Controllo targa moto: cosa puoi sapere davvero (e cosa no)
Viaggiare in moto Pubblicato il 30 Luglio 2026 di Dimitri

Controllo targa moto: cosa puoi sapere davvero (e cosa no)

Il controllo targa moto è la prima cosa che chiunque prova a fare davanti a un annuncio di usato: sette caratteri, un campo di ricerca, e la speranza di scoprire chi è il proprietario, quanti chilometri ha fatto davvero e se la moto ha una storia che il venditore non racconta.

Poi cerchi come si fa e trovi una ventina di siti che promettono tutto, spesso a pagamento, spesso senza dire da dove prendono i dati. La parte interessante è che i controlli ufficiali esistono, tre sono gratuiti, uno di questi mostra il chilometraggio registrato a ogni revisione — e nessuno dei tre ti dà il nome del proprietario.

Qui sotto trovi cosa restituisce ogni canale ufficiale, che cosa ti costa, i limiti che le pagine istituzionali dichiarano nero su bianco (e che quasi nessuna guida cita) e l’ordine in cui uso questi controlli quando guardo una moto usata.

Dietro una targa non c’è un archivio, ce ne sono due

Questa è la confusione che manda fuori strada tutte le ricerche: si parla di «controllo targa» come se esistesse un unico database. Gli archivi sono due, gestiti da due enti diversi, e rispondono a domande diverse.

ArchivioChi lo tieneA cosa risponde
PRA (Pubblico Registro Automobilistico)ACIChi è l’intestatario, quali vincoli o gravami ci sono sul veicolo
Archivio nazionale dei veicoliDipartimento per i trasporti terrestri (Motorizzazione)Dati tecnici, revisioni, classe ambientale, vicende del veicolo

L’archivio nazionale dei veicoli è istituito dall’articolo 226 del Codice della Strada, che al comma 6 elenca cosa deve contenere: le caratteristiche di costruzione e identificazione, l’emanazione della carta di circolazione, «tutte le successive vicende tecniche e giuridiche del veicolo» e — tienilo a mente, ci torno più avanti — «gli incidenti in cui il veicolo sia stato coinvolto».

Il PRA, invece, è il registro dove si scrive chi possiede cosa. È lì che finisce il passaggio di proprietà della moto e da lì che nasce il certificato di proprietà.

Tenere separate le due cose serve a capire perché alcune informazioni sono gratuite e immediate e altre costano, richiedono un’identità digitale e arrivano dopo giorni.

I tre controlli gratuiti che si fanno con la sola targa

Sul Portale dell’Automobilista, il sito istituzionale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la sezione «Servizi Online» contiene una quindicina di voci. La maggior parte riguarda la patente, i monopattini, i professionisti o richiede un accreditamento. Quelle che si interrogano con la sola targa, senza registrarsi e senza pagare, sono tre.

ServizioCosa serveCosa restituisce
Verifica revisioni effettuatetipo di veicolo + targa + captchaelenco delle revisioni dal 1° giugno 2018 con data, esito e chilometri
Verifica classe ambientale veicolotipo di veicolo + targa + captchacategoria Euro e dato di emissione CO2
Verifica copertura RCAtargase la targa risulta non in regola con l’obbligo assicurativo

I primi due chiedono di selezionare il tipo di veicolo e l’elenco comprende sia il motoveicolo sia il ciclomotore: non sono servizi pensati per le sole automobili, come si legge spesso in giro. Il terzo non ha nessun selettore e riguarda, testualmente, «i veicoli a motore e i rimorchi immatricolati in Italia».

A questi tre se ne aggiunge un quarto, gestito da un ministero diverso: la ricerca dei veicoli rubati o smarriti del Ministero dell’Interno. Anche quella è gratuita e anonima.

Verifica revisioni effettuate: cosa vedi e da quando

Il servizio è dichiarato in modo asciutto sulla pagina istituzionale: «È possibile utilizzare il servizio di verifica delle revisioni per i veicoli. Il servizio visualizza le revisioni effettuate dopo il 1° giugno 2018».

