Itinerari moto Emilia Romagna: 7 percorsi tra Appennino, passi e Montefeltro
Viaggiare in moto Pubblicato il 18 Luglio 2026 di Dimitri

Itinerari moto Emilia Romagna: 7 percorsi tra Appennino, passi e Montefeltro

L’Emilia-Romagna si vende come Terra dei Motori: la Motor Valley di Ducati e Ferrari, il Misano dove a giugno 2026 è tornato il Mondiale Superbike, il Motor Valley Fest che a fine maggio ha riempito Modena. Ma i circuiti e i musei sono solo la vetrina. Dietro, verso il crinale, c’è un Appennino intero da piegare — dalla Val Trebbia, che Hemingway avrebbe chiamato la valle più bella del mondo, ai passi che scollinano in Toscana. Con un’avvertenza che nessuna brochure ti dà: alcune di queste valli, nel 2026, stanno ancora riaprendo dopo le alluvioni.

Cerca «itinerari moto Emilia Romagna» e trovi le solite liste che allineano gli stessi nomi senza dirti mai quale strada è ancora un cantiere dopo l’alluvione del 2023, quale «panoramica» in realtà si sale a piedi, quale sigla è cambiata da anni. Sotto trovi sette percorsi reali — dalla Val Trebbia al Montefeltro — con le sigle giuste, le quote, le stagioni e le insidie che di solito restano in fondo alla pagina.

Perché l’Emilia-Romagna in moto è tutto tranne che pianura

La cartolina dell’Emilia-Romagna è la Via Emilia dritta, la nebbia e la Bassa. In moto, però, quella parte la si attraversa in fretta: il bello comincia dove il terreno si alza. La regione è una lunga dorsale appenninica che corre da nord-ovest a sud-est, dal crinale piacentino al Montefeltro, e la si legge come una scala di valli parallele — Trebbia, Ceno, Taro, Secchia, Reno, Lamone, Savio, Marecchia — ognuna con la sua strada che risale il fiume fino a un valico che, quasi sempre, scollina in Toscana o in Liguria.

La conseguenza pratica è che qui il divertimento è verticale: si lascia la pianura, si punta al crinale, si valica e si scende dall’altra parte. A ovest, tra Piacenza e Modena, comandano i passi veri, quelli che superano i 1.000 e i 1.500 metri; a est, in Romagna, le quote calano ma le strade restano tortuose e vuote, e l’entroterra vale dieci volte più della riviera. Bologna sta nel mezzo, con il suo Appennino di boschi e memorie.

La seconda conseguenza è meno comoda, e in Emilia-Romagna conta più che altrove. Molte di queste valli sono state ferite dalle alluvioni del maggio 2023 e dell’autunno 2024: frane, ponti crollati, strade riaperte a metà. Nel 2026 le grandi arterie sono percorribili, ma su alcune restano cantieri e sensi unici alternati. Programmare un giro qui vuol dire una cosa in più rispetto ad altre regioni: controllare lo stato della viabilità prima di partire, e non dare per scontato che una strada sia scorrevole solo perché la lista online di tre anni fa la dava perfetta.

1. La Val Trebbia da Piacenza a Bobbio (SS45)

Se devo indicare la strada-simbolo dell’Emilia in moto, è la SS45 «di Val Trebbia»: risale il corso del fiume Trebbia da Piacenza verso la Liguria, e in una sessantina di chilometri passa dalla pianura padana ai boschi dell’Appennino ligure. È la strada che Hemingway avrebbe definito «la valle più bella del mondo», attraversandola nel 1945 al seguito delle truppe di liberazione: la frase è ormai leggenda locale, ma davanti a certe anse del fiume viene voglia di dargli ragione.

Il cuore del percorso è Bobbio, borgo medievale che merita la sosta: il celebre Ponte Gobbo (o Ponte del Diavolo), con le sue arcate irregolari sul Trebbia, e l’antica Abbazia di San Colombano. Fin lì la strada è larga e scorrevole; è dopo Bobbio, verso Torriglia e il confine ligure, che la SS45 tira fuori le curve migliori, tra i meandri del fiume e i boschi. L’asfalto è in genere buono e il traffico scarso, salvo ad agosto quando la valle si riempie. Chi vuole allungare può deviare al Passo del Penice, che scollina verso l’Oltrepò e, per chi punta a nord, apre la strada agli itinerari moto in Lombardia.

