125 con patente B: cosa puoi guidare davvero e cosa dice la legge
Viaggiare in moto Pubblicato il 27 Luglio 2026 di Dimitri

125 con patente B: cosa puoi guidare davvero e cosa dice la legge

Guidare un 125 con patente B è il modo di salire su due ruote senza rifare un esame. Hai la patente dell’auto in tasca da anni, il traffico ti ha stancato, e da qualche parte hai letto che con quella patente lì un centoventicinque lo puoi portare. È vero. Ma quasi nessuno ti dice da dove arriva quel permesso, e quel dettaglio cambia tre cose concrete: quali moto puoi guidare, dove puoi guidarle, e cosa rischi il giorno in cui esageri.

Perché la regola non è scritta dove tutti la cercano. Non è nella riga del Codice della Strada che descrive la patente B: quella parla soltanto di automobili. È nascosta in una tabella allegata a un decreto del 2011, e in quella tabella ci sono tre date che dividono i titolari di patente B in tre gruppi con diritti diversi. Uno di questi gruppi può guidare qualsiasi moto senza aver mai fatto un esame di guida su due ruote.

Sotto trovi cosa dice davvero la norma, come si legge sulla tua patente a quale gruppo appartieni, cosa è cambiato in autostrada dal dicembre 2024, e perché sforare i limiti non produce una multa ma un procedimento penale.

La patente B non contiene i motocicli: il permesso arriva da un’altra parte

Il primo posto in cui guardare è l’articolo 116 del Codice della Strada, comma 3, che elenca le categorie di patente e cosa abilitano a guidare. La lettera f) è quella della categoria B, e dice: «autoveicoli la cui massa massima autorizzata non supera 3500 kg e progettati e costruiti per il trasporto di non più di otto persone oltre al conducente».

Autoveicoli. Rimorchi. Nient’altro. In tutta la lettera dedicata alla patente B la parola «motociclo» non compare mai.

I 125 stanno invece nella lettera b), quella della categoria A1: «motocicli di cilindrata massima di 125 cm³, di potenza massima di 11 kW e con un rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg», più «tricicli di potenza non superiore a 15 kW».

Quindi come fa un titolare di patente B a guidare legalmente un veicolo che il suo titolo non nomina? Il ponte è un allegato: la tabella di equipollenza dell’Allegato VII del decreto legislativo 18 aprile 2011, n. 59, che stabilisce a quali categorie europee corrispondono le patenti rilasciate in Italia prima della riforma. È lì dentro che si trova la riga decisiva.

Non è un cavillo da azzeccagarbugli. Da quella collocazione discendono due conseguenze pratiche che tornano più avanti: la deroga vale solo sul territorio nazionale, perché è una regola di equipollenza interna e non un’estensione della categoria; e il suo contenuto dipende dalla data in cui hai preso la patente, perché una tabella di equipollenza fotografa i diritti acquisiti in momenti diversi.

Tre date, tre patenti B completamente diverse

Questa è la parte che manca in quasi tutte le guide sul tema. Le righe della categoria B nell’Allegato VII sono tre, e portano a tre esiti diversi:

La tua patente B è stata conseguita…Categorie equipollenti secondo l’Allegato VII
entro il 31 dicembre 1985AM – A1 – A2 – A – B1 – B
dal 1° gennaio 1986 al 25 aprile 1988AM – B1 – B e A1 – A2 – A *esclusivamente per la guida di motocicli sul territorio nazionale*
dal 26 aprile 1988 in poiAM – B1 – B e A1 *esclusivamente per la guida di motocicli sul territorio nazionale*

Leggile con attenzione, perché la differenza è enorme.

Chi ha una patente B conseguita entro il 1985 è equipollente alla categoria A: può guidare qualsiasi motociclo, di qualunque cilindrata, e in quella riga la limitazione «sul territorio nazionale» non c’è. Senza aver mai sostenuto una prova pratica in moto.

Chi l’ha conseguita fra il 1986 e il 25 aprile 1988 può ugualmente guidare qualsiasi motociclo — A1, A2 e A — ma solo in Italia.