Quella data è lo spartiacque e conviene metabolizzarla subito: se stai guardando una moto del 2012, le revisioni fatte prima di giugno 2018 non compaiono. Non è un malfunzionamento, è il perimetro del servizio. Su una moto immatricolata negli ultimi anni, invece, l’elenco copre quasi tutta la vita del mezzo.

Inserisci tipo di veicolo, targa e un captcha, e ottieni una tabella con tre colonne: data revisione, esito revisione, km rilevati dall’operatore. L’esito può assumere tre valori:

  • REGOLARE — la revisione è stata superata.
  • RIPETERE — il veicolo è stato rimandato a una nuova prova.
  • SOSPENDERE — il veicolo è stato sospeso dalla circolazione.

Una sequenza di «REGOLARE» a distanze regolari racconta un mezzo seguito. Un «RIPETERE» isolato non è un dramma: capita per una lampadina o per l’emissione fuori soglia. Un buco di anni in cui non risulta nessuna revisione, su una moto che avrebbe dovuto farla, è un’altra cosa — e vale la pena chiedere spiegazioni prima di parlare di prezzo. Se non hai presente le scadenze, le ho messe in fila nella guida su ogni quanto va fatta la revisione della moto.

Se il servizio risponde «Targa non associata a veicolo circolante», la moto non risulta circolante con quella targa: può essere radiata, esportata, o la targa è stata digitata male.

I km rilevati alla revisione: il dato che quasi nessuno cita

Questa è la parte che ribalta la discussione sui chilometri delle moto usate. Dal 1° giugno 2018 il chilometraggio letto in sede di revisione viene registrato negli archivi della Motorizzazione e, in caso di esito positivo delle verifiche, riportato anche sull’attestato di revisione. Finisce quindi nel servizio ministeriale «Verifica revisioni effettuate», che è gratuito e ha una colonna dedicata.

Vuol dire che su una moto revisionata dopo quella data hai a disposizione dei punti fermi: quanti chilometri segnava il contachilometri in quel giorno preciso, secondo chi l’ha guardato. Metti in fila due o tre revisioni e ottieni una percorrenza media annua. Se l’annuncio dichiara 18.000 km e l’ultima revisione di due anni fa ne registrava 31.000, la conversazione cambia argomento.

Prima di usarlo come prova, però, va letto l’avviso che il Ministero mette nella schermata del servizio. Lo riporto per intero perché è la parte che nessuna guida cita:

«Si rende noto che il numero dei chilometri totali percorsi dal veicolo, riportati nella colonna ‘km rilevati dall’operatore’, è un dato che viene rilevato manualmente dalla strumentazione di bordo dall’operatore che esegue la revisione del veicolo. Poiché dal 1° giugno 2018, in caso di esito positivo delle verifiche, tale dato viene riportato anche sull’attestato di revisione, è esclusiva responsabilità dell’utente verificare il dato inserito appena ricevuto il predetto attestato e, in caso di errore, chiederne l’immediata rettifica all’operatore che ha eseguito la revisione. Ne consegue che una volta concluso il processo di revisione ed aggiornati gli archivi, la Motorizzazione non potrà apportare alcuna modifica ai dati né, tantomeno, accettare richieste in tal senso, anche se supportate da attestazioni sottoscritte dalla struttura presso la quale è stata effettuata la revisione.»

Tre conseguenze pratiche, tutte scritte lì.

La prima: il numero lo digita una persona che legge un display. Uno zero in più o in meno è possibile, e su una moto con contachilometri digitale a cinque cifre lo è ancora di più.

La seconda: controllare quel numero è compito di chi porta il mezzo a revisione, subito, quando ritira l’attestato. È l’unico momento in cui si corregge.

La terza, che è quella che pesa: dopo l’aggiornamento degli archivi il dato non si tocca più. Non lo cambia la Motorizzazione, e non basta un’attestazione firmata dal centro che ha fatto la revisione. Un errore di battitura resta nell’archivio per sempre.