2. Il Passo della Cisa lungo la SS62

È la porta storica dell’Appennino parmense. La SS62 «della Cisa» sale da Parma verso Berceto e raggiunge il valico a 1.041 metri, sul confine con la provincia di Massa-Carrara, per poi scendere in Lunigiana verso Pontremoli e il mare. È un passo di quota moderata ma di grande respiro: crinali dolci, faggete, e al valico il Santuario della Madonna della Guardia e le tracce della Via Francigena, che di qui passava per scendere verso Roma.

La forza della Cisa è che è quasi sempre percorribile: la quota contenuta e la posizione non troppo settentrionale fanno sì che raramente resti bloccata dalla neve, il che ne fa la scelta sicura dell’Emilia ovest anche a stagione incerta. Da Berceto al valico sono una quindicina di chilometri scorrevoli, adatti a qualsiasi moto; Berceto è il borgo dove fermarsi, con la sua pieve romanica. È un itinerario che si abbina bene alla Val Trebbia in un unico fine settimana sull’Appennino piacentino-parmense.

3. Il Passo del Cerreto e la Pietra di Bismantova (SS63)

Salendo di provincia, la SS63 «del Valico del Cerreto» collega Reggio Emilia alla Lunigiana toccando il valico a 1.261 metri, tra Ventasso e Fivizzano. È una strada più alta e più severa della Cisa, con tornanti veri; poco sopra il passo si arriva a Cerreto Laghi (1.344 metri), stazione di montagna che d’estate è una base fresca e panoramica. Proprio per la quota, va detto subito: d’inverno il Cerreto prende neve ed è sconsigliato dal tardo autunno fino a primavera inoltrata. La finestra buona è quella calda.

Lungo la salita, da Castelnovo ne’ Monti, si stacca la deviazione per la Pietra di Bismantova, il monolite che domina l’Appennino reggiano. Qui casca l’asino di metà delle liste: sulla Pietra non si sale in moto. La strada asfaltata arriva al Piazzale Dante (881 metri), ai piedi della parete; il pianoro in cima si raggiunge solo a piedi, per un sentiero del CAI di venti-trenta minuti. Chi vuole restare in sella può percorrere l’anello asfaltato attorno alla base — i reggiani lo chiamano «al gir d’la Preda» — per vedere il monolite da ogni lato. Presa così, per quello che è davvero, la Pietra è una delle soste più scenografiche del giro; spacciata per «salita in moto», è solo un errore copiato da una lista all’altra.

4. Il Passo delle Radici e il paese più alto dell’Appennino

Nell’alto Frignano modenese, la strada del Passo delle Radici — storicamente SS324, oggi declassata a strada regionale (occhio alle liste che la chiamano ancora «statale») — sale da Frassinoro al valico a 1.529 metri, separando il Modenese dalla Garfagnana lucchese. È uno dei percorsi di crinale più belli e alti della regione, tra faggete e panorami larghi.

Il gioiello sta appena sotto il valico: San Pellegrino in Alpe, a 1.525 metri, è il centro abitato permanente più alto di tutto l’Appennino. Sta esattamente sul confine tra Emilia-Romagna e Toscana — mezzo paese di qua, mezzo di là — con il suo santuario e una vista che nelle giornate limpide corre fino al mare. È una meta che vale il viaggio da sola. Come per tutte le strade alte, la stagione conta: da dicembre a marzo qui c’è neve, il paese resta isolato per settimane e i passi sono chiusi o sconsigliati. Da chi punta a sud, oltre il crinale, si apre naturale il collegamento con gli itinerari moto in Toscana, a cui la Garfagnana appartiene.

5. La Faentina e la Colla di Casaglia: la strada che rinasce (SR302)

Questa è la tappa più bella da guidare e la più delicata da raccontare. La strada che i romagnoli chiamano «la Faentina» — un tempo SS302, oggi declassata (SR302 sul versante toscano, SP302 su quello emiliano-romagnolo) — risale la val del Lamone da Faenza verso Brisighella e Marradi, per valicare alla Colla di Casaglia (913 metri) e scendere in Mugello. Curve continue lungo il fiume, calanchi, borghi appesi: sulla carta è un percorso da manuale.

