a chi si chiede se sia ora di cambiarlo: cinque anni di uso saltuario e cinque anni da trentamila chilometri l’anno non sono la stessa cosa. Quando ti servono, i dati escono in PDF o CSV.
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Domande frequenti
Come faccio a sapere se il mio casco è omologato?
Cerca l’etichetta cucita sul cinturino o alla sua base: deve riportare la lettera E in un cerchio con il numero del Paese che ha rilasciato l’omologazione, il numero di omologazione (le prime due cifre indicano la serie: 05 o 06), la lettera del tipo di casco e un numero di serie. Se quell’etichetta non c’è, il casco non è conforme ai tipi omologati richiesti dall’articolo 171.
Posso ancora usare un casco ECE 22.05 nel 2026?
Sì. Il passaggio alla serie 06 riguarda la vendita dei caschi nuovi, non l’uso di quelli già posseduti: un 22.05 resta un tipo omologato e indossarlo non è sanzionabile. Non puoi però comprarne uno nuovo: dal 2024 i caschi in commercio devono essere omologati 22.06.
Quanto costa la multa se guido senza casco o con un casco non omologato?
La sanzione dell’articolo 171 comma 2 va da 83 a 332 euro, con fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni (90 alla seconda violazione nel biennio) e decurtazione di 5 punti. Dal dicembre 2024 si aggiunge la sospensione breve della patente prevista dall’articolo 218-ter per chi ha meno di 20 punti: 7 giorni fra 10 e 19 punti, 15 giorni sotto i 10, raddoppiati in caso di incidente.
Il casco moto ha una scadenza?
Non per legge: nessuna norma italiana fissa una data oltre la quale il casco non può più essere usato. I costruttori raccomandano la sostituzione dopo circa cinque anni dall’acquisto, perché imbottitura, colle e materiali si degradano nel tempo. Dopo una caduta va sostituito comunque, anche se sembra intatto.
Montare una action cam o un interfono sul casco fa perdere l’omologazione?
Con la ECE 22.06 gli accessori vengono testati insieme al casco: restano coperti dall’omologazione solo quelli previsti dal costruttore e indicati come compatibili nel manuale. Attacchi incollati, modifiche alla calotta, vernici e adesivi non previsti fanno uscire il casco dal perimetro di ciò che è stato certificato.
Cosa significano le lettere P, J e NP sull’etichetta?
J indica un casco senza protezione del mento (il jet), P una mentoniera protettiva testata come tale, NP una parte inferiore che copre il viso ma non protegge il mento e che deve riportarne l’avvertenza. P/J indica un modulare omologato in entrambe le configurazioni, aperta e chiusa.
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