Un’ultima avvertenza sulla stessa nota: la successione storica completa dei dati di revisione, chilometraggio compreso, il Ministero la descrive come «resa disponibile solo agli utenti registrati». Se dall’interrogazione anonima con captcha non vedi tutte le righe che ti aspetti, il passo successivo è registrarsi al portale con la propria identità digitale, non affidarsi a un servizio a pagamento di terzi.

Quindi: usa i chilometri della revisione come controllo incrociato, non come certificato. Se il numero non torna, la domanda giusta al venditore è «mi mostri l’attestato di revisione?», non «hai truccato il contachilometri». E se la moto è tua, la prossima volta che ritiri l’attestato guarda il numero prima di uscire dall’officina: è l’unica finestra utile che hai.

Il resto della storia — quando è stato fatto il tagliando, cosa è stato sostituito, con quali ricambi — non sta in nessun archivio pubblico. Sta nel libretto di manutenzione e nelle ricevute, se il proprietario le ha tenute.

Classe ambientale e CO2: il controllo che serve prima di entrare in città

Il secondo servizio gratuito è meno noto e più utile di quanto sembri: «Verifica la classe ambientale di appartenenza (categoria Euro) di autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori, con il relativo dato di emissione CO2».

Serve in tre situazioni concrete. Quando devi capire se la moto che stai comprando potrà entrare nelle aree a traffico limitato del posto dove vivi, perché le ordinanze comunali ragionano per categoria Euro. Quando il libretto è vecchio, illeggibile o non riporta la classe in modo chiaro. E quando vuoi verificare cosa risulta all’archivio ministeriale, che è il dato su cui poi si regolano le altre amministrazioni.

Sulle moto più vecchie è anche il controllo che ti evita una sorpresa: una Euro 1 può essere perfettamente in regola e perfettamente inutilizzabile in certi centri storici.

Verifica copertura RCA: cosa dice davvero il servizio del Ministero

Qui c’è il fraintendimento più diffuso di tutta la materia. In rete il servizio viene presentato come un modo per scoprire «chi assicura quel veicolo e quando scade la polizza». La pagina ufficiale dice un’altra cosa:

«In questa sezione è possibile consultare i numeri di targa dei veicoli a motore e dei rimorchi immatricolati in Italia che non risultano in regola con gli obblighi assicurativi RCA. Lei può effettuare la ricerca del suo veicolo scrivendo il numero di targa nell’apposito campo di inserimento. Le informazioni sono aggiornate in tempo reale dalle compagnie assicuratrici.»

Il servizio è costruito come una consultazione delle targhe non in regola. La domanda a cui risponde è «questa targa risulta scoperta?», non «con chi è assicurata?».

E c’è un secondo passaggio, nella stessa pagina, che vale più di molte spiegazioni: «Se sa di avere in corso un regolare contratto di assicurazione RCA ed ha verificato che il suo veicolo non risulta assicurato, le raccomandiamo di contattare subito la sua Compagnia di assicurazione». Cioè: il Ministero mette per iscritto che l’esito può non coincidere con la realtà, perché dipende da quello che le compagnie hanno trasmesso.

Da usare quindi in questo modo: come campanello d’allarme se la targa risulta irregolare, e non come certificato di copertura se risulta pulita. La prova che una moto è assicurata resta il contratto, non uno screenshot.

La stessa pagina ricorda la posta in gioco, citando l’articolo 193 del Codice della Strada: circolare senza copertura RCA costa da 841 a 3.366 euro, più il sequestro del veicolo. Se stai valutando una moto ferma da tempo, è uno dei motivi per cui conviene sistemare la polizza prima di muoverla, come ho scritto parlando di come si gestisce l’assicurazione nelle stagioni in cui la moto si usa poco.