Chi l’ha conseguita dal 26 aprile 1988 in poi, cioè la quasi totalità di chi sta leggendo, ha una sola equipollenza: A1, solo motocicli, solo in Italia. Il 125 e basta.

Se hai un genitore che gira in Guzzi da trent’anni sostenendo di non aver mai fatto l’esame della moto, non ti stava prendendo in giro.

La data che conta non è quella stampata sul fronte della patente

Qui casca metà delle persone che provano a verificare la propria posizione. Sulla tessera ci sono due date che sembrano dire la stessa cosa e non la dicono.

Il campo 4a è la data di rilascio del documento: cambia a ogni rinnovo, a ogni duplicato, a ogni cambio di residenza annotato. Se hai rinnovato la patente nel 2023, lì dentro c’è il 2023.

Il campo 10, sul retro, riporta invece — sono parole del decreto — «la data del primo rilascio per ciascuna categoria: questa data deve essere ritrascritta sulla nuova patente ad ogni ulteriore sostituzione o cambio».

È quella la data da guardare, sulla riga della B. Gira la patente, cerca la tabella con le categorie e scorri fino a trovare la B: il numero nella colonna 10 è il giorno in cui hai davvero conseguito la categoria, e quello decide in quale delle tre righe dell’Allegato VII ricadi. Un rinnovo non ti fa perdere nulla e non ti fa guadagnare nulla.

I tre numeri che definiscono un 125 «guidabile»

Ammesso di ricadere nel caso più comune — patente B dal 26 aprile 1988 in avanti — il veicolo deve rientrare nei limiti della categoria A1. I parametri sono tre, non uno:

  • cilindrata non superiore a 125 cm³;
  • potenza non superiore a 11 kW (circa 15 cavalli);
  • rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg.

Il terzo è quello che quasi nessuno cita, e ha una storia particolare. Lo schema di equipollenza riportato nel Prontuario delle violazioni al Codice della Strada distingue infatti fra due sottogruppi:

Patente B conseguita…Motocicli che abilita a guidare (sempre solo in Italia)
dal 26 aprile 1988 al 18 gennaio 2013motocicli con potenza massima non superiore a 11 kW e cilindrata non superiore a 125 cc
dal 19 gennaio 2013motocicli con potenza massima non superiore a 11 kW, cilindrata non superiore a 125 cc e rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg

Nella pratica quotidiana il terzo parametro raramente fa la differenza: un mezzo da 11 kW dovrebbe pesare meno di 110 kg per sforare, e i 125 stradali con quel peso e quella potenza sono rarità. Ma la lettura corretta è quella, ed è un’informazione che vale nel caso limite di un 125 da competizione alleggerito o di un elettrico molto leggero.

Un chiarimento che serve, perché è la domanda che arriva sempre: la cilindrata e la potenza devono valere entrambe. Un 150 cc depotenziato a 11 kW non è un veicolo A1, perché sfora la cilindrata. E un 125 che eroga 15 kW non lo è, perché sfora la potenza. I dati che contano sono quelli scritti sul documento di circolazione del mezzo, non quelli del depliant.

E i tricicli? Lì la regola cambia con l’età

Domanda ricorrente, perché gli scooter a tre ruote sono un classico di chi viene dall’auto. Lo stesso schema di equipollenza li tratta a parte, e li lega all’età di chi guida:

  • sotto i 21 anni: tricicli di potenza non superiore a 15 kW;
  • da 21 anni in su: tricicli anche di potenza superiore a 15 kW.

È la stessa logica dell’articolo 115 del Codice della Strada, che fissa a ventuno anni l’età minima per i tricicli cui abilita la patente A. Ed è anche l’origine di un equivoco che circola parecchio: i ventuno anni esistono davvero nella norma, ma riguardano i tricicli potenti, non i 125 a due ruote. Per quelli, ti basta avere la patente B — che si consegue a diciotto anni e non richiede alcuna anzianità.

