Itinerari moto Liguria: 7 percorsi tra passi, mare ed entroterra
Viaggiare in moto Pubblicato il 21 Luglio 2026 di Dimitri

Itinerari moto Liguria: 7 percorsi tra passi, mare ed entroterra

Il 25 gennaio 2026 una frana ha chiuso l’Aurelia tra Arenzano e Genova ponente. La statale è rimasta interrotta fino al 4 marzo, e per mesi ci si è passati a trenta all’ora, in corsia ristretta e con il divieto di sorpasso. In Liguria succede: qui il terreno si muove, e persino la strada costiera più importante può sparire per settimane. È la prima cosa da mettere in conto prima di programmare un giro in questa regione — la seconda è che, nonostante tutto, la Liguria in moto è una delle più belle e sottovalutate d’Italia.

Cerca «itinerari moto Liguria» e trovi le solite liste che ti mandano dritto alle Cinque Terre e a Portofino, come se ci si arrivasse comodi in sella. Non è così, e più avanti ti spiego perché. Sotto trovi invece sette percorsi reali — dal Colle di Nava al Passo del Bracco, dai forti del Melogno al balcone del Faiallo — con le sigle giuste, le quote verificate, le stagioni e le insidie liguri che di solito nessuno ti racconta.

Perché la Liguria in moto è una regione a due piani

La Liguria è una striscia sottile schiacciata tra il mare e la montagna, e questo cambia tutto. La cartolina è la costa: la Riviera, i borghi, le spiagge. Ma in moto la costa è la parte peggiore — l’Aurelia (SS1) d’estate è un tappo continuo di traffico, semafori e code, e ci si mette un’eternità a fare pochi chilometri. Il bello comincia appena ti giri verso l’interno e cominci a salire.

Perché dietro quella striscia di mare, a pochi chilometri in linea d’aria, si alza subito l’Appennino ligure e il crinale delle Alpi Liguri, con passi che sfiorano e superano i mille metri pur restando a vista d’occhio dal litorale. È una regione a due piani: sotto il mare e il caos estivo, sopra le faggete fresche, i forti ottocenteschi, i tornanti vuoti e l’aria di montagna. Il gioco, qui, è abbandonare la costa il prima possibile e salire.

Da ponente a levante cambiano anche i caratteri. Nell’Imperiese comandano le Alpi Liguri, la lavanda e i borghi arroccati dell’entroterra; nel Savonese le foreste e i forti del Melogno; alle spalle di Genova i passi storici del ciclismo e il balcone del Faiallo sul mare; nel Levante e nello Spezzino l’Appennino selvaggio della Val d’Aveto e i tornanti del Bracco. Sette strade per attraversarli tutti, senza le trappole che le liste allegre non ti dicono.

1. Il Colle di Nava e la lavanda delle Alpi Liguri (SS28)

Si parte dall’estremo ponente, dove le Alpi tuffano nel mare. Da Imperia la SS28 «del Colle di Nava» risale la valle Arroscia e scollina a circa 934 metri, al confine con il Piemonte, prima di scendere verso Ormea e il Cuneese. La salita è una successione di tornanti tra faggi e castagni, con la parte alta che si distende dolce sull’altopiano: una strada ampia, pulita, da guidare con gusto.

Il Colle di Nava ha due firme che lo rendono speciale. La prima sono i cinque forti ottocenteschi — il Forte Centrale in vetta, e poi Richermo, Pozzanghi, Bellarasco, Montescio — che presidiavano il valico verso il Piemonte. La seconda è la lavanda: sull’altopiano di Nava e nei comuni di Cosio d’Arroscia e Rezzo si coltiva la lavanda «Coldinava», e tra fine primavera e inizio estate i campi si tingono di viola. Se sconfini verso Ormea, di là dal passo trovi il seguito naturale negli itinerari moto in Piemonte, tra i grandi colli del Cuneese.

