Ad aprile ho provato a salire a Campo Imperatore e ho trovato la sbarra chiusa. Non era una chiusura per lavori: era ancora neve. Quest’anno la strada per l’albergo ha riaperto il 16 maggio, dopo quindici giorni di turbine che scavavano muri di neve alti oltre dieci metri. È la prima cosa da capire dell’Abruzzo: la stagione qui non la decidi tu, la decide la montagna.
Cerca «itinerari moto Abruzzo» e trovi liste che mettono in fila gli stessi cinque nomi senza dirti mai quando quelle strade sono aperte, dove l’asfalto finisce, o perché su un altopiano a duemila metri devi guidare come se dietro ogni dosso ci fosse una mucca. Spesso c’è. Sotto trovi sette percorsi reali, con i limiti detti onestamente — compreso quello che in moto non puoi fare.
Perché l’Abruzzo in moto è una regione a parte
L’Abruzzo ha una densità di montagna che non ha nessun’altra regione dell’Appennino: tre parchi nazionali, il massiccio più alto della catena, altopiani che sembrano importati da un altro continente. E ha il mare a settanta chilometri dalle vette.
La conseguenza pratica è che qui la moto cambia carattere nella stessa giornata. La mattina sei a duemila metri su una prateria d’alta quota senza un albero, il pomeriggio scendi sulla costa tra gli ulivi. Non è retorica da brochure: sono le distanze reali della regione.
La seconda differenza è il traffico, cioè la sua assenza. Fuori dai fine settimana d’agosto e fuori dalle stazioni sciistiche, sulle strade interne abruzzesi si guida da soli. È il vantaggio di una regione che il turismo di massa ha sfiorato senza travolgere.
La terza — quella che va detta subito — è che le strade più belle chiudono. Non è un dettaglio: è il vincolo che condiziona tutto il resto del viaggio.
1. Campo Imperatore: la SS 17 bis e il “Piccolo Tibet”
È l’itinerario che da solo giustifica il viaggio in Abruzzo. Dalla SS 17 bis si sale da Fonte Cerreto, sopra Assergi, e in una ventina abbondante di chilometri si passa dai boschi alla prateria d’alta quota. L’albergo di Campo Imperatore sta a 2.130 metri; poco più su, l’osservatorio astronomico a 2.145.
L’altopiano si stende tra i 1.500 e i 2.100 metri per una superficie enorme, quasi settantacinque chilometri quadrati. Lo chiamano “Piccolo Tibet” e per una volta il soprannome turistico ci prende: è un mare d’erba giallo-verde senza alberi, con il Corno Grande che chiude l’orizzonte a nord. Ci hanno girato dei western, e si capisce perché.
La strada prosegue sull’altopiano fino a Fonte Vetica e da lì scende verso Castel del Monte: è il pezzo che quasi tutti saltano, e invece è il più bello da guidare, con curve lunghe e una vista che non finisce mai.
Attenzione seria — la chiusura invernale. Il tratto Monte Cristo–Fonte Vetica e la salita all’albergo chiudono alla prima nevicata e riaprono, a seconda dell’anno, tra fine aprile e metà maggio. Nel 2026: direttrice riaperta il 29 aprile, salita all’albergo il 16 maggio. Prima di programmare il viaggio, controlla le ordinanze della Provincia dell’Aquila. Il tratto da Fonte Cerreto verso gli impianti resta invece percorribile.
L’altra attenzione: sull’altopiano cavalli, mucche e pecore pascolano liberi e attraversano la strada. Non è folklore, è il rischio numero uno di tutta la regione.
2. Passo Lanciano, la Maielletta e il Blockhaus (che in moto non si raggiunge)
Sul versante nord della Maiella si sale da Pretoro lungo la SS 614 della Maielletta fino a Passo Lanciano, 1.310 metri, e da lì si prosegue verso la Maielletta — la stazione sta intorno ai 1.648 — e il Rifugio Bruno Pomilio, a 1.888 metri.
È una salita a tornanti fitti dentro un bosco che poi si apre di colpo: dal rifugio, nelle giornate limpide, vedi contemporaneamente l’Adriatico e le cime della Maiella. Pochi posti in Italia ti danno mare e roccia d’alta quota nello stesso sguardo.
Il punto onesto — e l’errore che leggi ovunque: il Blockhaus, la cima famosa per le tappe del Giro, sta a circa 2.140 metri, ma in moto non ci arrivi. La strada oltre il Rifugio Pomilio, pur asfaltata, è interdetta ai veicoli a motore per disposizione del Parco Nazionale della Majella: si prosegue solo a piedi o in bici. Chi ti promette “il Blockhaus in moto” ti sta vendendo un percorso che finisce due chilometri prima.
Stagione: sopra i 1.700 metri non è previsto sgombero neve, quindi al Pomilio si sale in pratica solo tra estate e autunno.
