Itinerari moto Veneto: 7 percorsi tra Dolomiti, passi e colline
Viaggiare in moto Pubblicato il 16 Luglio 2026 di Dimitri

Itinerari moto Veneto: 7 percorsi tra Dolomiti, passi e colline

D’estate, per salire in moto fino ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, la strada te la devi prenotare online: pedaggio, numero chiuso, e se arrivi senza pass resti fermo al lago di Antorno. È la prima cosa da capire del Veneto in moto: qui le strade più belle non sono sempre aperte, e alcune, anche d’estate, non le imbocchi e basta.

Cerca «itinerari moto Veneto» e trovi le solite liste che allineano gli stessi passi dolomitici senza dirti mai quale chiude sei mesi l’anno, quale ti fa passare per una forra che in moto non si percorre, quale esce dal Veneto senza avvisarti. Sotto trovi sette percorsi reali — dai grandi passi delle Dolomiti alle colline del Prosecco — con le quote giuste, le stagioni, e le insidie che nessuno mette in copertina.

Perché il Veneto in moto è tre regioni in una

Il Veneto ti mette davanti tre mondi diversi. C’è l’alta montagna delle Dolomiti bellunesi, con passi asfaltati che sfiorano i 2.240 metri: guglie di roccia, tornanti a non finire, l’aria che si fa sottile. Ci sono i rilievi pedemontani tra Vicenza, Treviso e Belluno — il Monte Grappa, il San Boldo, le Piccole Dolomiti — dove si guida forte a quote più basse e a due passi dalla pianura. E ci sono le colline del vino e i laghi, dal Prosecco patrimonio UNESCO alla sponda veneta del Garda, dove il giro è lento e si mangia e beve meglio che in mezza Europa.

La conseguenza pratica è che qui puoi costruirti il viaggio che vuoi: una settimana di soli passi dolomitici con base a Cortina, un weekend tra i vigneti di Valdobbiadene, o un mix che alterna le guglie e le colline nel giro di poche ore di strada.

La seconda conseguenza è meno comoda: i grandi passi dolomitici sono stagionali, e più d’uno nasconde una fregatura che le liste online non ti dicono — un accesso a numero chiuso, una forra che è pedonale, un giro che esce dalla regione. Programmare un viaggio in Veneto vuol dire sapere *prima* cosa è aperto, cosa è davvero percorribile in moto e cosa richiede una prenotazione, non scoprirlo davanti a una sbarra.

1. Passo Giau e l’anello ampezzano: il cuore delle Dolomiti

Se dovessi salvare un solo giro del Veneto in moto, sarebbe questo. Attorno a Cortina d’Ampezzo si chiude un anello di grandi passi asfaltati che è tra i più belli delle Alpi: il Passo Giau (2.236 metri, la SP 638), il Passo Falzarego (circa 2.105 metri, la SR 48 delle Dolomiti) e il Passo Valparola (circa 2.192 metri), incastrato tra il Falzarego e le pareti del Lagazuoi.

Il Giau è il più fotografato e il più tecnico: 29 tornanti sul versante di Cortina, salita continua, e in cima l’anfiteatro di guglie che è la cartolina delle Dolomiti. Il Falzarego è più scorrevole e apre sul massiccio del Lagazuoi; il Valparola lo collega verso l’Alta Badia. Tutto asfaltato, con fondo in genere buono.

Sono passi stagionali. Il Giau chiude d’inverno e riapre in primavera; il Falzarego, servendo gli impianti da sci, spesso resta aperto più a lungo, ma può chiudere in poche ore con la neve. Attenzione a una trappola: il Valparola resta chiuso più a lungo degli altri per il pericolo valanghe, e capita che riaprano Falzarego e Giau mentre lui è ancora sbarrato. Controlla sempre lo stato strade prima di puntarci. Se i grandi valichi sono la ragione del tuo viaggio, li ho raccontati anche nella guida al touring alpino tra i passi di montagna.