Un’avvertenza che nessuna lista allegra ti dà. Da queste parti parte la famosa Via del Sale, l’Alta Via Limone-Monesi che corre sul crinale oltre i duemila metri: è una strada bianca ex militare, interamente sterrata, aperta ai motori solo da fine giugno a metà ottobre, a pagamento (per le moto il pedaggio è di dieci euro, con prenotazione online). Non è un giro da moto stradale: è fuoristrada vero. In sella da turismo, il percorso su asfalto si ferma a Ponte di Nava e al valico — oltre, verso Monesi, cominci a giocare un altro sport. E su questa strada, teatro negli anni di incidenti gravi, vale più che altrove la regola ligure: sui tornanti bagnati non si spinge.

2. La Valle Argentina fino a Triora, il paese delle streghe (SP548)

Restando nell’Imperiese, da Taggia la SP548 (la ex SS548 «della Valle Argentina») risale una delle valli più strette e selvagge della Liguria. Si passa da Badalucco e Molini di Triora — con i suoi mulini — e si sale fino a Triora, a circa 798 metri, il borgo famoso per i processi alle «streghe» del Cinquecento: un dedalo di carruggi in pietra appeso alla montagna, con il museo dell’Inquisizione e un’atmosfera che vale da sola la salita.

È l’entroterra imperiese quello vero: poche auto, valli chiuse, paesi che sembrano fermi a secoli fa. La strada per Triora è tutta asfalto e curve strette, e chi vuole allungare può proseguire in quota verso la Colla Melosa e il Rifugio Allavena, per provinciali asfaltate ma sottili e tortuose.

Attenzione al confine, però, che qui è netto. Oltre la Colla Melosa — verso il Monte Saccarello, il Balcone di Marta, il Colle di Langan e l’Alta Via dei Monti Liguri — le strade diventano ex militari sterrate: fine dell’asfalto, fine del giro in moto da strada. E c’è un’altra cosa da sapere: la Valle Argentina è geologicamente fragile, ha già subito chiusure per frana in passato. Prima di salire, informati sulla percorribilità.

3. Il Colle del Melogno e i suoi forti nel bosco (SP490)

Si scivola nel Savonese, sopra Finale Ligure, per una delle salite più amate del ponente. La SP490 (ex SS490 «del Colle del Melogno») collega la costa finalese alla Val Bormida di Calizzano, scollinando a 1.028 metri. Dal mare sono una diciassettina di chilometri, dall’altro versante poco più di otto: pendenze dolci, curve piene, e soprattutto un ambiente che ti fa dimenticare di essere a due passi dalla Riviera.

Perché il Melogno sale dentro faggete fittissime — la grande foresta demaniale del ponente ligure — dove anche in piena estate l’aria resta fresca e l’ombra è quasi continua. In vetta ti aspetta il Forte Centrale, un massiccio bastione di fine Ottocento, parte di un intero sistema difensivo di forti disseminati sul valico. È una strada che mette d’accordo tutti: chi cerca le curve e chi vuole il fresco e la storia.

Come tutti i passi liguri d’alta quota, però, d’inverno il Melogno chiude o diventa insidioso per neve e ghiaccio, nonostante il mare sia lì sotto. La finestra buona va dalla primavera all’autunno.

4. Il Passo del Faiallo, il balcone sul mare (SP40 e SP73)

Se c’è una strada che riassume la Liguria a due piani, è il Passo del Faiallo, a 1.044 metri sul crinale del Parco del Beigua, alle spalle di Genova ponente e Arenzano. Ci si sale per due provinciali, entrambe asfaltate: la SP73 dal versante del Passo del Turchino, e la SP40 da San Pietro d’Urbe, sul versante savonese. A metà strada, Prato Rondanino è il classico punto di sosta con vista.