Sulla realtà, va detto con onestà. La val del Lamone è stata l’epicentro delle alluvioni del 2023 e del 2024: Brisighella è finita sott’acqua più volte, e la ricostruzione è ancora in corso. Nel 2026 la strada è percorribile, ma sul versante verso il valico ci sono stati cantieri con sensi unici alternati e manutenzioni di ponti fino a metà luglio. È il percorso di questa lista dove il consiglio «verifica lo stato viabilità prima di partire» non è una formula ma una necessità concreta. Tornare a girarci in moto è anche un modo di vedere queste valli rialzarsi — con la testa, però, non a occhi chiusi.

Un’ultima accortezza sul borgo: Brisighella ha il centro storico a traffico limitato, si lascia la moto fuori dalle mura e si sale a piedi alla rocca e alla torre dell’orologio. E la celebre Via degli Asini, la strada medievale sopraelevata dentro le case, è pedonale: si visita camminando, non ci si passa in sella.

6. Il Passo del Muraglione e le Foreste Casentinesi (SS67 e SS71)

La SS67 «Tosco-Romagnola» è il valico storico della Romagna forlivese: sale da Forlì, passa per Rocca San Casciano e Dovadola, e scollina al Passo del Muraglione (907 metri), così chiamato per il lungo muro anti-vento voluto dal Granduca di Toscana negli anni Trenta dell’Ottocento, ancora lì al valico accanto al ristoro. È una strada in genere in buono stato, scorrevole, con una discesa panoramica sul versante romagnolo: il classico che non delude.

Chi cerca qualcosa di più alto e selvaggio ha, poco più a sud, il Passo dei Mandrioli sulla SS71 «Umbro-Casentinese-Romagnola»: da Bagno di Romagna, nella valle del Savio, si sale a 1.173 metri e si entra nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra faggete secolari e silenzio, per scendere verso Badia Prataglia e il Casentino aretino. È l’Appennino romagnolo meno conosciuto, e forse il più bello. Trattandosi di un valico oltre i mille metri in zona di boschi fitti, vale anche qui il controllo su neve fuori stagione e cantieri prima di puntarci.

7. La Marecchiese e il Montefeltro: la valle che ha cambiato regione (SS258)

Chiudo a est, nell’angolo che smentisce chi pensa che la Romagna in moto sia solo lidi e discoteche. La SS258 «Marecchia» (nel tratto riminese SP258) risale la Val Marecchia da Rimini verso l’interno, toccando Verucchio, Novafeltria, Pennabilli e proseguendo verso Sansepolcro. Non è un passo — le quote restano contenute, sotto i 700 metri — ma è una strada tortuosa e vuota, percorribile praticamente tutto l’anno, con il Montefeltro e il Monte Carpegna a fare da fondale.

C’è una storia che rende questo giro speciale: l’Alta Valmarecchia ha cambiato regione. Fino al 2009 questi comuni stavano nelle Marche, in provincia di Pesaro-Urbino; poi, dopo un referendum, sette di loro — tra cui San Leo, Novafeltria, Pennabilli e Sant’Agata Feltria — sono passati all’Emilia-Romagna e alla provincia di Rimini. È stato il primo caso nella storia della Repubblica di comuni che traslocano da una regione all’altra. Guidi in Emilia-Romagna, ma respiri Marche e Montefeltro.

San Leo merita una nota pratica, perché è la trappola classica: la rocca è arroccata su uno sperone e il borgo è a traffico limitato. Si arriva in moto fino al paese, si parcheggia fuori (ci sono stalli riservati alle moto sotto il Palazzo Mediceo) e si sale a piedi alla fortezza. Non è un anello da fare in sella: è una meta dove fermarsi. Lo stesso vale per Verucchio e la sua rocca malatestiana.

Il giro dell’Emilia-Romagna in moto: l’anello di più giorni

L’Emilia-Romagna è lunga e stretta, e il modo giusto di viverla in moto è da ovest a est, un pezzo di crinale per provincia. Con tre o quattro giorni si cuce un vero viaggio da Piacenza a Rimini, restando sull’Appennino e lasciando pianura e riviera fuori dai giochi.

