La prima volta che ho fatto lo Stelvio era una domenica di agosto. Sono rimasto fermo in seconda marcia dietro una fila di camper per metà salita, con l’olio che saliva di temperatura e la sensazione di essere finito in tangenziale a 2.700 metri. Ci sono tornato un giovedì di fine giugno, partendo alle sei. Stessa strada, un altro sport.
Cerca «itinerari moto Lombardia» e ti escono venti liste che si copiano tra loro: sempre le stesse tre foto dei tornanti, mai una riga su quando quella strada è impraticabile o su quale variante evita la coda. Eppure qui c’è tutto — il passo asfaltato più alto d’Italia, valli intere senza traffico, e colline da curve dolci a un’ora da Milano. Sotto ci sono sette percorsi che conosco, con i limiti detti onestamente.
Perché la Lombardia in moto sorprende
Se pensi alla Lombardia pensi a Milano, alla nebbia e ai capannoni. È la parte che si vede dall’autostrada. Poi sali di trenta chilometri e ti ritrovi in Valtellina, in Val Brembana, in Valchiavenna: valli lunghe, chiuse, con strade che salgono per venti tornanti di fila e paesi in cui d’inverno non passa nessuno.
La regione ha una fortuna geografica rara: nello stesso weekend puoi fare un passo oltre i 2.500 metri e, il giorno dopo, curve larghe tra i vigneti dell’Oltrepò senza mai vedere neve. Il rovescio della medaglia è la densità di popolazione. Le strade più famose — quella del lago di Como sopra tutte — nei fine settimana estivi diventano ingestibili. In Lombardia più che altrove, la differenza non la fa la strada: la fa il giorno in cui ci passi.
1. Passo dello Stelvio (SS38): la salita da Bormio
È il passo asfaltato più alto d’Italia, poco meno di 2.760 metri, e resta il pezzo di strada più famoso del Paese. I quarantotto tornanti numerati che vedi in tutte le fotografie stanno sul versante altoatesino, quello di Prato allo Stelvio. Dal lato lombardo si sale da Bormio: una quarantina di tornanti, gallerie scavate nella roccia, e una pendenza più costante.
Il lato di Bormio è meno fotogenico e più bello da guidare. Meno traffico, curve più aperte, e la salita che parte subito senza fondovalle.
Onestamente: in agosto, di domenica, è una processione. Camper, auto a noleggio, ciclisti in fila indiana e moto che sorpassano dove non si può. Lo Stelvio si fa in settimana e si fa presto: alle sette del mattino è una strada, alle undici è un parcheggio in salita.
Quando: il valico apre di norma tra fine maggio e inizio giugno e chiude tra fine ottobre e novembre, ma dipende dalla neve. Controlla lo stato di apertura il giorno prima, non la settimana prima.
Se il tema passi ti interessa oltre la Lombardia, ho scritto una guida a parte sul touring alpino e i passi di montagna.
2. Passo Gavia (SS300): da Bormio a Ponte di Legno
Il Gavia è l’opposto dello Stelvio: supera di poco i 2.600 metri, ma è stretto, poco protetto e per larghi tratti sembra una strada di servizio finita per sbaglio in alta quota. C’è una galleria non illuminata vicino alla sommità che, con gli occhiali scuri, ti coglie di sorpresa.
È il passo che consiglio a chi ha già confidenza con la guida in montagna, e che sconsiglio con il bagnato o con la nebbia: in alcuni punti il margine tra asfalto e strapiombo è la larghezza di un piede.
Il pregio: proprio perché è scomodo, non lo affolla nessuno. Sopra i 2.000 metri, in un giovedì di luglio, puoi guidare per venti minuti senza incrociare un’auto.
Da fare così: Bormio → Gavia → Ponte di Legno, poi rientro in Valtellina dal Passo dell’Aprica. È un anello che si chiude in giornata.
3. Mortirolo: la salita che non perdona
Da Mazzo di Valtellina si sale al Mortirolo, sopra i 1.800 metri. È famoso per il ciclismo — è la salita del mito di Pantani — e per un motociclista è una strada strana: strettissima, ripida, chiusa tra i boschi, con poco panorama e pendenze che in alcuni tratti superano il 15%.
Non lo definirei bello nel senso classico. È un passo che si fa perché è lì, perché la moto ci lavora davvero e perché in cima non c’è nessuno.
Attenzione: in curva stretta e in salita, con una moto carica e passeggero, il Mortirolo si sente. Se viaggi in due, saltalo e prendi l’Aprica.
4. Passo San Marco: la Val Brembana che nessuno guida
Questo è il percorso che consiglio quando qualcuno mi chiede “una strada bella dove non c’è nessuno”. Il San Marco sta a poco meno di 2.000 metri e collega la Val Brembana (versante bergamasco) a Morbegno, in Valtellina. È la vecchia via che univa Bergamo ai Grigioni.
Salita lunga, tornanti larghi, pascoli in quota e una vista che si apre di colpo sul crinale. Il fondo alterna tratti rifatti e tratti stanchi, ma è guidabile senza problemi con una stradale.