Il Faiallo è famoso per una ragione sola, e basta: è il «balcone sul mare» della Liguria. Nelle giornate limpide, dal crinale, la vista spazia su tutto il litorale genovese, da Arenzano alla Lanterna, con il mare che sembra a portata di mano pur essendo mille metri più in basso. È una di quelle strade dove ti fermi ogni due curve solo per guardare, ed è a un tiro di schioppo dalla città.

Proprio perché è uno spartiacque a ridosso del mare, però, il Faiallo è una delle zone più nevose della Liguria: d’inverno la strada del passo chiude spesso per neve e ghiaccio. È un percorso da bella stagione. Trattandosi di un valico di crinale, ha il sapore dei grandi passi di montagna: se questo è il tuo pane, dai un’occhiata anche al touring alpino e ai passi più spettacolari, che con la Liguria confinano lungo tutto l’arco delle Alpi Liguri.

5. Il Turchino e la Bocchetta, i passi storici dietro Genova (SS456)

Accanto al Faiallo, sullo stesso massiccio alle spalle di Genova, corrono due valichi che i ciclisti conoscono a memoria. Il Passo del Turchino — valico a 588 metri, con la galleria della statale che passa più in basso, attorno ai 532 — è attraversato dalla SS456 del Turchino, tra Mele, Masone e Ovada. La panoramica vera è la strada vecchia che scollina al passo, non il traforo: è la salita che la Milano-Sanremo affronta quasi ogni anno, la porta d’accesso all’Oltregiogo.

Poco più a est c’è la sua sorella maggiore, la Bocchetta, valico a 772 metri sull’Appennino ligure, dove la provinciale sale da Pontedecimo e Campomorone verso Voltaggio e Gavi, al confine con l’Alessandrino. È una salita-mito, palcoscenico di raduni di auto d’epoca e tappa storica del ciclismo: tornanti stretti, fitti di bosco, con quel gusto d’altri tempi che le strade nuove non hanno più. Turchino e Bocchetta sono l’Appennino «dietro Genova», il rovescio della cartolina balneare: strade di lavoro e di storia, non di mare.

6. La Val d’Aveto e il Passo del Bocco, l’Appennino selvaggio (SS586)

Nel Levante genovese, dove la Liguria diventa montagna vera, la SS586 «della Valle dell’Aveto» risale una delle valli più remote e verdi della regione. Si scollina al Passo del Bocco (956 metri), crocevia tra Genova, Piacenza e Parma, e si sale verso Rezzoaglio e Santo Stefano d’Aveto (1.011 metri), minuscola capitale dell’Appennino ligure con il suo castello e le piste da sci. Chi vuole toccare la quota massima può puntare al Passo del Tomarlo (1.485 metri), tra i valichi stradali più alti dell’Appennino settentrionale, che si raggiunge dal versante della Val Nure e scende proprio su Santo Stefano.

È l’Appennino come dovrebbe essere: pochi paesi, boschi infiniti, mucche al pascolo e strade che sembrano non finire mai. Da qui si sconfina facilmente verso l’Emilia: la valle confina con il Piacentino e il Parmense, e il seguito naturale sono gli itinerari moto in Emilia-Romagna, tra i passi dell’Appennino tosco-emiliano.

E qui c’è l’avvertenza fresca di questo giro, quella che le liste vecchie non sanno ancora. La SS586 della Val d’Aveto è stata chiusa da fine 2025 per una grande frana, all’altezza della diga di Boschi, e nel 2026 è appena riaperta a senso unico alternato regolato da semaforo, dopo lavori di messa in sicurezza conclusi in anticipo sul previsto. La strada c’è di nuovo, ed è quello che conta — ma è l’esempio perfetto del perché, in Liguria, si controlla sempre il bollettino della viabilità prima di partire.

7. Il Passo del Bracco e la Val di Vara verso lo Spezzino (SS1 e SS523)

Si chiude a levante, sulla strada più leggendaria della costa ligure. Il Passo del Bracco è un valico a 615 metri sull’Aurelia (SS1), tra Sestri Levante e lo Spezzino, con una successione di tornanti a mezza costa che sono entrati nella storia della Mille Miglia. Curve nel bosco che si aprono all’improvviso sul Golfo del Tigullio e, in lontananza, sulle Cinque Terre: uno dei tratti di statale più fotografati d’Italia.