3. Gole del Sagittario e Passo Godi: la SR 479
Se dovessi salvare una sola strada abruzzese, salverei questa. La SR 479 “Sannite” parte da Anversa degli Abruzzi, entra nelle gole del Sagittario — pareti verticali, gallerie scavate nella roccia, strettoie dove non si incrocia — poi si apre su Villalago e sul lago di Scanno, e infine sale al Passo Godi, 1.630 metri, per scollinare su Villetta Barrea.
Sono tre strade in una: il canyon, il lago, il valico. In cinquanta chilometri cambi paesaggio tre volte senza mai una noia.
Nelle gole si guida piano per forza: la carreggiata è stretta, il fondo in ombra resta umido a lungo, e nelle gallerie più anguste bisogna aspettare che passi chi viene dall’altra parte. È una strada da assaporare, non da attaccare. E se ti capita la condizione peggiore — asfalto bagnato dentro una galleria stretta — conta come freni, non quanto spinge la moto: le tecniche per guidare sotto la pioggia qui servono davvero.
Il lago di Scanno, visto dall’alto, ha la forma di un cuore. Lo trovi su tutte le cartoline della regione, e per una volta vale la sosta anche in moto.
4. Forca d’Acero e il cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo
Dalla SS 83 Marsicana, presso Opi, si stacca la salita a Forca d’Acero: 1.538 metri, in mezzo a una delle faggete più belle d’Italia. Il valico segna il confine con il Lazio e scende poi verso San Donato Val di Comino.
È una strada diversa da tutte le altre di questo elenco: niente panorami aperti, niente quote estreme. È un tunnel verde di faggi, con la luce che filtra a strisce, tornanti larghi e asfalto in genere buono. In autunno, quando la faggeta va sul rosso, è uno dei posti più belli dell’Appennino.
Sulla stessa SS 83, più a nord, c’è il Passo del Diavolo (o valico di Gioia Vecchio), intorno ai 1.400 metri, tra Gioia dei Marsi e Pescasseroli.
Qui la guida cambia, e per un motivo serio. Siamo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, casa dell’orso bruno marsicano: una popolazione minuscola e in pericolo critico, per cui gli investimenti stradali sono una delle principali cause di morte. Nel Rapporto Orso 2022 l’81% dei veicoli non rispettava il limite di 50 km/h sulla SS 83 in zona Camosciara. Rispettare quei limiti — soprattutto all’alba, al tramonto e di notte — non è una formalità burocratica: è la differenza tra un animale vivo e uno morto. E, banalmente, tra un viaggio e un incidente.
Forca d’Acero non ha una chiusura stagionale programmata, ma chiude spesso con ordinanze puntuali per neve o ghiaccio: in inverno e nelle mezze stagioni, verifica prima di salire.
5. Passo San Leonardo: la Maiella da dentro
La SS 487 di Caramanico Terme collega Sulmona alla valle dell’Orta scavalcando il Passo San Leonardo, 1.282 metri, incastrato tra il massiccio della Maiella a est e il Morrone a ovest.
È il percorso giusto per la giornata in cui non vuoi salire in alta quota ma nemmeno stare in pianura: quote medie, curve continue, e i borghi — Pacentro, Sant’Eufemia a Maiella, Caramanico Terme — che meritano una sosta vera, non la foto dal cavalletto.
Dal passo, con una deviazione sulla SP 54, si scende a Campo di Giove: pochi chilometri, ottimo ritmo, quasi nessuno.
6. Passo delle Capannelle e il lago di Campotosto
La SS 80 del Gran Sasso d’Italia — la chiamano “strada maestra del parco” — sale da Montorio al Vomano verso Arischia e L’Aquila valicando il Passo delle Capannelle a 1.300 metri. Pendenze dolci, curve ampie, e nessuna chiusura invernale ordinaria: è la strada che ti salva la giornata quando le quote alte sono ancora sotto la neve.
La deviazione che vale il viaggio è il lago di Campotosto: il più grande lago artificiale d’Abruzzo, a 1.313 metri, circondato per una quarantina di chilometri dalla SS 577. Un anello completo di lungolago, con il Gran Sasso da una parte e i Monti della Laga dall’altra, dove d’estate non incontri quasi nessuno.
È il tipo di strada che nessuno ti nomina quando chiedi consigli sull’Abruzzo, e che poi ti resta addosso più dei passi famosi. Se ti piace questo registro — quota media, traffico zero — trovi lo stesso spirito negli itinerari moto in Lombardia, dove le valli laterali battono quasi sempre il passo di cartolina.
