C’è un momento preciso in cui la moto in garage smette di essere «vecchia» e diventa qualcos’altro. Sulla carta è una data; nella pratica è il giorno in cui scopri che quel mezzo può costare molto meno di bollo, avere una polizza dedicata e viaggiare con regole sue.
Il problema è che per arrivarci bisogna attraversare un campo minato di termini usati male. Moto storica e «moto d’epoca» vengono trattati come sinonimi praticamente ovunque, e non lo sono: nel Codice della Strada indicano due cose diverse, e una delle due non può nemmeno circolare. Da lì in poi si accumulano gli equivoci: i vent’anni che in realtà sono due soglie distinte, il certificato che da solo non serve a niente, lo sconto sul bollo che in una Regione è il 50% e in un’altra è il 100%.
Sotto trovi la mappa: quando una moto diventa storica davvero, quali registri contano, cosa cambia sul bollo a venti e a trent’anni, quanto costa entrare e quali vantaggi ci sono oltre a quello fiscale.
«Moto d’epoca» e «moto storica» sono due cose diverse
Il punto di partenza è l’articolo 60 del Codice della Strada, che mette entrambe nella categoria dei «veicoli con caratteristiche atipiche» e poi le separa nettamente.
I veicoli d’epoca sono, testualmente, quelli «cancellati dal P.R.A. perché destinati alla loro conservazione in musei» o in luoghi pubblici e privati, e che non sono più adeguati nei requisiti, nei dispositivi e negli equipaggiamenti richiesti oggi. Non sono più iscritti al Pubblico Registro Automobilistico: sono passati al Centro storico del Dipartimento trasporti terrestri. E la conseguenza è quella che quasi nessuno scrive: la loro circolazione «può essere consentita soltanto in occasione di apposite manifestazioni o raduni autorizzati». Fuori da quelle occasioni, sulla strada non ci vanno.
I veicoli di interesse storico e collezionistico sono un’altra categoria: quelli iscritti in uno dei registri che la legge elenca — ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI — e che «possono circolare sulle strade purché posseggano i requisiti previsti per questo tipo di veicoli». Targa, assicurazione, revisione, uso normale.
Tradotto: se hai una moto del 1978 che tieni in ordine, la assicuri e la porti fuori la domenica, quella è una moto di interesse storico e collezionistico. Se la chiami «moto d’epoca» ti capiscono tutti, ma il termine tecnico indica il mezzo radiato e fermo. È una distinzione che sembra pedanteria finché non ti trovi a leggere una norma o a compilare una pratica: lì i due mondi hanno regole opposte.
Se invece il tuo interesse è la parte bella — cercarla, rimetterla in strada, portarla ai raduni — quella storia sta nella guida al restauro e alla manutenzione delle moto d’epoca. Qui si parla di carte, soglie e tributi.
I due orologi: vent’anni e trent’anni non si contano allo stesso modo
Questa è la parte in cui si sbaglia di più, perché nella stessa legge convivono due criteri diversi.
- Vent’anni è la soglia d’ingresso ai registri storici e alla fascia di bollo ridotto. Per il bollo, la norma parla di «anzianità di immatricolazione compresa tra i venti e i ventinove anni».
- Trent’anni è la soglia dell’esenzione piena dal bollo. Qui la norma parla di «trentesimo anno dalla loro costruzione».
Immatricolazione in un caso, costruzione nell’altro. Su una moto uscita di fabbrica a settembre e immatricolata a marzo dell’anno dopo, la differenza è di mesi veri: abbastanza per far saltare un beneficio se guardi la data sbagliata.
| Età della moto | Cosa scatta | Data di riferimento |
|---|---|---|
| Meno di 20 anni | Niente di specifico: bollo pieno, regole ordinarie | — |
| Da 20 a 29 anni | Iscrizione ai registri possibile; riduzione del bollo (almeno 50%) con certificato annotato | Prima immatricolazione |
| Dai 30 anni | Esenzione dal bollo; se circola, tassa forfettaria | Costruzione |
Un’avvertenza onesta: alcune Regioni, nelle proprie delibere, usano formulazioni diverse — la Lombardia, per esempio, per la sua esenzione parla di «compimento del 20° anno dalla costruzione». Prima di dare per scontata una data, vale la pena verificarla con l’ente che riscuote il bollo dove risiedi.