  • Giorno 1 — L’Emilia ovest (~180 km). La Val Trebbia sulla SS45 da Piacenza a Bobbio, con sosta al Ponte Gobbo, poi rientro verso Parma e salita al Passo della Cisa (SS62) fino a Berceto. Tappa di fiume e primo valico.
  • Giorno 2 — Il crinale centrale (~150 km). Il Cerreto (SS63) con la sosta ai piedi della Pietra di Bismantova, poi il Passo delle Radici (l’ex-SS324) fino a San Pellegrino in Alpe, il paese più alto dell’Appennino. Giornata di quota: parti presto e controlla lo stato dei passi.
  • Giorno 3 — La Romagna toscana (~160 km). Attraverso l’Appennino bolognese si scende verso Faenza per la Faentina e la Colla di Casaglia (la SR302, con l’occhio ai cantieri), sosta a Brisighella a piedi, poi il Muraglione (SS67) o i Mandrioli (SS71) nelle Foreste Casentinesi. Notte a Bagno di Romagna.
  • Giorno 4 — Il Montefeltro (~140 km). La Marecchiese (SS258) in risalita, San Leo con la rocca a piedi e Pennabilli, per chiudere a Rimini. Chi vuole può fare una scappata a San Marino — ricordando che è un altro Stato, anche se non c’è dogana.

Puoi accorciarlo a un weekend sull’Emilia ovest (Val Trebbia più Cisa) o sulla Romagna appenninica (Muraglione, Mandrioli e Marecchiese), oppure allungarlo verso la Toscana, che confina lungo tutto il crinale. Se è il tuo primo viaggio di più giorni, prima di partire vale la pena leggere come pianificare un viaggio in moto di più giorni: tappe, bagaglio, ritmo. E qui la checklist pre-partenza conta davvero, perché tra un valico e l’altro l’officina più vicina può essere lontana.

Quando andare

La primavera e l’autunno sono le stagioni d’oro per gran parte della regione. Da aprile a giugno e da settembre a ottobre trovi temperature giuste, colline verdi o vendemmiate, borghi vivi e poco traffico. È la finestra migliore per la Val Trebbia, la bassa Faentina, la Marecchiese e i valichi di quota moderata come la Cisa e il Muraglione.

Per le strade alte — il Cerreto, il Passo delle Radici, i Mandrioli — la finestra buona va da giugno a fine settembre. Sopra i 1.100-1.500 metri la neve arriva presto e resta a lungo: San Pellegrino in Alpe e Cerreto Laghi possono essere isolati per settimane d’inverno. Ricorda anche che dal 15 novembre al 15 aprile su molte strade vige l’obbligo di dotazioni invernali: le moto sono esenti, ma possono circolare solo in assenza di neve o ghiaccio al suolo — sull’Appennino, fuori stagione, non dare mai per scontata la percorribilità. Un occhio ai pneumatici qui è tempo ben speso.

Estate: i valichi sono al meglio, freschi e verdi, ma a fondovalle e in pianura il caldo può essere pesante e afoso. Se giri a luglio o agosto, sfrutta il mattino per le valli basse e sali di quota nelle ore centrali; qualche accortezza la trovi nella guida per affrontare il caldo estremo in moto. Inverno: restano la Val Trebbia bassa, la Marecchiese e le valli sotto quota; l’alto Appennino è fuori dai giochi.