7. Costa dei Trabocchi: dal Gran Sasso al mare
Dopo tre giorni di quote e tornanti, la costa è il contrappunto giusto. Tra Ortona e Vasto si viaggia sulla SS 16 Adriatica con deviazioni continue verso il basso: San Vito Chietino, Fossacesia, le calette, e soprattutto i trabocchi — le macchine da pesca in legno protese sull’acqua, che sono il simbolo di questo pezzo di Adriatico.
Non è una strada da guida sportiva: è una strada da tappa lenta, con le soste giuste e il pesce a pranzo. Presa per quello che è, chiude un giro abruzzese meglio di qualunque altro finale. Se invece il mare è la ragione stessa del viaggio, ho raccolto altrove le destinazioni costiere più belle da raggiungere in moto.
Da sapere per non prendere una multa: la Via Verde dei Trabocchi, il percorso di 42 chilometri ricavato sulla vecchia ferrovia adriatica, è una pista ciclopedonale. È bellissima, ma è per bici e pedoni: in moto non ci si entra. Chi la elenca tra gli “itinerari moto della costa” non ci è mai stato.
Il giro dell’Abruzzo in moto: quattro giorni, tappa per tappa
Quattro giorni sono il minimo per un giro che tenga insieme montagna e costa senza correre. Sono circa 700-800 chilometri, che sembrano pochi ma non lo sono: le medie orarie qui sono basse, e devono esserlo.
- Giorno 1 — L’Aquila → Campo Imperatore → Castel del Monte. La 17 bis da Fonte Cerreto, l’altopiano, Fonte Vetica. Deviazione a Rocca Calascio: da Calascio salgono tre chilometri d’asfalto fino al borgo, poi al castello (circa 1.460 metri) si va a piedi. In alta stagione la strada del nucleo antico viene chiusa al traffico con navetta: verifica le ordinanze del Comune prima di contarci.
- Giorno 2 — Piana di Navelli → Sulmona → Passo San Leonardo → Caramanico. La SS 17 attraversa l’altopiano dello zafferano, poi si entra nella Maiella dalla porta migliore.
- Giorno 3 — Sulmona → gole del Sagittario → Scanno → Passo Godi → Villetta Barrea → Forca d’Acero. La giornata più bella del giro, e anche la più lenta. Non caricarla di chilometri.
- Giorno 4 — Maielletta → costa. Salita a Passo Lanciano e al Rifugio Pomilio in mattinata, discesa su Ortona nel pomeriggio, e la Costa dei Trabocchi fino a Vasto.
Se hai un giorno in più, mettilo sull’anello del lago di Campotosto e sulla SS 80: è la giornata che nessuno mette in programma e che tutti si ricordano. Come si costruisce una tappa che regge davvero — chilometri, soste, bagagli — l’ho scritto nella guida ai viaggi in moto e in quella su come pianificare un viaggio di più giorni.
Quando andare (e quando la montagna decide per te)
Da fine maggio a ottobre per le quote alte. È la finestra realistica: prima, Campo Imperatore e la Maielletta possono essere ancora chiusi; dopo, la prima nevicata li richiude senza preavviso.
Aprile e maggio funzionano benissimo sotto i 1.300 metri: gole del Sagittario, Passo San Leonardo, Capannelle, la costa. È la stagione in cui l’Abruzzo è verde e vuoto — lo stesso spirito degli itinerari moto primaverili in Italia.
Luglio e agosto: in quota si sta bene, ma in Valle Peligna e sulla costa il caldo picchia forte. Parti all’alba e togli la moto dalla strada nelle ore centrali — sul tema ho scritto come affrontare il caldo estremo in moto.
Settembre e ottobre sono, per me, il periodo migliore in assoluto: strade libere, faggete che virano al rosso, e le quote ancora aperte.
Regola d’oro: prima di partire verifica le ordinanze della Provincia dell’Aquila (per la 17 bis di Campo Imperatore) e della Provincia di Chieti (per la Majelletta). Una telefonata o due minuti sul sito ti evitano trecento chilometri di trasferimento per trovare una sbarra chiusa. Lo stesso principio che vale sui passi alpini, solo che qui lo sanno in pochi.
Le cinque cose che in Abruzzo ti sorprendono
- Gli animali al pascolo brado. Su Campo Imperatore e sugli altopiani, mucche e cavalli stanno in mezzo alla carreggiata e non si spostano. Le fonti mototuristiche locali lo chiamano l’unico vero pericolo della zona, e hanno ragione. Guida come se dietro ogni dosso ce ne fosse uno.
- L’orso, e il perché di quei 50 all’ora. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo i limiti bassi non sono una vessazione: gli investimenti stradali sono una delle prime cause di morte dell’orso marsicano. Alba, tramonto e notte sono le ore critiche.
- Le strade che chiudono. Non è come sulle Alpi, dove le date sono quasi un rito noto. Qui la chiusura arriva con la prima nevicata e la riapertura dipende da quanta neve c’era. Verifica sempre.