Per una moto i registri utili sono due: ASI e FMI
La legge elenca cinque enti, ma tre sono registri di marca automobilistica. Per chi ha due ruote la scelta pratica è fra l’Automotoclub Storico Italiano (ASI) e il Registro Storico della Federazione Motociclistica Italiana (FMI).
Fanno la stessa cosa dal punto di vista normativo — entrambi rilasciano il certificato che la legge riconosce — ma ci si arriva per strade diverse, e cambia il contorno di servizi.
Registro Storico FMI: la via federale
L’FMI ammette all’iscrizione i motocicli al compimento del ventesimo anno di età dalla data di costruzione, precisando che giorno e mese sono determinanti: non basta l’anno solare. Il mezzo dev’essere «completamente originale e ben restaurato, o in ottimo stato», e chi presenta la domanda dev’essere tesserato FMI per l’anno in corso e proprietario del veicolo.
La pratica si fa dall’area personale sul sito della Federazione: si aggiunge il veicolo, si allegano le fotografie richieste, copia del documento di proprietà e del documento d’identità. A fine percorso arrivano il certificato di iscrizione e il Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica.
ASI: la via del club
Con l’ASI il percorso passa da un club federato. Ci si iscrive come socio, il club organizza la verifica tecnica del mezzo — si guarda l’originalità e lo stato di conservazione, quindi telaio, motore, serbatoio, sella, manubrio e ruote devono essere quelli giusti o sostituiti con parti identiche o coerenti con la versione di serie — e poi inoltra la pratica all’ASI per l’approvazione.
Anche qui la soglia è di vent’anni. La differenza sostanziale rispetto all’FMI è il contesto: l’ASI è trasversale (auto e moto, con una rete di club territoriali molto ampia), l’FMI è verticale sul motociclismo e porta con sé la convenzione assicurativa dedicata di cui parlo più avanti.
Il certificato da solo non basta: serve l’annotazione
Ecco il passaggio che fa perdere il beneficio a chi ha fatto tutto il resto.
Il Certificato di Rilevanza Storica (CRS) è il documento previsto dall’articolo 4 del decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 e rilasciato dagli enti che il Codice della Strada riconosce. Ma la norma sul bollo ridotto aggiunge una condizione precisa: il beneficio spetta «qualora tale riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione».
Quindi il CRS va portato alla Motorizzazione Civile o a uno Sportello Telematico dell’Automobilista e fatto annotare sul documento di circolazione — che dal 1° ottobre 2021 è il Documento Unico, come racconto nella guida al passaggio di proprietà della moto. Finché quell’annotazione non c’è, per l’amministrazione la moto è un mezzo qualunque della sua età, e il bollo resta pieno.
Due dettagli pratici che vale la pena conoscere prima:
- Alcune Regioni fissano una finestra temporale per l’annotazione (la Lombardia chiede che avvenga entro i tre mesi successivi). Non è un adempimento da rimandare a tempo indeterminato.
- Se la moto cambia proprietario, l’agevolazione non si eredita da sola: la Lombardia, per esempio, mette nero su bianco che dopo un passaggio è il nuovo intestatario a dover far annotare il certificato per conservarla. È una delle cose che chi compra una storica scopre con mesi di ritardo, quindi conviene chiederlo alla propria Regione prima di dare per scontato il beneficio.
Bollo: cosa cambia a trent’anni
Dai trent’anni la moto è esente dal pagamento delle tasse automobilistiche. Lo dice l’articolo 63 della legge 342/2000: «Sono esentati dal pagamento delle tasse automobilistiche i veicoli ed i motoveicoli, esclusi quelli adibiti ad uso professionale, a decorrere dall’anno in cui si compie il trentesimo anno dalla loro costruzione».
Rileggi la frase, perché contiene la notizia: non è scritto da nessuna parte che serva l’iscrizione a un registro storico. L’esenzione ultratrentennale si regge sull’età del veicolo. Molte guide in circolazione raccontano che a trent’anni bisogna essere iscritti ad ASI o FMI per smettere di pagare — il testo della norma non lo chiede, e le pagine ufficiali delle Regioni che ho consultato (Emilia-Romagna e Veneto) riportano lo stesso requisito senza tirare in ballo alcun registro.