Cinque insidie emiliano-romagnole, dette per bene

  1. Le strade dell’alluvione. La val del Lamone (la Faentina/SR302) e diverse valli appenniniche portano ancora i segni del 2023 e del 2024: cantieri, sensi unici alternati, frane sulle provinciali. Le arterie principali sono percorribili, ma verifica lo stato viabilità prima di partire e resta sulle strade grandi, evitando le deviazioni secondarie in montagna se non sei sicuro che siano riaperte.
  2. Le mete che non sono strade. La Pietra di Bismantova si sale a piedi (l’asfalto finisce al Piazzale Dante, 881 metri); la Via degli Asini di Brisighella è una via pedonale dentro le case; le rocche di San Leo, Verucchio e Dozza si visitano camminando. In moto ci si arriva sotto, non ci si gira dentro.
  3. Le ZTL dei borghi. Brisighella, San Leo, Dozza e il centro di Bologna sono a traffico limitato: si lascia la moto fuori e si entra a piedi. A San Leo ci sono stalli dedicati alle moto sotto il Palazzo Mediceo.
  4. Le sigle cambiate. Diverse strade di questa lista non sono più «statali»: il Passo delle Radici (ex-SS324) e la Faentina (ex-SS302) sono state declassate a regionali o provinciali. Le vecchie liste le chiamano ancora SS324 e SS302: è l’errore-spia di chi ha copiato senza aggiornare.
  5. La riviera non è da moto. La SS16 Adriatica e i lungomari sono trafficati, semaforici e pieni di rotonde: il divertimento romagnolo è tutto nell’entroterra, tra Montefeltro e Appennino. E se sconfini a San Marino, ricordati che è uno Stato indipendente — nessun controllo, ma sei tecnicamente all’estero.

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Domande frequenti

Qual è il periodo migliore per andare in moto in Emilia-Romagna?

Dipende da dove punti. Per la Val Trebbia, la Marecchiese, la bassa Faentina e i valichi di quota moderata come la Cisa e il Muraglione l’ideale è la primavera e l’autunno, con temperature miti e poco traffico. Per le strade alte — il Cerreto, il Passo delle Radici, i Mandrioli — la finestra buona va da giugno a fine settembre, quando sono libere da neve.

Qual è la strada più bella dell’Emilia-Romagna in moto?

Per molti è la SS45 della Val Trebbia, da Piacenza a Bobbio e oltre, quella che Hemingway avrebbe chiamato la valle più bella del mondo. Le fa concorrenza il crinale dei grandi passi — Cisa, Cerreto e Radici — e, in Romagna, la Faentina con la Colla di Casaglia. Sono strade diverse: la Trebbia è fiume e curve dolci, i passi sono quota e tornanti.

Si sale in moto sulla Pietra di Bismantova?

No. La strada asfaltata arriva al Piazzale Dante, a 881 metri, ai piedi della parete; il pianoro in cima si raggiunge solo a piedi, con un sentiero di venti-trenta minuti. In moto si può percorrere l’anello asfaltato attorno alla base per ammirare il monolite da ogni lato, ma la salita alla Pietra vera e propria è un’escursione, non un percorso.

Le strade dell’Appennino romagnolo sono percorribili dopo le alluvioni?

Le grandi arterie sì, ma con prudenza. Dopo le alluvioni del 2023 e del 2024 diverse valli — la val del Lamone in testa, con la Faentina/SR302 — hanno avuto cantieri, sensi unici alternati e frane sulle strade minori, in parte ancora aperti nel 2026. Prima di partire verifica sempre lo stato della viabilità e resta sulle strade principali.

San Leo si visita in moto?

Ci si arriva in moto, ma il borgo è a traffico limitato e la fortezza è in cima a uno sperone. Si parcheggia fuori dal centro — ci sono stalli riservati alle moto sotto il Palazzo Mediceo — e si sale a piedi. Vale la pena: San Leo, con la sua rocca, è uno dei borghi più spettacolari del Montefeltro passato all’Emilia-Romagna nel 2009.

Ci sono raduni ed eventi moto in Emilia-Romagna?

Sì, ed è una regione che di motori vive. Trovi gli eventi moto in Emilia-Romagna sul portale eventi di RideLog, aggiornato con motoraduni, fiere e appuntamenti regione per regione.

Prima di partire

L’Emilia-Romagna in moto è due mondi in uno: i passi alti dell’Emilia a ovest e le valli tortuose della Romagna a est, cuciti da un crinale che confina con la Toscana per centinaia di chilometri. Non è la terra dei valichi da record, ma quella delle valli da collezionare una a una — a patto di sapere quali sono ancora un cantiere e quali no.

Verifica cosa è aperto, resta sulle arterie principali dove l’alluvione ha lasciato il segno, lascia la moto fuori dai borghi e non fidarti delle sigle vecchie. E registra tutto, perché di questo viaggio ti resteranno i percorsi molto più delle foto.

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