Perché è sottovalutato: non ha un nome che fa notizia. È esattamente il motivo per cui, il sabato di luglio in cui lo Stelvio è in coda, qui incontri quattro moto in tutto.
5. Valchiavenna e Passo dello Spluga (SS36)
Da Chiavenna si sale verso lo Spluga, poco oltre i 2.100 metri, e si arriva al confine con la Svizzera. Il tratto italiano attraversa Campodolcino e Madesimo e chiude con una serie di tornanti in quota attorno al lago di Montespluga: un pianoro alto, spoglio, con l’acqua e la diga che sembrano fuori scala.
Se passi il confine, il versante svizzero scende con una scala di tornanti e gallerie che vale da sola il viaggio, e ti porta verso le gole della Viamala.
Nota pratica: in Svizzera servono documenti in regola e i limiti sono presi molto sul serio. Se non hai intenzione di sconfinare, il giro Chiavenna → Spluga → Montespluga e ritorno resta comunque un mezza giornata piena.
6. Lago di Como: la Lariana, il Ghisallo e la trappola della Regina
Il lago di Como è la cartolina della Lombardia ed è anche il posto in cui i motociclisti sbagliano più spesso strada.
La SS340 Regina, sulla sponda occidentale, è quella che tutti imboccano: stretta, incassata tra muri e gallerie, con camion, pullman e una fila continua da maggio a settembre. Non è una strada da moto in estate. È una strada da attraversare, non da guidare.
L’alternativa vera è la sponda orientale: la SP583 Lariana, da Como verso Bellagio, con curve che seguono il pelo dell’acqua e scorci ogni tornante. Da lì si sale alla Madonna del Ghisallo, sopra Bellagio: la salita è breve, il panorama sui due rami del lago è il migliore che il lago offra, e in cima c’è la cappella dei ciclisti.
Quando: primavera e autunno, in settimana. Nei fine settimana estivi il lago è saturo a qualunque ora, e anche la Lariana diventa una coda con vista.
7. Oltrepò Pavese: le curve dolci a un’ora da Milano
Sotto il Po, l’Oltrepò è la Lombardia che nessuno associa alla Lombardia: colline, vigneti, provinciali vuote e un Appennino in miniatura. Da Voghera si sale verso Varzi, poi al Passo del Penice (poco sopra i 1.100 metri), al confine con l’Emilia.
Sono curve larghe, ritmiche, su strade dove il traffico è quasi assente anche a maggio. È il posto giusto quando i passi alpini sono ancora chiusi e hai comunque voglia di piegare.
Come costruirlo: Varzi → Passo del Brallo → Santa Margherita di Staffora → Penice. Duecento chilometri scarsi, e torni a casa in serata. Il pranzo lo trovi ovunque, e i vini della zona — Bonarda e Pinot Nero — meritano un ritorno in auto.
Il giro lungo: tre giorni tra Valtellina e Camonica
Se hai un weekend lungo, questo è l’anello che rifarei:
- Giorno 1 — Milano o Bergamo → Val Brembana → Passo San Marco → Morbegno → Bormio. Salita lunga, arrivi in Valtellina nel pomeriggio.
- Giorno 2 — Bormio → Stelvio all’alba → rientro → Gavia → Ponte di Legno → Aprica → Bormio. È la giornata dura: due passi sopra i 2.500, quota, freddo e sole nella stessa ora.
- Giorno 3 — Bormio → Aprica → Val Camonica → lago d’Iseo → rientro. Discesa lenta, ultimo tratto sul lago.
Tre giorni, circa 700 chilometri, due passi mitici e nessun trasferimento inutile. Se non hai mai fatto un viaggio in moto di più giorni, ho messo tutto quello che ho imparato nella guida per pianificare un viaggio di più giorni.
Quando andare davvero
La Lombardia in moto ha due stagioni diverse, e vanno tenute separate.
I passi alpini (Stelvio, Gavia, Spluga, San Marco, Mortirolo) sono praticabili grosso modo da giugno a inizio ottobre. Le settimane migliori sono le prime di giugno e la seconda metà di settembre: strade aperte, luce lunga, e nessun turismo di massa. Luglio e agosto funzionano solo in settimana e solo di mattina presto.
I laghi e l’Oltrepò vivono l’inverso: aprile-maggio e ottobre sono i momenti buoni, l’estate è da evitare sul lago e sopportabile in collina.
C’è poi un dettaglio che in alta quota cambia tutto: la temperatura. Sopra i 2.000 metri, anche a luglio, all’alba puoi trovare pochi gradi. Parti con l’antipioggia nella borsa anche quando il cielo è perfetto — sui passi il tempo cambia in mezz’ora, e guidare sotto la pioggia su un tornante bagnato in ombra è un’altra cosa rispetto a farlo in pianura.