L’unica esclusione esplicita riguarda i veicoli adibiti a uso professionale.
Attenzione però a non confondere il bollo con il resto della fiscalità del mezzo: sull’imposta che si paga quando la moto cambia intestatario le storiche hanno un trattamento tutto loro, ed è un capitolo a parte che ho già affrontato nell’articolo sul passaggio di proprietà.
Bollo: cosa cambia a vent’anni (e perché dipende da dove abiti)
Per la fascia 20-29 anni la regola nazionale prevede una riduzione del 50% della tassa automobilistica. Serve però la combinazione completa: anzianità di immatricolazione fra i venti e i ventinove anni, certificato di rilevanza storica rilasciato da uno degli enti riconosciuti, e il riconoscimento annotato sul documento di circolazione.
Solo che il bollo è un tributo regionale, e quel 50% è il pavimento, non il tetto. Le Regioni possono fare di più, e alcune lo fanno:
| Dove | Trattamento nella fascia 20-29 anni |
|---|---|
| Regola nazionale | Riduzione del 50% |
| Lombardia | Esenzione totale dal 1° gennaio 2022 per i veicoli iscritti nei registri riconosciuti con certificato annotato |
| Veneto | Riduzione del 75% dal 1° gennaio 2023 |
La Lombardia, tra l’altro, allarga anche l’elenco degli enti che riconosce ai propri fini fiscali, includendo il Registro ACI Storico e il Registro Italiano Veicoli Storici oltre ai cinque del Codice della Strada.
Il senso pratico è semplice: non esiste “il” bollo delle moto storiche. Prima di decidere se l’iscrizione conviene, la domanda giusta non è «quanto si risparmia» ma «quanto si risparmia nella mia Regione». Due moto identiche, stessa età, due residenze diverse: una paga metà bollo, l’altra zero.
Se la moto esente circola, qualcosa si paga
L’esenzione ultratrentennale riguarda la tassa di possesso. Se poi la moto va davvero su strada, entra in gioco una tassa di circolazione forfettaria annua.
La legge del 2000 la fissava in ventimila lire per i motoveicoli e cinquantamila per gli autoveicoli — cioè 10,33 € e 25,82 €. Gli importi che le Regioni applicano oggi sono aggiornati: Emilia-Romagna e Veneto indicano entrambe 11,36 € per i motoveicoli e 28,40 € per gli autoveicoli.
Undici euro e spiccioli l’anno contro il bollo pieno di una moto di media cilindrata: è la differenza fra una voce di spesa e un arrotondamento. Ma resta una scadenza da ricordare, esattamente come quella ordinaria di cui parlo nella guida su quando si paga il bollo della moto.
Quanto costa entrare
Qui bisogna essere onesti sul livello di precisione: quote associative e diritti cambiano ogni anno e da club a club, quindi ha senso ragionare per ordini di grandezza e verificare i numeri esatti sulla circolare in corso o direttamente col club.
| Voce | Ordine di grandezza | Note |
|---|---|---|
| Tessera FMI | ~70 € l’anno | Requisito per accedere al Registro Storico FMI |
| Quota Registro Storico FMI | ~80 € | Per l’iscrizione del veicolo |
| Quota associativa ASI | ~41 € l’anno | Più la quota del club federato |
| Quota club federato ASI | 50-80 € l’anno | Varia molto da club a club |
| Certificato di rilevanza storica | 30-50 € | Prima emissione |
| Annotazione sul documento | Diritti di Motorizzazione/STA | Da verificare allo sportello |
Il primo anno, sommando tessera o quote associative, iscrizione del veicolo e certificato, si sta indicativamente fra i centoventi e i centosettanta euro, a seconda della strada scelta e soprattutto di quanto chiede il club; dagli anni successivi resta il rinnovo associativo. Sono cifre orientative: le tratto come tali, e prima di muoverti conviene farsele confermare.
Il conto della convenienza è presto fatto. Se la moto ha più di trent’anni, l’esenzione dal bollo ce l’hai già gratis: l’iscrizione a un registro la fai per gli altri vantaggi, non per quello fiscale. Se invece è nella fascia 20-29, il risparmio annuo sul bollo va confrontato con la quota — e in una Regione che concede l’esenzione totale il conto torna molto più in fretta.