2. Passo Pordoi e la Sella Ronda: bellissima, ma non è tutta veneta

Il Passo Pordoi (2.239 metri, la strada delle Dolomiti) è l’ingresso veneto al giro più famoso delle Alpi: la Sella Ronda, l’anello che gira attorno al massiccio del Sella toccando quattro passi. È spettacolare, ed è giusto raccontarlo — ma va detta una cosa che le liste “itinerari moto Veneto” omettono sempre.

La Sella Ronda esce ampiamente dal Veneto. Dei quattro passi, solo il Pordoi e il Campolongo (1.875 metri) toccano la regione, sul versante di Arabba — frazione di Livinallongo del Col di Lana, in provincia di Belluno. Il Passo Sella e il Passo Gardena sono interamente in Trentino-Alto Adige. L’anello completo attraversa tre province e due regioni: è un giro dolomitico, non un “giro veneto”, e chi te lo vende come tutto veneto ti sta raccontando mezza storia.

Detto questo, se sei ad Arabba il Pordoi va fatto: la salita da Arabba è una scala di tornanti larghi e regolari, e dalla cima, con la funivia che sale al Sass Pordoi, hai una delle viste più ampie sulle Dolomiti. Mettilo in conto sapendo che, per chiudere la Sella Ronda, per qualche ora sconfini — cosa che in moto, qui, è solo un piacere in più.

3. Passo Fedaia e la Marmolada: la Regina, e una forra da fare a piedi

Il Passo Fedaia (2.057 metri, la SP 641 sul versante veneto) ti porta ai piedi della Marmolada, la Regina delle Dolomiti, con il suo ghiacciaio e il lago artificiale in cima. Si sale da Rocca Pietore, nell’Agordino, e l’ultima rampa da Malga Ciapela è tra le più dure delle Dolomiti: pendenze che in alcuni tratti raggiungono il 15-18%, muri veri, da affrontare con una marcia in mano e la giusta trazione.

Qui c’è la trappola che rovina più articoli di questo tipo. Molte liste ti dicono di “attraversare in moto i Serrai di Sottoguda“, la forra scavata nella roccia sotto il passo. In moto non si fa. I Serrai sono una forra pedonale a traffico limitato: ci si entra a piedi (ingresso a pagamento, intorno ai 7 euro) o con la navetta, e il traffico di transito aggira la gola. Sono stati devastati dalla tempesta Vaia nell’ottobre 2018 e riaperti a tappe fino al 6 giugno 2026. Vale assolutamente una sosta — ma a piedi, lasciando la moto al parcheggio, non provando a infilarti dove i veicoli non passano.

La salita al Fedaia resta uno dei momenti forti del Veneto in moto: la fai sulla statale, non nella forra, e in cima ti trovi la parete sud della Marmolada che ti guarda dall’alto.

4. Passo San Boldo: la strada dei 100 giorni

Cambia completamente scala e vieni giù dai grandi passi. Il Passo San Boldo (706 metri, la SP 635) è basso, corto e uno dei pezzi di strada più incredibili d’Italia. Fu costruito dall’esercito austro-ungarico in cento giorni nel 1918, in piena guerra, e per questo lo chiamano “la strada dei cento giorni”.

Il tratto che lo ha reso famoso è una spirale di cinque gallerie scavate nella roccia, con i tornanti che si avvitano dentro e fuori la montagna in pochi metri di dislivello. In tutto il valico conta diciotto tornanti, tra la Val Belluna e Tovena, nel Trevigiano.

Ecco cosa devi sapere prima di infilarti nelle gallerie: sono strette, a una sola corsia, con un’altezza massima di 3,2 metri e un limite di 30 all’ora, e il passaggio è regolato da un senso unico alternato a semaforo. Non è un dettaglio: dentro si vede poco, lo spazio è quello che è, e chi entra col semaforo rosso o a velocità sostenuta si mette nei guai. Rispetta il semaforo, tieni l’andatura bassa e goditelo — è una delle strade più scenografiche che tu possa fare in una mattinata, a un’ora dalla pianura.