Fuori dall’Italia la deroga non ti segue

La formula «esclusivamente per la guida di motocicli sul territorio nazionale» compare in tutte le righe rilevanti della tabella, e va presa alla lettera. È un’equipollenza interna: appena passi il confine, la tua patente torna a essere quello che dice il documento, cioè una B.

Il punto è che sulla tessera non c’è nulla che segnali quel diritto a un agente straniero. Il retro della tua patente riporta le categorie di cui sei titolare, e la A1 non è fra queste: l’abilitazione ai 125 esiste in una tabella italiana, non nel documento.

Lo stesso Prontuario, parlando delle patenti B più vecchie, indica cosa serve per esportare quel diritto: sostenere la prova pratica e ottenere un attestato multilingue oppure un duplicato della patente con l’indicazione della categoria. Tradotto per chi ha una patente post-1988: se il tuo progetto è caricare il 125 e attraversare un confine, la strada è prendere la A1 — non sperare che la deroga valga anche di là.

Vale la pena saperlo prima di programmare qualcosa, non alla frontiera. Se il viaggio è l’obiettivo, la guida completa ai viaggi in moto parte da presupposti diversi, e un 125 con una patente che vale solo in Italia non è il mezzo giusto per quel tipo di uscita.

In autostrada si può, ma la regola è nuova

Per anni la risposta è stata secca: il 125 in autostrada no. L’articolo 175 del Codice della Strada, comma 2 lettera a), esclude da autostrade e strade extraurbane principali «velocipedi, ciclomotori, motocicli di cilindrata inferiore a 150 centimetri cubici se a motore termico, ovvero di potenza inferiore a 11 kW se a motore elettrico». Un 125 stava sotto la soglia, e restava fuori.

Poi è arrivata la legge 25 novembre 2024, n. 177 — la stessa riforma del Codice che ha cambiato le regole sul casco — che con l’articolo 16 ha inserito nell’articolo 175 un comma 2-bis:

«In deroga a quanto previsto dal comma 2, lettera a), sulle autostrade e sulle strade di cui al comma 1 è consentita la circolazione dei motocicli di cilindrata non inferiore a 120 centimetri cubici se a motore termico ovvero di potenza non inferiore a 6 kW se a motore elettrico solo se condotti da un soggetto maggiorenne.»

Dal 14 dicembre 2024, quindi, un 125 termico entra in autostrada e sulle extraurbane principali — tangenziali e superstrade comprese — a una condizione: che al manubrio ci sia un maggiorenne. Chi guida con la patente B lo è per definizione, perché la B si consegue a diciotto anni.

È il tipo di novità che le guide scritte prima del 2025 non hanno ancora recepito, e infatti in giro si legge ancora la vecchia regola dei 150 cc. La soglia oggi è 120.

Discorso a parte se il mezzo è elettrico: lì la soglia è la potenza, e servono almeno 6 kW.

Se hai la patente da meno di tre anni

Due limitazioni da neopatentato si affacciano su questo terreno, e vale la pena separarle perché una riguarda il 125 e l’altra no.

La prima è la velocità. L’articolo 117 comma 2 stabilisce che «per i primi tre anni dal conseguimento della patente di categoria A2, A, B1 e B non è consentito il superamento della velocità di 100 km/h per le autostrade e di 90 km/h per le strade extraurbane principali». È un limite riferito a chi guida, non al mezzo: vale anche quando sei in sella. Su un 125, per la verità, è un limite che si autoregola da solo.

La seconda è il limite di potenza, e qui la lettura conta: l’articolo 117 comma 2-bis parla di autoveicoli con potenza specifica superiore a 75 kW per tonnellata, e di un tetto di 105 kW per le vetture di categoria M1. Riguarda le automobili. Non tocca i motocicli: un neopatentato B può salire su un 125 dal primo giorno, senza attendere il terzo anno.

Il passeggero: si può, con due condizioni

Portare qualcuno sul 125 è ammesso, ma solo se il mezzo è nato per due. Il posto passeggero deve risultare dal certificato di circolazione, e chi sale deve poter stare seduto in modo stabile ed equilibrato nella posizione prevista dalle attrezzature del veicolo — sella, maniglie, pedane. Uno scooter omologato per una persona resta per una persona, anche se fisicamente ci starebbero in due.