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Assicurazione: perché una storica costa meno
Le polizze per veicoli storici partono da un presupposto attuariale semplice: una moto di trent’anni tenuta bene fa pochi chilometri, esce col bello, e chi la guida di solito ha esperienza e un secondo mezzo per tutti i giorni. Meno esposizione, meno rischio, premio più basso.
I requisiti che le compagnie chiedono girano quasi sempre attorno agli stessi punti: almeno vent’anni di età del mezzo, iscrizione a un registro riconosciuto — per le moto, ASI o FMI — la verifica tecnica con il relativo certificato, e la conservazione conforme all’originale. Molte polizze aggiungono un requisito sul conducente, spesso un’età minima di 23 anni compiuti.
Chi si iscrive al Registro Storico FMI accede alla convenzione FMI-Marsh, riservata ai tesserati. Fra le condizioni che la Federazione elenca ufficialmente: nessuna distinzione tariffaria fra motocicli e ciclomotori, nessuna limitazione per i conducenti sotto i 25 anni, nessuna franchigia in caso di sinistro e copertura valida 24 ore su 24 per l’intera annualità. Le tariffe pubblicate variano per area geografica e numero di veicoli assicurati, e sono quelle in vigore dal 1° maggio 2025: per il preventivo aggiornato il riferimento resta la Federazione.
Un avvertimento che vale sempre, storica o no: il premio più basso non è automaticamente la polizza giusta. Su una moto che vale più del suo valore di mercato — e una storica ben tenuta è spesso in quella condizione — le voci da guardare sono massimali, formula di guida e come viene stabilito il valore in caso di danno totale. Sul tema dei premi e di come si muovono ho scritto una guida dedicata al risparmio sull’assicurazione della moto.
Revisione: qui non cambia niente
Il mito più diffuso è che le moto storiche siano esentate dalla revisione o che debbano farla ogni anno. Nessuna delle due.
Una moto di interesse storico e collezionistico segue la cadenza biennale come qualunque altra moto: la periodicità è la stessa che trovi nella guida su ogni quanto va fatta la revisione della moto. L’essere iscritta a un registro non sospende l’obbligo, non lo dirada e non lo trasforma in una formalità.
Sul dove farla, negli ultimi anni c’è stata un’apertura verso i centri e le officine autorizzate anche per i mezzi più datati, mentre resta il passaggio alla Motorizzazione nei casi in cui la moto non può essere provata sui banchi dinamometrici. Su questo punto la prassi non è uniforme: se hai un mezzo particolarmente vecchio, una telefonata al centro revisioni prima di presentarti ti risparmia un viaggio.
Va da sé che una moto di trent’anni arriva alla revisione con margini più stretti di una recente. Freni, impianto luci, gioco dei comandi, stato delle gomme: sono i punti su cui si gioca l’esito, e sono gli stessi della checklist di meccanica di base.
I vantaggi di cui non parla quasi nessuno
Il bollo si prende tutta l’attenzione, ma l’iscrizione a un registro apre altre porte. Questi sono i benefici che la Federazione elenca ufficialmente per i veicoli iscritti al proprio Registro Storico:
- Niente obbligo di luci accese di giorno. L’articolo 152 del Codice della Strada impone a motocicli e ciclomotori i proiettori anabbaglianti anche nei centri abitati, ma fa eccezione proprio per i veicoli di interesse storico e collezionistico. Su una moto con impianto elettrico d’epoca e generatore risicato non è un dettaglio estetico: è meno carico su un circuito che non è stato progettato per reggerlo. Per chi non rientra nell’eccezione, la sanzione va da 41 a 169 €.
- Accesso a zone interdette ai veicoli non catalizzati. È il vantaggio che cambia la vita a chi vive in una città con blocchi del traffico: una moto degli anni Ottanta senza catalizzatore, senza riconoscimento, in certi giorni resta ferma.
- Re-immatricolazione di motoveicoli radiati conservando la targa originaria. Se hai recuperato una moto uscita dai registri, questa è la strada per riportarla in strada senza perderne l’identità. È una pratica, non un automatismo: va istruita.
Cinque cose che si leggono in giro e non sono vere
«A trent’anni devi essere iscritto ad ASI o FMI per non pagare il bollo.» L’articolo 63 della legge 342/2000 lega l’esenzione all’età del veicolo, non all’iscrizione.