5. Monte Grappa: quota, storia e vista sulla pianura

Il Monte Grappa è la montagna della Grande Guerra: in cima, a Cima Grappa (1.775 metri), c’è il grande sacrario militare che raccoglie i resti di circa ventitremila caduti. Ci si sale per strade panoramiche che, nelle giornate limpide, aprono sulla pianura veneta fino alla laguna.

A differenza di molti “passi” fatti male, il Grappa non è un vicolo cieco con un’unica strada: ci si arriva da più versanti asfaltati. La SP 148 da Romano d’Ezzelino è la via principale, aperta tutto l’anno; la Strada Generale Giardino sale da Semonzo e Borso ed è più tortuosa (chiusa d’inverno con la neve); altre salite arrivano da Feltre e dal versante delle malghe, a est. Puoi quindi salire da un lato e scendere dall’altro, costruendoti l’anello che preferisci. Non ci sono pedaggi.

È la meta ideale per una mezza giornata: quota vera senza i tempi di percorrenza dei grandi passi dolomitici, curve continue, e un luogo che merita rispetto per quello che rappresenta. Sali con calma, fermati al sacrario, e guarda quanta pianura hai sotto.

6. Le Piccole Dolomiti vicentine: Xomo, Fugazze e Campogrosso

A cavallo tra Vicenza e il Trentino, le Piccole Dolomiti regalano un anello di passi asfaltati poco battuti dal turismo di massa e perfetti da guidare. Il giro classico concatena il Passo Xomo (circa 1.056 metri), il Pian delle Fugazze (circa 1.162 metri, sulla SS 46 del Pasubio) e il Passo Campogrosso (circa 1.457 metri), tra Schio, Recoaro Terme e le pareti del Pasubio.

È un itinerario tecnico, con tornanti stretti e boschi, e ha sopra di sé una delle montagne più cariche di storia della Prima guerra mondiale. Attenzione però a una confusione che gira in rete: la celebre Strada degli Eroi e la Strada delle 52 Gallerie del Pasubio, così come la vecchia Strada del Re, non sono percorsi in moto — sono itinerari escursionistici, in parte chiusi ai motori. E la “Strada del Menador”, che qualche lista accosta a questa zona, è in realtà in Trentino ed è chiusa per lavori. Quello che si fa in moto, qui, è l’anello Xomo–Fugazze–Campogrosso: tutto asfaltato, tutto aperto, e più che sufficiente a riempirti una giornata.

7. Le colline del Prosecco: l’itinerario che cambia registro

Chiudi il capitolo montagna e cambia mondo. Tra Conegliano e Valdobbiadene, nel Trevigiano, si stendono le colline del Prosecco, paesaggio culturale patrimonio UNESCO dal 2019. Qui non ci sono passi né quote: ci sono i vigneti a rittochino sulle colline ripide, curve lunghe tra i filari e paesi in cima ai crinali. È l’itinerario rilassato del Veneto, buono per qualsiasi moto e per qualsiasi livello, dove la media oraria bassa è il senso stesso del giro.

Il filo da seguire è la Strada del Prosecco, la prima strada del vino istituita in Italia, che collega Conegliano a Valdobbiadene passando per i saliscendi più belli. Fermati al colle del Cartizze, sopra Valdobbiadene, e alla pieve romanica di San Pietro di Feletto, affacciata sulle colline. Il periodo giusto è la primavera e, soprattutto, l’autunno della vendemmia, quando i filari virano all’oro.

Se cerchi invece la variante “lago”, la sponda veneta del Garda con la Gardesana Orientale (la SS 249 da Torri del Benaco a Malcesine, in provincia di Verona) e la salita al Monte Baldo ti danno acqua e panorami — più turistica e trafficata, ma sempre in Veneto e sempre godibile fuori stagione.