Se la moto è rubata: il servizio della Polizia Criminale

Il controllo sui veicoli rubati non sta sul Portale dell’Automobilista: è un servizio della Direzione Centrale della Polizia Criminale — Servizio per i Sistemi Informativi Interforze. Si inserisce la targa, il numero di telaio o entrambi, più un captcha. È gratuito e non richiede registrazione.

Prima di considerarlo una garanzia, però, leggi le sue tre FAQ ufficiali, perché delimitano il servizio in modo netto.

Il primo limite è temporale. «Il furto di un veicolo comporta sempre l’avvio di specifiche attività investigative che, specialmente nei giorni immediatamente successivi all’evento criminoso, è opportuno che rimangano coperte da particolare riservatezza. Per questo motivo, i dati del veicolo sottratto sono consultabili attraverso il sito solo dopo alcuni giorni che l’informazione è stata effettivamente acquisita dalle forze di polizia.» Una moto rubata la settimana scorsa può risultare pulita.

Il secondo limite è di perimetro, ed è quello che conta di più per chi compra: «nell’archivio sono presenti esclusivamente i veicoli completi di targhe e telaio smarriti o sottratti al legittimo proprietario mediante furto. Non vi rientrano, ad esempio, quelli costituenti oggetto di appropriazione indebita o smarrimenti/furti parziali (solo targhe o solo telaio)». Tradotto: la moto affidata a qualcuno che non l’ha mai restituita non è un furto ai fini di questo archivio. E una targa rubata montata su un altro mezzo non ci finisce.

Il terzo limite è di accesso: «L’accesso alle informazioni deve intendersi consentito per singole interrogazioni con esclusione della disponibilità dell’intero data-base».

Due dettagli operativi: i dati vanno inseriti senza spazi e con soli caratteri alfanumerici — sul telaio niente asterischi, trattini o parentesi — mentre gli zeri iniziali si scrivono se compaiono anche sul libretto. E se controlli una targa perché sospetti che un mezzo abbandonato sia rubato, il servizio stesso dice cosa fare: segnalarlo alla stazione dei Carabinieri o della Polizia più vicina, anche telefonando al 112.

Il controllo del telaio, oltre a quello della targa, è il motivo per cui vale la pena chiedere una foto del punzone sul cannotto prima di spostarsi per andare a vedere una moto. Sul fronte opposto — proteggere la propria — ho raccolto quello che funziona davvero nella guida su come difendere la moto dai furti.

Chi è l’intestatario: la visura PRA e quanto costa davvero

Il nome di chi possiede il veicolo non sta in nessuno dei servizi gratuiti. Sta nel PRA, e il canale ufficiale per leggerlo è Visurenet, il servizio online dell’ACI. La scheda istituzionale è precisa su ogni voce, e ogni voce smonta una promessa che si legge altrove.

Cosa restituisce: «le informazioni sullo stato giuridico attuale del veicolo (intestatario, vincoli/gravami) come risultante dalla banca dati del PRA».

Chi può chiederla: «A chiunque ne faccia richiesta». Non serve essere il proprietario. Il PRA è un registro pubblico e questo è il senso della parola «pubblico».

Cosa serve: il tipo di veicolo — e l’elenco comprende esplicitamente il motoveicolo — e la targa completa.

Come si accede: con SPID, CIE, CNS o eIDAS. Con un limite che spiega da solo perché i siti commerciali esistono: «Sono consentite solamente tre visure nello stesso giorno con lo stesso codice fiscale».

Quanto costa: 6,00 euro, pagabili «solo tramite PagoPA».

Quanto ci vuole: «Il tempo di evasione è di 3-5 giorni lavorativi successivi alla ricezione della richiesta».

Che valore ha: «La visura in formato digitale che non costituisce certificazione». Per un documento con valore certificativo la strada è un’altra.