C’è una buona notizia e un avvertimento. La buona notizia: da quando c’è l’autostrada A12, il Bracco ha perso quasi tutto il traffico di attraversamento — niente più camion, niente più incolonnamenti di chi deve solo passare. L’avvertimento: proprio per questo è diventato un ritrovo di motociclisti, e nei weekend estivi si riempie di due ruote. Il consiglio è sempre lo stesso: godilo in settimana o presto al mattino, quando i tornanti sono tuoi.

Dallo Spezzino conviene allungare nell’entroterra, perché è lì che la provincia di La Spezia dà il meglio. La SS523 del Passo di Cento Croci (1.055 metri) risale la Val di Vara fino a Varese Ligure, il celebre «borgo rotondo» dal centro storico ellittico, e scollina verso il Parmense con una lunga sequenza di tornanti. È l’anello di congiunzione perfetto tra il mare del Bracco e l’Appennino, e porta dritti verso la Lunigiana e gli itinerari moto in Toscana, che la Liguria confina a levante.

Cinque Terre e Portofino: quello che le liste non ti dicono

Ogni lista di «itinerari moto Liguria» ti spedisce alle Cinque Terre e a Portofino. È il consiglio sbagliato, e te lo dico da chi la moto la usa davvero: le Cinque Terre non sono un itinerario moto. I cinque borghi — Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore — hanno i centri pedonali a traffico limitato, il parcheggio dentro i paesi è riservato ai residenti, e per i visitatori restano solo pochi posti in parcheggi privati a numero chiuso, cari (attorno ai dieci euro al giorno) e quasi sempre pieni. Le strade alte, quelle dei santuari e di Volastra, sono vicoli stretti che finiscono contro le barriere all’ingresso dei paesi. Il modo giusto di vederle è lasciare la moto a Levanto o alla Spezia e prendere il treno (il Cinque Terre Express passa ogni pochi minuti in stagione): ci arrivi prima, senza multe e senza girare a vuoto in cerca di un buco per parcheggiare.

Anche Portofino è un mito da maneggiare con cura. Il borgo è zona a traffico limitato permanente, con telecamere attive giorno e notte: si entra solo se autorizzati. La strada che ci porta da Santa Margherita, la SP227, è panoramica ma è un budello stretto e tortuoso, intasato d’estate, e parcheggiare la moto è un’impresa cara. Ci si passa volentieri per la vista, ma non contarci per fermarti: meglio una sosta a Santa Margherita Ligure o a Paraggi. Se il richiamo del mare è forte, il posto giusto per cercarlo in moto non sono i borghi ingolfati ma le strade di crinale che ho elencato sopra — e le trovi anche nella guida alle 15 destinazioni costiere più belle da raggiungere in moto, dove la Liguria fa la sua figura senza le trappole del turismo di massa.

Il giro della Liguria in moto: l’anello di più giorni

La Liguria si gira da ponente a levante, salendo in quota e scendendo al mare solo per i tratti che valgono. In tre o quattro giorni si cuce un vero viaggio da Imperia allo Spezzino, alternando i passi delle Alpi Liguri, le foreste del Savonese, i valichi dietro Genova e l’Appennino del Levante.