C’è poi un divieto secco, introdotto per la sicurezza dei più piccoli. L’articolo 170 comma 1-bis dice: «Sui veicoli di cui al comma 1 è vietato il trasporto di minori di anni cinque». Sotto i cinque anni non si sale in moto, punto, indipendentemente dalla cilindrata e dal casco.

Il resto — come sale, come si tiene, come cambia la frenata con settanta chili in più dietro — è materia che ho raccolto nell’articolo su come viaggiare in moto con un passeggero, e su un 125 conta il doppio: il margine di potenza per rientrare in corsia dopo un sorpasso, in due, semplicemente non c’è.

Se sfori i limiti non prendi una multa: prendi un processo

Questa è la parte che spinge la gente a fare l’esame della A1, quando la scopre.

L’idea diffusa è che guidare una moto più grossa con la sola patente B costi una sanzione salata ma amministrativa. Non è così. L’articolo 116 comma 15 dice: «Chiunque conduce veicoli senza aver conseguito la corrispondente patente di guida è punito con l’ammenda da 2.257 euro a 9.032 euro». Ammenda, non sanzione amministrativa: è una pena, e infatti lo stesso comma chiude precisando che «per le violazioni di cui al presente comma è competente il tribunale in composizione monocratica». In caso di recidiva nel biennio si aggiunge «la pena dell’arresto fino ad un anno».

E il veicolo? Il comma 17 prevede il fermo amministrativo per tre mesi, e in caso di recidiva la confisca amministrativa; se il fermo o la confisca non sono possibili, scatta la sospensione della patente posseduta da tre a dodici mesi.

Qualcuno obietterà che esiste una norma più mite per chi guida con una categoria inferiore: è il comma 15-bis, che punisce con una sanzione amministrativa da 1.021 a 4.084 euro e la sospensione da quattro a otto mesi. Ma quel comma contiene un elenco chiuso, e vale la pena leggerlo: il titolare di A1 che guida veicoli da A2, il titolare di A1 o A2 che guida veicoli da A, il titolare di B1, C1 o D1 che guida veicoli rispettivamente da B, C o D.

Il caso «patente B, moto oltre i 125» non è in quell’elenco. Perché il titolare di patente B, rispetto a un motociclo di 600 cc, non ha una categoria inferiore: non ha proprio la categoria. Ricade nel comma 15, esattamente come chi non ha mai preso una patente. Che le due situazioni fossero equiparate era già stato contestato davanti alla Corte costituzionale in un’ordinanza del 2002, con una questione di legittimità dichiarata inammissibile: la distinzione, in ogni caso, non c’è.

Vale la pena aggiungere una cosa che il Codice non dice ma la pratica sì: guidare un mezzo per cui non si è abilitati significa anche trovarsi con una copertura assicurativa da discutere con la compagnia nel momento peggiore, cioè dopo un incidente.

Quello che il 125 si porta dietro

Nessuna delle scadenze della moto guarda la cilindrata per decidere se esistere. Un 125 è un veicolo a tutti gli effetti, e il calendario è lo stesso di una grossa cilindrata, solo con cifre più basse:

  • Bollo: si paga in base ai kW, quindi su un 11 kW è una cifra modesta, ma va pagato — e le regole su scadenze e sanzioni sono le stesse di qualunque moto (come funziona il bollo moto).
  • Revisione: primo controllo dopo quattro anni dall’immatricolazione, poi ogni due (le scadenze della revisione moto).
  • Tagliando: sulle piccole cilindrate gli intervalli sono i più corti della categoria — spesso 5.000 o 6.000 km — e vengono ignorati proprio perché il mezzo sembra «piccolo» (ogni quanto va fatto il tagliando).
  • Assicurazione: il 125 ha la sua RCA, separata da quella dell’auto. Quando la stipuli, chiedi alla compagnia se puoi partire da una classe di merito già presente in famiglia invece che dalla classe d’ingresso: sulle cifre in gioco cambia parecchio (come si risparmia sul premio).
  • Casco: identico a quello di qualsiasi moto, e conforme ai tipi omologati. Se non sai leggere l’etichetta cucita sul cinturino, c’è scritto tutto qui.