E c’è un limite che sulle moto pesa più che sulle auto: «La visura viene rilasciata solo se il veicolo è iscritto al PRA e la targa è contenuta in un archivio informatico (generalmente per i veicoli iscritti e/o oggetto di pratiche/operazioni effettuate dopo il 1992)». Su una moto degli anni Ottanta mai movimentata dopo il 1992, la visura online può semplicemente non esserci — ed è uno dei tanti motivi per cui l’acquisto di una moto storica segue regole proprie. Per i casi non gestibili online la stessa scheda indica la richiesta via PEC o e-mail all’Ufficio PRA della provincia di residenza.

Quindi il quadro reale è questo: sì, il nome dell’intestatario è ottenibile da chiunque; costa sei euro, richiede un’identità digitale, ne puoi fare tre al giorno e arriva in qualche giorno lavorativo. Chi ti promette la stessa informazione in trenta secondi ti sta vendendo un servizio di intermediazione, non un accesso privilegiato.

Vincoli e gravami: la parte della visura che può bloccare l’acquisto

L’altra metà della visura è quella che nessuno guarda e che invece decide se l’affare si può chiudere: i vincoli e i gravami iscritti sul veicolo.

Un fermo amministrativo iscritto dall’agente della riscossione, un’ipoteca a garanzia di un finanziamento, un sequestro: sono tutte annotazioni che vivono nel PRA e che seguono il veicolo, non la persona. Trovarle prima di versare un acconto è la differenza tra una trattativa e un problema.

È anche il motivo per cui la visura si chiede prima e non dopo: la formalità di trasferimento, con i suoi tempi e i suoi costi che ho messo in fila nella guida al passaggio di proprietà, si incastra male con una sorpresa scoperta a metà pratica.

Cosa non puoi sapere da una targa

Vale la pena essere espliciti anche su questo, perché è la metà della risposta che le guide saltano. Con la targa di una moto, oggi, in Italia, non ottieni:

  • le multe o i verbali a carico del veicolo;
  • lo stato di pagamento del bollo con un servizio nazionale unico per targa: la materia è regionale e i canali cambiano da regione a regione, come racconto nella guida sulla scadenza del bollo moto;
  • la manutenzione eseguita: tagliandi, catena, gomme, pastiglie non stanno in nessun archivio pubblico;
  • lo storico degli incidenti (torno subito sul perché è un caso interessante);
  • il numero di telefono o l’indirizzo del proprietario: la visura restituisce l’intestatario come risultante dal registro, non una scheda anagrafica per contattarlo.

Su questa lista si regge, tra l’altro, tutta la parte pratica dell’acquisto: quello che l’archivio non sa, lo devi vedere con gli occhi o chiedere per iscritto.

Lo storico incidenti: previsto dalla legge, non ottenibile

Questo è il passaggio che mi ha sorpreso di più mentre verificavo le fonti. Il comma 6 dell’articolo 226 dice che nell’archivio nazionale, per ogni veicolo, devono essere indicati anche i dati relativi «agli incidenti in cui il veicolo sia stato coinvolto».

Il dato, per legge, deve esserci. Ma la certificazione per targa che lo stesso comma prevede — «Previa apposita istanza, gli uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri rilasciano, a chi ne abbia qualificato interesse, certificazione relativa ai dati tecnici ed agli intestatari dei ciclomotori, macchine agricole e macchine operatrici» — riguarda ciclomotori, macchine agricole e macchine operatrici. Un motociclo non è in quell’elenco.

Il risultato è un buco che spiega perché in Italia non esista l’equivalente di certi registri stranieri sui sinistri: l’informazione è prevista nell’archivio, il canale per farsela rilasciare su una moto no. Chi compra usato deve ripiegare sugli indizi fisici — verniciature disallineate, viti girate, forcelle non pari, un telaietto sostituito — e su quello che il venditore mette per iscritto nell’atto di vendita.

Ciclomotori e minicar: il caso a parte

Sui cinquantini le regole cambiano due volte. Da un lato l’articolo 226 li include espressamente tra i mezzi per cui la Motorizzazione rilascia certificazione di dati tecnici e intestatari a chi ne abbia «qualificato interesse»: l’unico caso in cui la strada esiste.