  • Giorno 1 — Il ponente imperiese (~150 km). Da Imperia il Colle di Nava (SS28) con i forti e la lavanda, poi la risalita della Valle Argentina fino a Triora. Notte nell’entroterra imperiese, tra Triora e Pigna.
  • Giorno 2 — Il Savonese e le sue foreste (~140 km). Rientro verso la costa e salita al Colle del Melogno (SP490) tra le faggete e i forti, con puntata in Val Bormida. Notte tra Finale e Savona.
  • Giorno 3 — I passi dietro Genova (~130 km). Il balcone del Faiallo (SP40/SP73), poi l’anello storico di Turchino e Bocchetta (SS456) sull’Appennino genovese. Notte nel Tigullio, tra Chiavari e Sestri Levante — e, volendo, un salto serale alle Cinque Terre lasciando la moto e prendendo il treno.
  • Giorno 4 — L’Appennino del Levante e il mare (~170 km). La Val d’Aveto e il Passo del Bocco (SS586, verificando il senso unico alternato), poi discesa sul Passo del Bracco (SS1) verso lo Spezzino, con l’estensione della Val di Vara e del Passo di Cento Croci (SS523) a chiudere in provincia di La Spezia.

Puoi accorciarlo a un weekend sul ponente (Nava, Argentina e Melogno) o sul levante (Faiallo, Bracco e Aveto), oppure allungarlo verso Piemonte, Emilia e Toscana, che la Liguria confina lungo tutto il crinale. Se è il tuo primo viaggio di più giorni, prima di partire vale la pena leggere come pianificare un viaggio in moto di più giorni: tappe, bagaglio, ritmo. E questi sette percorsi sono solo una parte di quello che si può fare — trovi l’inquadramento completo nella guida ai viaggi in moto.

Quando andare

La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori per la Liguria. Da aprile a giugno e da settembre a ottobre trovi temperature giuste, la lavanda in fiore sul Nava, i boschi verdi e — soprattutto — la costa ancora respirabile. È la finestra ideale per abbinare mare ed entroterra senza il caos estivo, e per le prime uscite dopo l’inverno la trovi raccontata anche negli itinerari moto primaverili in Italia.

Per i passi alti — il Faiallo, il Melogno, il Tomarlo — la finestra buona va da tarda primavera a inizio autunno. Anche se il mare è a pochi chilometri, questi valichi sono tra i più nevosi della Liguria e d’inverno chiudono o diventano infidi per neve e ghiaccio. Un occhio ai pneumatici qui conta davvero, perché il fondo ligure, tra umidità e salsedine, perdona poco.

Estate: i passi sono al meglio, freschi e ombrosi, ma la costa diventa un imbuto e l’Aurelia si intasa. Se giri a luglio o agosto, sfrutta il mattino presto e sali di quota nelle ore centrali; qualche accortezza per il caldo la trovi nella guida per affrontare il caldo estremo in moto. Inverno: restano la costa e i valichi bassi, ma l’Appennino e i passi di crinale sono fuori dai giochi. E in ogni stagione, in Liguria, tieni d’occhio il meteo: qui i temporali arrivano violenti e improvvisi.

Cinque insidie liguri, dette per bene

  1. Le frane. La Liguria è la regione delle frane: l’Aurelia, la Val d’Aveto, la Valle Argentina hanno tutte chiuso di recente. Controllare lo stato della viabilità sui canali Anas e della Città Metropolitana prima di partire non è pignoleria: qui è parte del mestiere, più che altrove.
  2. L’Aurelia costiera d’estate. La SS1 sul litorale, nei weekend e ad agosto, è un tappo continuo di traffico e semafori. Il divertimento è salire nell’entroterra, non stare in coda sul lungomare: usa la costa per spostarti, i passi per guidare.
  3. Le gallerie e il fondo viscido. Sull’Aurelia e sulle statali interne — Bracco, Turchino — le gallerie sono tante: lo sbalzo luce-buio è brusco e all’imbocco l’asfalto è spesso viscido di umidità e salsedine. Rallenta prima di entrare, non dentro.
  4. La pioggia e il sale. Il clima ligure regala rovesci intensi e allerte frequenti, e l’asfalto vicino al mare trattiene umidità e sale: l’aderenza in curva può essere infida anche a strada apparentemente asciutta. Se ti coglie l’acqua, servono le tecniche giuste per guidare sotto la pioggia.
  5. Le ZTL e i borghi pedonali. Portofino (telecamere permanenti) e le Cinque Terre (treno, non moto) sono i casi più noti, ma anche i borghi dell’entroterra — Triora, Dolceacqua, Apricale, Cervo — hanno centri storici stretti e in gran parte pedonali. La regola è sempre la stessa: lasciare la moto all’ingresso ed entrare a piedi. E prima di ogni partenza, la checklist pre-partenza qui conta, perché tra un passo dell’Appennino e l’altro l’officina più vicina può essere lontana.