- La Via Verde non è per te. Quaranta chilometri di ex ferrovia sul mare, vietati ai motori. Va accettato: è una ciclabile, non un itinerario in moto.
- Le quote ingannano. Milletrecento metri di Appennino, in una giornata di vento, sono più freddi di quanto ti aspetti. Porta uno strato in più anche a luglio.
Prima di partire, cinque minuti di controlli non sono un vezzo: qui le officine sono lontane e il campo, in certe valli, non c’è. La checklist pre-partenza copre il minimo indispensabile, e visto che ghiaia e fondo irregolare sulle secondarie sono la norma, vale la pena controllare anche pressione e stato degli pneumatici.
Se poi vuoi far coincidere il viaggio con un raduno, gli eventi moto in Abruzzo sono raccolti e aggiornati sul portale eventi di RideLog.
Tracciare i percorsi (e ritrovarli l’anno dopo)
Delle strade che ho descritto qui, quelle con un nome me le ricordo. Le altre — la provinciale presa a caso scendendo da Castel del Monte, la deviazione verso un borgo di cui non ho letto il cartello — le avrei perse per sempre se non le avessi registrate mentre le facevo.
È il motivo per cui ho costruito RideLog: un’app che rileva il viaggio da sola, con i sensori di movimento e il GPS, senza premere start quando ti infili il casco. A fine giornata trovi la traccia, i chilometri, i consumi. E tutto resta sul telefono: niente cloud, niente account, nessun server mio che sappia dove sei stato. Funziona anche offline, il che in Val Fondillo o sul lago di Campotosto non è un dettaglio: lì il campo va e viene.
Da lì puoi condividere il percorso con la community o cercare cosa hanno caricato altri motociclisti nella zona in cui sei — il modo più veloce per scoprire la deviazione che non era su nessuna lista.
Sia chiaro cosa non è: RideLog non è un navigatore turn-by-turn. Non ti dice “svolta a destra tra 200 metri”. Per quello usi il navigatore che preferisci. RideLog è il diario di bordo: registra, misura, ricorda, condivide.
Scarica RideLog gratis e prova a registrare la prossima salita a Campo Imperatore.
Se ti interessa il tema, ho scritto una guida dedicata alle app per percorsi e itinerari moto e un confronto tra le migliori app per motociclisti, RideLog inclusa e coi suoi limiti.
Domande frequenti
Qual è il periodo migliore per gli itinerari moto in Abruzzo?
Da fine maggio a ottobre per le quote alte (Campo Imperatore, Maielletta), perché prima le strade possono essere ancora chiuse per neve. Settembre e ottobre sono i mesi migliori in assoluto: strade libere, faggete in autunno e valichi ancora aperti. Sotto i 1.300 metri si guida bene già da aprile.
Quanti giorni servono per girare l’Abruzzo in moto?
Quattro giorni per un giro completo di 700-800 chilometri tra Gran Sasso, Maiella, Parco d’Abruzzo e costa. Con due giorni si fa solo una metà: o l’aquilano con Campo Imperatore, o la Maiella con le gole del Sagittario. Con cinque si aggiunge l’anello del lago di Campotosto.
Si arriva in moto in cima al Blockhaus?
No. La strada asfaltata è percorribile in moto fino al Rifugio Bruno Pomilio, a 1.888 metri. Da lì alla cima del Blockhaus (circa 2.140 metri) il transito ai veicoli a motore è vietato: si prosegue solo a piedi o in bici.
Campo Imperatore è sempre raggiungibile in moto?
No. La salita all’albergo e il tratto sull’altopiano chiudono alla prima nevicata e riaprono in genere tra fine aprile e metà maggio. Nel 2026 la riapertura completa è arrivata il 16 maggio. Prima di partire vanno controllate le ordinanze della Provincia dell’Aquila.
Come registro e condivido i percorsi che faccio in Abruzzo?
Con un’app di tracciamento. RideLog rileva il viaggio in automatico, salva la traccia sul telefono — funziona offline, utile dove non c’è campo — e permette di condividerla con la community o di scoprire i percorsi caricati da altri motociclisti nelle vicinanze.
In sintesi
L’Abruzzo in moto non è una versione minore delle Alpi: è un’altra cosa. Altopiani a duemila metri con gli animali liberi in carreggiata, gole scavate nella roccia, faggete che sembrano gallerie verdi, e il mare a un’ora dalle vette. In cambio chiede una cosa sola: rispettare i tempi della montagna, che qui decide da sé quando aprire.
Se cerchi altre regioni con lo stesso spirito, ho raccontato anche gli itinerari moto in Toscana, quelli in Sardegna e i dieci itinerari più panoramici d’Italia.
E registra i percorsi mentre li fai: tra un anno ti ricorderai la strada, non solo il posto.
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