Itinerari moto Marche: 7 percorsi tra Sibillini, Conero e Appennino
Viaggiare in moto Pubblicato il 19 Luglio 2026 di Dimitri

Itinerari moto Marche: 7 percorsi tra Sibillini, Conero e Appennino

Le Marche sono la regione che tutti attraversano e nessuno guarda. Si corre lungo l’A14 verso la riviera, si sfila davanti ai cartelli per Urbino e i Sibillini senza uscire, e si finisce altrove. Peccato, perché è una delle poche regioni italiane dove in un giorno passi dalla galleria che i Romani scavarono nel Furlo a un crinale dei Sibillini a 1.500 metri, e finisci la sera con la moto a picco sul mare del Conero. Il tutto senza code e senza folla — con un’avvertenza che nessuna brochure ti dà: qui, sulle montagne del sud, alcune strade stanno ancora tornando percorribili dieci anni dopo il terremoto.

Cerca «itinerari moto Marche» e trovi le solite liste che allineano gli stessi nomi senza dirti mai quale «panoramica» in realtà si sale a piedi, quale strada è chiusa ai motori nel weekend, quale sigla è cambiata da anni. Sotto trovi sette percorsi reali — dal Furlo ai Sibillini, dal Montefeltro al Conero — con le sigle giuste, le quote, le stagioni e le insidie che di solito restano in fondo alla pagina.

Perché le Marche in moto sono una regione verticale

La cartolina delle Marche è la spiaggia e la fila di ombrelloni. In moto, però, la costa è la parte meno interessante: dritta, trafficata, semaforica. Il bello comincia appena ti giri verso l’interno, dove il terreno si increspa in una successione di colline e valli parallele che salgono dall’Adriatico fino al crinale appenninico, come le dita di una mano aperta. Ogni fiume — Metauro, Esino, Chienti, Tenna, Aso, Tronto — ha la sua valle e la sua strada che risale verso i monti.

La conseguenza pratica è che qui il divertimento è trasversale: si lascia la costa, si punta ai monti, si scollina e si scende nella valle accanto. A nord, nel Pesarese, comandano il Montefeltro e i rilievi appenninici del Catria e del Nerone; al centro, tra Ancona e Macerata, le gole e le colline dei borghi; a sud, il muro dei Monti Sibillini, il gruppo montuoso più alto e severo, che le Marche condividono con l’Umbria e con il ricordo del sisma del 2016.

Ed è proprio questa la seconda cosa da sapere, che nelle Marche conta più che altrove. La zona dei Sibillini, tra le province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, è stata il cratere del terremoto del 2016: paesi rasi al suolo, strade chiuse per anni, una ricostruzione ancora in corso nel 2026. Le grandi arterie sono percorribili e alcune salite di montagna sono tornate accessibili di recente, ma programmare un giro qui vuol dire una cosa in più: controllare lo stato della viabilità prima di partire, e avere il rispetto di sapere che si sta guidando dentro una ferita che si sta ancora rimarginando.

1. La Gola del Furlo e la galleria dei Romani (SP3)

Se devo indicare la strada che riassume le Marche in pochi chilometri, è la vecchia Via Flaminia dentro la Gola del Furlo. Oggi si chiama SP3 (un tempo era la SS3 Flaminia, poi declassata quando è stata costruita la superstrada moderna) e si infila nella forra scavata dal fiume Candigliano tra il Monte Pietralata (889 metri) e il Monte Paganuccio (976 metri), in provincia di Pesaro-Urbino, poco sopra Acqualagna.

Il pezzo forte è la galleria del Furlo: un traforo di una quarantina di metri fatto scavare dall’imperatore Vespasiano nel 76-77 d.C. — il *forulum*, «il piccolo foro», che ha dato il nome al luogo. Ci passi in moto sotto la roccia viva, con il fiume smeraldo di lato e le pareti a strapiombo dove nidifica il falco pellegrino (la gola è Riserva Naturale Statale dal 2001).

Una precisazione che quasi nessuna lista fa: la strada bella è la SP3, non la SS3. La statale moderna scavalca la gola con un lungo tunnel a quattro corsie, veloce e anonimo; quella panoramica è la vecchia Flaminia che entra nella galleria romana. Da quando il traffico è passato sulla superstrada, la vecchia strada è tornata quieta ed è un piccolo paradiso da guidare piano, godendosela. È a due passi da Urbino: e qui scatta la prima trappola da borgo — la città ducale, patrimonio UNESCO, ha il centro storico a traffico limitato; si lascia la moto a Borgo Mercatale, sotto le mura, e si sale a piedi.

2. Il Monte Nerone, la salita che non ti aspetti (SP15)

Restando nell’Appennino pesarese, la SP15 «del Monte Nerone» è una delle salite più belle e meno note del centro Italia. Il Monte Nerone (1.525 metri) si inerpica sopra Piobbico e Apecchio, e ci si sale per tre versanti asfaltati: da Piobbico (una tirata di quasi quattordici chilometri che parte da poco più di 300 metri), da Apecchio verso Pian di Molino, e dal lato di Serravalle di Carda, dove l’asfalto è quasi perfetto. Curve pulite, faggete, panorami che nelle giornate limpide arrivano al mare.