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Domande frequenti

Qual è il periodo migliore per andare in moto in Liguria?

Dipende da dove punti. Per la costa e i valichi bassi la primavera e l’autunno sono ideali, con temperature miti e poco traffico. Per i passi alti — il Faiallo, il Melogno, il Tomarlo — la finestra buona va da tarda primavera a inizio autunno, quando sono liberi da neve. L’estate è ottima in quota ma pesante sulla costa, dove l’Aurelia si intasa.

Qual è la strada più bella della Liguria in moto?

È una gara a più. Per il colpo d’occhio sul mare vince il Passo del Faiallo, il «balcone» del Beigua a 1.044 metri. Per i tornanti da leggenda c’è il Passo del Bracco sull’Aurelia, teatro della Mille Miglia. Per l’entroterra vero, il Colle di Nava con la lavanda e i forti, o la Val d’Aveto con il Passo del Bocco. Sono strade diverse: il Faiallo è panorama, il Bracco è curve, l’Aveto è Appennino selvaggio.

Si può andare alle Cinque Terre in moto?

Non conviene. I borghi delle Cinque Terre hanno i centri pedonali a traffico limitato, il parcheggio è riservato ai residenti e per i visitatori restano pochi posti a pagamento e quasi sempre pieni. Le strade alte sono vicoli stretti che finiscono contro le barriere. Il modo giusto di visitarle è lasciare la moto a Levanto o alla Spezia e prendere il treno del Cinque Terre Express.

Le strade dei passi liguri sono aperte tutto l’anno?

No. I valichi di crinale come il Faiallo e il Melogno, pur essendo a pochi chilometri dal mare, sono tra i più nevosi della Liguria e d’inverno chiudono o diventano insidiosi per neve e ghiaccio. La Val d’Aveto, inoltre, nel 2026 è riaperta a senso unico alternato dopo una frana: come sempre in Liguria, meglio verificare che la strada sia aperta prima di mettersi in sella.

La Via del Sale da Nava a Limone si può fare in moto da strada?

No. La Via del Sale (Alta Via Limone-Monesi) è una strada bianca ex militare, interamente sterrata, aperta ai motori solo da fine giugno a metà ottobre e a pagamento con prenotazione. È un percorso fuoristrada, non da moto stradale: in sella da turismo l’asfalto si ferma a Ponte di Nava e al Colle di Nava.

Ci sono raduni ed eventi moto in Liguria?

Sì, tra la costa e l’entroterra si tiene di tutto, dai raduni di primavera agli appuntamenti estivi. Trovi gli eventi moto in Liguria sul portale eventi di RideLog, aggiornato con motoraduni, fiere e appuntamenti regione per regione.

Prima di partire

La Liguria in moto è una regione a due piani: sotto il mare e il caos estivo, sopra i passi vuoti, le faggete fresche e i forti nel bosco. Non è la terra dei valichi da record, ma quella delle strade da scoprire una a una — a patto di sapere quali salire, quali si fanno a piedi o in treno, e quali oggi sono a senso unico alternato dopo l’ennesima frana.

Sali dalla costa il prima possibile, controlla la viabilità prima di ogni partenza, lascia la moto fuori dai borghi e non fidarti delle liste che ti mandano dritto alle Cinque Terre in sella. E registra tutto, perché di questo viaggio ti resteranno i percorsi molto più delle foto.

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