Dall’altro il servizio di verifica delle revisioni li tratta come categoria separata, con un messaggio d’errore dedicato: «Targa non associata a Ciclomotore/Minicar circolante». Se stai controllando uno scooter 50, seleziona il tipo giusto: cercandolo come motoveicolo non lo trovi.

I siti che promettono il proprietario dalla targa

Un paragrafo, perché la SERP su questo argomento è piena di servizi che si presentano come «visura istantanea». Cosa aspettarsi, ora che sai come stanno le cose a monte:

  • i dati che possono avere sono quelli dei registri che ho descritto, con gli stessi limiti;
  • l’immediatezza è un servizio di intermediazione, non un accesso diverso;
  • l’accesso massivo agli archivi non è previsto: sia il servizio sui veicoli rubati sia le forniture di dati PRA lo escludono per il cittadino, e le forniture ACI sono destinate a operatori del settore automotive e pubbliche amministrazioni;
  • un dato tecnico (marca, modello, cilindrata, alimentazione, classe Euro) è facile da ottenere; il nome dell’intestatario passa dal PRA e dai suoi tempi.

Il mio approccio è banale: per i dati tecnici e le revisioni uso i servizi ministeriali, che sono gratuiti; per la parte giuridica pago i sei euro della visura ufficiale e aspetto. Su un acquisto da qualche migliaio di euro, qualche giorno di attesa è il costo più basso della trattativa.

Come uso questi controlli prima di comprare una moto usata

L’ordine conta, perché ogni passaggio costa più tempo o più soldi del precedente.

  1. Chiedi la targa nel primo messaggio, insieme a una foto del punzone del telaio. Un venditore in buona fede non ha motivo di rifiutare.
  2. Verifica revisioni effettuate: guarda la sequenza degli esiti e annota i chilometri di ogni riga. È il controllo più informativo e costa zero.
  3. Confronta i km con quelli dell’annuncio. Se non tornano, chiedi l’attestato di revisione prima di muoverti.
  4. Verifica classe ambientale: categoria Euro e CO2, per sapere dove potrai circolare.
  5. Verifica copertura RCA: se la targa risulta irregolare, chiedi spiegazioni prima di programmare la prova.
  6. Ricerca veicoli rubati o smarriti: targa e telaio, ricordando il ritardo di alcuni giorni e le esclusioni.
  7. Visura PRA su Visurenet: intestatario e gravami. È il passaggio a pagamento e il più lento, quindi lo faccio quando la moto mi interessa davvero.
  8. Verifica dal vivo quello che nessun archivio dice: telaio corrispondente al libretto, usura di catena e gomme, ricevute dei tagliandi, chiavi presenti.
  9. Metti per iscritto nell’atto di vendita quello che il venditore dichiara sui chilometri e sui sinistri.

Se invece la moto è la prima e stai ancora scegliendo che tipo prendere, il ragionamento a monte è un altro e l’ho fatto qui: come scegliere la prima moto. E se la targa che stai controllando è di un 125 che vuoi guidare con la patente B, prima verifica di poterlo fare: le condizioni sono più strette di quanto si creda.

Dopo l’acquisto: le scadenze diventano tue

C’è un momento preciso in cui il controllo targa smette di essere utile: quando la moto è tua. Da lì in avanti l’archivio pubblico continuerà a raccontare solo tre cose (revisioni, classe ambientale, posizione assicurativa), mentre tutto il resto — chilometri reali, tagliandi, gomme, catena, bollo — diventa una tua contabilità.

È esattamente il problema per cui ho costruito RideLog. L’app registra i viaggi da sola, tiene il conto dei chilometri percorsi senza che tu debba annotarli, e ti fa impostare i promemoria per tagliando, gomme, assicurazione e bollo sul veicolo giusto quando hai più di una moto. I dati restano sul telefono: non c’è un server dove finiscono, e questo su un mezzo di cui hai appena verificato ogni riga di archivio pubblico è una scelta che apprezzi.