«Moto d’epoca e moto storica sono la stessa cosa.» Sono due categorie distinte dell’articolo 60 del Codice della Strada, e quella “d’epoca” in senso tecnico è la moto radiata, che circola solo in manifestazioni autorizzate.
«Ho il certificato, quindi ho lo sconto.» Il certificato va annotato sul documento di circolazione. Senza annotazione, il beneficio non scatta.
«Le storiche non fanno la revisione.» La fanno, con la stessa cadenza biennale delle altre moto.
«Con vent’anni non si paga il bollo.» Dipende dalla Regione. La regola nazionale è una riduzione del 50%; l’esenzione piena a vent’anni esiste, ma è una scelta di alcune Regioni, non un diritto generale.
Conviene? Dipende da tre numeri
Prima di mettersi in fila per una pratica, ci sono tre cose da guardare, in quest’ordine.
L’età esatta della moto, con la data giusta: costruzione per la soglia dei trent’anni, prima immatricolazione per la fascia 20-29. Il libretto ce l’ha scritto.
La Regione di residenza. È la variabile che sposta di più: fra un 50% e un’esenzione totale, sulla stessa moto, il conto cambia del doppio.
Cosa ti serve davvero. Se cerchi solo il risparmio sul bollo e la moto ha superato i trent’anni, l’iscrizione non ti serve: l’esenzione ce l’hai per legge. Se invece ti interessano la polizza dedicata, l’accesso alle zone a traffico limitato o la reimmatricolazione di un mezzo radiato, allora il registro è l’unica strada.
Qualunque sia la risposta, resta il lavoro noioso: sapere quando scadono bollo, assicurazione e revisione, quanto è costato l’ultimo tagliando, quanti chilometri fai davvero in un anno con un mezzo che tieni per passione. Sono esattamente i numeri che servono per decidere se una pratica si ripaga — e sono anche quelli che, senza un posto dove annotarli, si perdono.
Io RideLog l’ho costruito per questo: registra i viaggi da solo, tiene il conto di rifornimenti e spese, e ricorda le scadenze di bollo, assicurazione, tagliando e gomme. Ogni moto ha la sua scheda, quindi la storica e quella di tutti i giorni restano separate. E i dati non escono dal telefono: nessun server, nessun cloud, funziona anche offline. Quando ti servono, esci con un PDF o un CSV.
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Domande frequenti
Da quanti anni una moto è considerata storica?
Dai vent’anni può essere iscritta ai registri riconosciuti e rientra nella fascia di bollo ridotto (contando dalla prima immatricolazione). Dai trent’anni dalla costruzione scatta l’esenzione dal bollo prevista dalla legge 342/2000.
Devo iscrivermi ad ASI o FMI per non pagare il bollo sulla mia moto di trent’anni?
No. L’esenzione ultratrentennale è legata all’età del veicolo, non all’iscrizione a un registro. L’iscrizione serve per la fascia 20-29 anni e per gli altri vantaggi: polizza dedicata, deroga sulle luci diurne, accesso alle zone interdette ai non catalizzati, reimmatricolazione con targa originaria.
Qual è la differenza fra moto d’epoca e moto di interesse storico?
La moto d’epoca, nel senso dell’articolo 60 del Codice della Strada, è cancellata dal PRA e destinata alla conservazione: può circolare solo in occasione di manifestazioni o raduni autorizzati. La moto di interesse storico e collezionistico è iscritta a uno dei registri riconosciuti e circola normalmente.
Il certificato di rilevanza storica basta per avere lo sconto sul bollo?
No. La norma richiede che il riconoscimento di storicità sia riportato sul documento di circolazione: va fatto annotare alla Motorizzazione o a uno Sportello Telematico dell’Automobilista.
Quanto si paga di bollo con una moto ultratrentennale?
La tassa di possesso non si paga. Se la moto circola su strada pubblica è dovuta una tassa di circolazione forfettaria annua: la legge del 2000 la fissava in 10,33 € per i motoveicoli, e le Regioni applicano oggi importi aggiornati (Emilia-Romagna e Veneto indicano 11,36 €).
Una moto storica deve fare la revisione?
Sì, con la stessa cadenza biennale delle altre moto. L’iscrizione a un registro storico non comporta esenzioni né una periodicità diversa.
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