Se il 125 è usato, poi, c’è il passaggio di proprietà — che sui motocicli ha una particolarità sull’imposta provinciale che vale la pena conoscere prima di trattare il prezzo.

E c’è la parte che non è burocrazia: gomme, pressioni, controlli prima di partire. Un 125 che fa città tutti i giorni consuma i pneumatici in modo diverso da una moto da weekend, e la pressione controllata ogni due settimane è la manutenzione con il rapporto costo-beneficio più alto che esista.

Perché un 125 vale la pena tracciarlo

Il mezzo piccolo è quello che si trascura di più. Costa poco, si usa tanto, e a fine anno nessuno sa quanto è costato davvero né quando è stato fatto l’ultimo tagliando.

RideLog l’ho costruito anche per questo. È l’app che uso per i miei mezzi: rileva i viaggi da sola, senza toccare start e stop — usa i sensori di movimento e il GPS del telefono per capire quando sei in sella — e tiene il registro dei rifornimenti, così il consumo reale non è una sensazione ma un numero. E gestisce più veicoli in parallelo: il 125 per la città e la moto del fine settimana restano due storie separate, ognuna con i suoi chilometri e i suoi costi.

Ci sono i promemoria per tagliando, gomme, assicurazione e bollo: li imposti una volta e non ti tocca più ricordartene. Sul 125, dove gli intervalli di manutenzione sono i più corti, è la funzione che rende di più.

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Domande frequenti

Che moto posso guidare con la patente B?

Se hai conseguito la patente B dal 26 aprile 1988 in poi, i motocicli di categoria A1: fino a 125 cm³ di cilindrata e 11 kW di potenza, con rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg per le patenti conseguite dal 19 gennaio 2013. Solo sul territorio italiano. Se invece la tua patente B è anteriore a quella data, l’equipollenza è più ampia: fino al 25 aprile 1988 comprende anche A2 e A, e per le patenti conseguite entro il 1985 senza limitazione territoriale.

Servono 21 anni o due anni di patente per guidare un 125 con la B?

No. Basta essere titolari della patente B, che si consegue a diciotto anni: la tabella di equipollenza non prevede né un’età superiore né un’anzianità minima di patente. I ventuno anni esistono nel Codice, ma riguardano i tricicli di potenza superiore a 15 kW.

Posso guidare un 125 all’estero con la patente B italiana?

No. L’equipollenza vale «esclusivamente per la guida di motocicli sul territorio nazionale», e la categoria A1 non compare sul documento: fuori dall’Italia hai una patente B e basta. Per guidare un 125 all’estero serve conseguire la A1.

Un 125 può andare in autostrada?

Sì, dal 14 dicembre 2024. Il comma 2-bis dell’articolo 175, introdotto dalla legge 177/2024, consente la circolazione su autostrade e strade extraurbane principali ai motocicli di cilindrata non inferiore a 120 cm³ — o di potenza non inferiore a 6 kW se elettrici — a condizione che siano condotti da un maggiorenne. Prima la soglia era 150 cm³.

Cosa rischio se guido una moto di cilindrata superiore con la sola patente B?

Non una multa: l’articolo 116 comma 15 prevede un’ammenda da 2.257 a 9.032 euro, competente il tribunale, con fermo amministrativo del veicolo per tre mesi e, in caso di recidiva nel biennio, arresto fino a un anno e confisca del mezzo. La sanzione amministrativa più mite del comma 15-bis riguarda un elenco chiuso di casi che non comprende la patente B verso le categorie moto.

Come faccio a sapere quando ho conseguito la patente B?

Guarda il retro della patente, nella tabella delle categorie: sulla riga della B, la colonna 10 riporta la data del primo rilascio di quella categoria, che viene ricopiata a ogni rinnovo o duplicato. È quella la data che decide la tua equipollenza, non il campo 4a sul fronte, che indica la data di emissione del documento in corso.

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