Non fa il controllo targa e non fa la visura: quello passa dai canali ufficiali di cui sopra. Fa la parte che i canali ufficiali non coprono, cioè la storia della moto da quando è tua.

Scarica RideLog gratis e imposta i promemoria della moto appena comprata: il primo tagliando dopo un passaggio di proprietà è quello che si dimentica più facilmente.

Se poi vuoi capire come si tiene in ordine la parte meccanica senza dipendere sempre dall’officina, le operazioni base sono un buon punto di partenza. E se la moto usata che stai valutando arriva dall’estero o è senza targa, i costi e i passaggi sono quelli della prima immatricolazione.

Domande frequenti

Il controllo targa moto è gratuito?

Dipende da cosa cerchi. Le revisioni effettuate dal 1° giugno 2018 con i relativi chilometri, la classe ambientale con il dato CO2 e la posizione rispetto all’obbligo assicurativo si controllano gratis sul Portale dell’Automobilista, con la sola targa e un captcha. La ricerca fra i veicoli rubati o smarriti del Ministero dell’Interno è gratuita anch’essa. L’intestatario e i gravami stanno nella visura PRA, che costa 6,00 euro.

Come faccio a sapere chi è il proprietario di una moto dalla targa?

Con una visura al PRA. Il servizio ufficiale è Visurenet dell’ACI: si accede con SPID, CIE, CNS o eIDAS, servono tipo di veicolo e targa completa, costa 6,00 euro pagabili solo con PagoPA e viene evasa in 3-5 giorni lavorativi. La scheda ufficiale precisa che è aperta «a chiunque ne faccia richiesta», che sono consentite tre visure al giorno per codice fiscale e che il documento «non costituisce certificazione».

Posso vedere i chilometri reali di una moto usata dalla targa?

Puoi vedere i chilometri rilevati a ogni revisione effettuata dopo il 1° giugno 2018, che è già molto per un controllo incrociato con l’annuncio. Non è una certificazione: il Ministero avverte che il dato è rilevato manualmente dall’operatore e che, una volta aggiornati gli archivi, non è più modificabile nemmeno con un’attestazione del centro di revisione.

Come verifico se una moto è rubata prima di comprarla?

Con la ricerca veicoli rubati o smarriti della Direzione Centrale della Polizia Criminale, inserendo targa e numero di telaio. Attenzione ai due limiti dichiarati: i dati sono visibili solo dopo alcuni giorni dall’acquisizione da parte delle forze di polizia, e l’archivio contiene solo veicoli completi di targa e telaio sottratti per furto — restano fuori l’appropriazione indebita e i furti parziali di sola targa o solo telaio.

La verifica RCA mi dice con quale compagnia è assicurata la moto?

La pagina ufficiale descrive il servizio come consultazione delle targhe che «non risultano in regola» con gli obblighi assicurativi: la domanda a cui risponde è se la targa risulti scoperta. Lo stesso portale invita chi ha una polizza regolare ma risulta non assicurato a contattare subito la compagnia, quindi l’esito va letto come segnale e non come certificato di copertura.

Posso sapere se una moto ha avuto incidenti?

Non per targa e non su un motociclo. L’articolo 226 del Codice della Strada prevede che nell’archivio nazionale dei veicoli siano indicati anche gli incidenti in cui il veicolo è stato coinvolto, ma la certificazione rilasciata a chi ne abbia «qualificato interesse» riguarda ciclomotori, macchine agricole e macchine operatrici. Per una moto restano l’ispezione dal vivo e le dichiarazioni scritte del venditore.

Il controllo targa moto, alla fine, è meno magico e più utile di come lo si racconta: non ti dice chi ha guidato quella moto né come, ma ti dà quattro punti fermi gratuiti e uno a pagamento, e soprattutto ti dice dove smettere di fidarti degli archivi e iniziare a guardare il mezzo.

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