Cinque cose che in Lombardia ti fregano
- La coda invisibile. Sullo Stelvio o sulla Regina non c’è “traffico intenso”: c’è un tappo. Cinquanta chilometri possono voler dire tre ore.
- Le gallerie non illuminate. Sul Gavia e in Valchiavenna si entra al buio con la visiera scura addosso. Alza la visiera prima, non dentro.
- L’ombra dei tornanti. In quota, i tornanti esposti a nord restano freddi e umidi tutto il giorno. Le gomme fredde in quel punto non ti dicono niente finché non è tardi: controlla pressione e usura prima di partire, e se hai dubbi leggi la guida sugli pneumatici moto.
- La benzina. In Valtellina alta e in Valchiavenna i distributori si diradano e molti chiudono presto. Fai il pieno a fondovalle, non “più su”.
- I ciclisti. Su Stelvio, Gavia e Mortirolo sono decine, spesso in salita al centro della carreggiata. Non è un fastidio: è la normalità di quelle strade. Rallenta e passa largo.
Prima di partire, cinque minuti di controlli pre-partenza valgono più di qualunque accessorio.
Traccia i percorsi mentre li fai
Ho costruito RideLog perché quando tornavo da un giro come questo mi restavano in mano cinquanta foto e zero informazioni: quanti chilometri, quanto carburante, che strada esatta avevo preso in quel bivio in cui avevo tirato a indovinare.
RideLog registra il viaggio da solo — riconosce che sei in sella dai sensori di movimento e dal GPS, senza che tu debba premere start — e salva distanza, durata e traccia del percorso. Funziona offline, il che in Valchiavenna o sopra il Gavia non è un dettaglio: il campo lì sparisce, e l’app continua a registrare lo stesso. E i dati restano sul telefono: nessun server, nessun cloud, nessuno che li rivende.
Quello che ti resta, oltre alla traccia, è il resto della gestione: i rifornimenti e il consumo reale della moto sui passi (molto diverso da quello di pianura), e i promemoria di tagliando, gomme e assicurazione, che dopo tremila chilometri di montagna in una stagione servono davvero.
Puoi anche condividere i percorsi con la community e scoprire quelli caricati da altri motociclisti vicino a te — è il modo in cui la maggior parte delle strade in questa lista è finita nella mia lista. Se ti interessa questo lato, ne ho parlato meglio nell’articolo sulle app per percorsi e itinerari moto.
Una cosa che RideLog non fa: non è un navigatore turn-by-turn. Non ti dice “svolta a destra tra 200 metri”. Per la navigazione useresti comunque il tuo navigatore o l’app che preferisci — RideLog è il diario di bordo che registra, misura e conserva quello che hai guidato. Se vuoi il quadro completo delle app moto, ho fatto un confronto onesto nel pezzo sulle migliori app per motociclisti.
Scarica RideLog gratis — gratuito, senza account, i dati non lasciano il telefono.
Domande frequenti
Qual è la strada più bella della Lombardia in moto?
Dipende da cosa cerchi. Per il mito e il panorama, lo Stelvio dal versante di Bormio. Per guidare davvero senza nessuno intorno, il Passo San Marco. Se dovessi consigliarne una sola a chi viene da fuori regione, direi lo Stelvio — ma in settimana e al mattino presto, altrimenti la delusione è garantita.
Quando aprono i passi alpini in Lombardia?
In genere tra fine maggio e inizio giugno, a seconda della neve, e restano aperti fino a fine ottobre o novembre. Non esiste una data fissa: lo stato di apertura di Stelvio, Gavia e Spluga va verificato pochi giorni prima di partire.
Si può girare la Lombardia in moto anche fuori stagione?
Sì, ma cambiando zona. Con i passi chiusi restano l’Oltrepò Pavese, le colline bergamasche e bresciane e le sponde dei laghi, tutte praticabili da marzo a novembre. Sono strade meno spettacolari ma spesso più divertenti da guidare, perché vuote.
Serve una moto particolare per i passi lombardi?
No. Una stradale o una crossover media va bene ovunque in questa lista. Contano più le gomme in ordine e la testa fredda della cilindrata: i passi si guidano a ritmo, non a velocità.
Come registro e condivido i percorsi che faccio in Lombardia?
Con un’app di tracciamento. RideLog rileva il viaggio in automatico, salva la traccia sul telefono — funziona anche senza campo, cosa che in alta quota capita spesso — e ti permette di condividerla con la community o di scoprire i percorsi caricati da altri motociclisti nelle vicinanze.
In sintesi
La Lombardia non è una regione di passaggio: è la regione con il passo più alto d’Italia, con valli intere che nessuno guida e con un Appennino in miniatura a un’ora da Milano. Il vero errore non è scegliere la strada sbagliata — è scegliere il giorno sbagliato.
Se cerchi altri giri lunghi, ho scritto anche gli itinerari moto in Toscana, quelli della Sardegna e la guida completa ai viaggi in moto.
E registra i percorsi mentre li fai: tra un anno ti ricorderai il passo, non il bivio giusto per arrivarci.
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