Il giro delle Dolomiti venete in moto: l’anello di più giorni

Se vuoi un vero viaggio e non una gita, il giro delle Dolomiti bellunesi è il pezzo forte del Veneto in sella. In tre o quattro giorni concateni i grandi passi tenendo Cortina o l’Agordino come base.

  • Giorno 1 — L’anello di Cortina (~90 km). Falzarego, Valparola e Giau in giornata, con partenza da Cortina. Poche decine di chilometri ma tutti d’alta quota: tienila libera e parti presto, prima delle code estive.
  • Giorno 2 — Arabba, Pordoi e Campolongo (~110 km). Sali ad Arabba e affronta il Pordoi; se vuoi, chiudi la Sella Ronda sconfinando in Trentino-Alto Adige e torna dal Campolongo. La tappa “grandi passi”.
  • Giorno 3 — La Marmolada (~120 km). Da Arabba o Cortina scendi verso Rocca Pietore e sali al Passo Fedaia, con la sosta a piedi ai Serrai di Sottoguda. Rientro dall’Agordino.
  • Giorno 4 (opzionale) — Verso valle (~130 km). Scendi dalle guglie ai rilievi pedemontani: il San Boldo e, se hai tempo, un assaggio delle colline del Prosecco per chiudere in relax.

È un anello che tiene l’alta quota nei primi giorni e la collina come dessert. Puoi accorciarlo a un weekend sul solo nodo di Cortina, oppure allungarlo verso il Grappa e le Piccole Dolomiti.

Se è il tuo primo viaggio di più giorni, prima di partire vale la pena leggere come pianificare un viaggio in moto di più giorni: tappe, bagaglio, ritmo. E la checklist pre-partenza qui conta più che altrove: tra le valli dell’Agordino un’officina può essere lontana.

Quando andare (e quando i passi sono chiusi)

La finestra buona per i grandi passi dolomitici: da giugno a fine settembre. Giau, Fedaia e Valparola aprono in primavera e richiudono con le prime nevi; Falzarego, Pordoi e Campolongo, servendo gli impianti da sci, spesso restano aperti più a lungo, ma non è mai garantito. Le date cambiano ogni anno: nel 2026, per fare due esempi, i Serrai di Sottoguda hanno riaperto il 6 giugno e la strada delle Tre Cime dal 23 maggio. Sui passi dolomitici, inoltre, dal 15 novembre al 15 aprile vige l’obbligo di pneumatici invernali o catene a bordo. Controlla sempre lo stato strade prima di salire.

Primavera e autunno sono l’ideale per le colline del Prosecco e per il Garda: vigneti in fiore o vendemmia, temperature giuste, poco traffico. Il San Boldo e il Grappa, a quote più basse, si fanno gran parte dell’anno.

Estate: i passi sono al meglio, ma è anche il momento delle code su Falzarego, Giau e Pordoi e del gran caldo nella pianura veneta. Se giri d’estate, sfrutta il mattino in quota e parti presto. Qualche accortezza sul caldo la trovi nella guida per affrontare le alte temperature in moto.

Inverno: l’alta quota è fuori dai giochi. Restano le colline del Prosecco, il Garda e i rilievi pedemontani per chi non vuole mettere via la moto.

Cinque insidie venete, dette per bene

  1. Le Tre Cime a numero chiuso. La strada che sale al Rifugio Auronzo, ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo (Auronzo di Cadore, nel Bellunese), è a pedaggio — intorno ai 26 euro per una moto nel 2026 — e con prenotazione online obbligatoria nei periodi di punta. Arrivare senza pass e trovare la sbarra è la delusione più evitabile del viaggio: prenota prima.
  2. I passi stagionali. Giau, Valparola e Fedaia sono chiusi per mesi, e il Valparola riapre più tardi degli altri per le valanghe. Un itinerario trovato online a marzo può essere impraticabile fino a giugno: verifica sempre le date d’apertura sull’anno in corso, e ricorda l’obbligo gomme invernali o catene dal 15 novembre al 15 aprile. La guida ai pneumatici moto vale la lettura prima di partire.
  3. Le gallerie del San Boldo. Strette, buie, a una corsia, con senso unico alternato a semaforo: si entra piano e col verde, non si improvvisa. È il tratto più bello del passo proprio perché va preso con la testa giusta.
  4. I Serrai di Sottoguda non si fanno in moto. È una forra pedonale a pagamento: le liste che te la vendono come “strada panoramica in moto” ti mandano a sbattere contro una ZTL. Sosta a piedi, la moto resta al parcheggio.
  5. I temporali di quota. In alta montagna il tempo gira in fretta e l’asfalto bagnato tra i tornanti, o umido nei tratti in ombra a nord, diventa insidioso. Rallentare basta, ma bisogna saperlo gestire: le tecniche per guidare sotto la pioggia tornano utili anche in agosto.

Traccia il viaggio (senza mandare i tuoi dati in giro)

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Domande frequenti

Qual è il periodo migliore per andare in moto in Veneto?

Dipende da cosa cerchi. Per i grandi passi delle Dolomiti (Giau, Pordoi, Fedaia, Falzarego) la finestra è da giugno a fine settembre, quando sono aperti e liberi dalla neve. Per le colline del Prosecco e il Garda l’ideale è la primavera e l’autunno della vendemmia. Il San Boldo e il Monte Grappa, a quote più basse, si fanno gran parte dell’anno.

Qual è il passo dolomitico più bello del Veneto in moto?

Il Passo Giau, 2.236 metri sulla SP 638 sopra Cortina, è il più amato: tornanti continui e in cima l’anfiteatro di guglie che è la cartolina delle Dolomiti. Il Passo Pordoi (2.239 metri) è il più alto tra quelli che toccano il Veneto, sul versante di Arabba.

Serve la prenotazione per salire alle Tre Cime di Lavaredo in moto?

Sì, nei periodi di punta. La strada che sale al Rifugio Auronzo è a pedaggio (intorno ai 26 euro per una moto nel 2026) e richiede la prenotazione online. Le moto sono ammesse, ma chi arriva senza pass rischia di restare al lago di Antorno: meglio organizzarsi prima.

Si attraversano in moto i Serrai di Sottoguda?

No. I Serrai di Sottoguda, sotto il Passo Fedaia, sono una forra pedonale a traffico limitato: si visitano a piedi (ingresso a pagamento) o con la navetta, non in moto. Il traffico di transito aggira la gola. Molte liste sbagliano su questo punto.

La Sella Ronda è tutta in Veneto?

No. Dei quattro passi della Sella Ronda solo il Pordoi e il Campolongo toccano il Veneto, sul versante di Arabba (provincia di Belluno); il Passo Sella e il Passo Gardena sono in Trentino-Alto Adige. È un anello dolomitico che attraversa due regioni, non un giro tutto veneto.

Ci sono raduni ed eventi moto in Veneto?

Sì, e sono un buon modo per abbinare un viaggio a un raduno. Trovi gli eventi moto in Veneto sul portale eventi di RideLog, aggiornato con motoraduni, fiere e appuntamenti regione per regione.

Prima di partire

Il Veneto premia chi lo prende sul serio. Non è una regione da “vado su e vedo”: è un territorio che cambia faccia ogni ora di strada e che, se lo programmi male, ti chiude in faccia i passi più belli — per la neve, per una sbarra o per una prenotazione che non hai fatto.

Verifica cosa è aperto, prenota le Tre Cime se ci vai d’estate, tieni un margine per l’imprevisto — e registra tutto, perché di questo viaggio ti resteranno i percorsi molto più delle foto.

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