Va detto subito, per onestà: in vetta al Nerone non si arriva in moto. Gli ultimi metri sono recintati — ci sono i ripetitori RAI e un’installazione del Ministero della Difesa — e la cima vera resta interdetta. Ma la salita è tutta su strada asfaltata fino a quota alta, con rifugi e piccoli impianti, ed è lì che sta il divertimento. Non è un valico da attraversare: è una montagna da salire e ridiscendere, come si fa con i grandi colli. Trattandosi di quota, la finestra buona è quella calda: da tarda primavera a inizio autunno.

3. Il Cippo di Carpegna, la salita di Pantani (Via Cippo)

Nel Montefeltro, l’angolo nord delle Marche, c’è una strada che i ciclisti conoscono a memoria e i motociclisti spesso ignorano: la Via Cippo, la salita al Monte Carpegna (1.415 metri) che Marco Pantani usava come palestra, con i cippi che segnano curva dopo curva il dislivello. Parte da Carpegna — che resta nelle Marche, in provincia di Pesaro-Urbino, a differenza di San Leo, Novafeltria e Pennabilli, passati all’Emilia-Romagna nel 2009 — e sale con tornanti stretti fino al monumento a Pantani, attorno ai 1.350 metri.

È una salita leggendaria, ma va raccontata con due avvertenze pesanti, perché è qui che casca l’asino delle liste allegre. Primo: il tratto dal Cippo verso la vetta, dove stanno i ripetitori, è chiuso al traffico motorizzato — ci vanno solo le bici. Secondo, e più importante: la Via Cippo è chiusa a tutti i veicoli a motore nei weekend estivi — sabati e domeniche di luglio e agosto, più Ferragosto — per ordinanza del Comune di Carpegna, con un servizio navetta al posto delle auto e delle moto. In pratica: in moto ci si sale solo nei giorni feriali, o fuori dall’estate. Presa così, in un martedì di giugno, è una delle salite più emozionanti dell’Appennino centrale. Presa di sabato ad agosto, è un cancello chiuso. Chi arriva quassù dal versante romagnolo può abbinarla agli itinerari moto in Emilia-Romagna, che confina lungo tutta la Valmarecchia.

4. La Riviera del Conero, l’unico mare che vale la moto (strada del Conero)

Se c’è un pezzo di costa marchigiana che merita la moto, è il Monte Conero (572 metri), l’unico promontorio che rompe la spiaggia dritta dell’Adriatico. La strada provinciale del Conero sale da Ancona tra la macchia mediterranea e cala verso Sirolo, Numana e la baia di Portonovo, con scorci a picco sul mare e sui faraglioni delle Due Sorelle. È corta, ma è l’unico affaccio marino di tutto questo giro, e vale la deviazione.

C’è però una cosa che gioca a favore dei motociclisti e va sfruttata. D’estate il Conero è preso d’assalto: le auto trovano ZTL, blocchi ai parcheggi pieni e una navetta gratuita (attiva dal 31 maggio al 20 settembre 2026), e Portonovo e Mezzavalle si raggiungono su prenotazione nei weekend e per tutto agosto. La buona notizia è che la moto passa dove l’auto no: i motocicli accedono senza le restrizioni che bloccano le quattro ruote. Resta il caos del traffico estivo, quindi il consiglio è sempre lo stesso — vacci presto la mattina o fuori dai weekend di punta, e ti godi le curve sul mare invece di stare fermo in coda.

5. Sarnano e Sassotetto, la strada dei Sibillini che è tornata (SP120)

Si scende verso il Maceratese e si entra nel regno dei Monti Sibillini. Da Sarnano — uno dei borghi più belli delle Marche — la SP120 sale a tornanti verso la stazione di Sassotetto e la Pintura del Grillo, attorno ai 1.340 metri, con curve larghe a «U» affacciate sulla vallata. È la salita di montagna più bella e accessibile del versante marchigiano dei Sibillini.

Ed è qui l’hook fresco di questo giro, quello che le liste vecchie non sanno ancora: la SP120 Sarnano-Sassotetto è stata riaperta il 5 dicembre 2025 dopo mesi di chiusura per lavori post-sisma da 3,6 milioni di euro (Anas e Provincia di Macerata). Hanno costruito una nuova galleria paramassi, reti e barriere anti-caduta, muri di contenimento e barriere anti-valanga: la strada, che franava, adesso è messa in sicurezza. È l’equivalente marchigiano di quelle riaperture che restituiscono un pezzo di montagna a chi ci vuole tornare in moto. Un’accortezza sul traffico: nei weekend e nei festivi di punta, sul tratto tra la Pintura e Santa Maria Maddalena può scattare il senso unico alternato ordinato dalla Prefettura, con controlli contro la sosta selvaggia. Ma la strada c’è di nuovo, ed è quello che conta.

6. Da Amandola a Montefortino, il balcone dei Sibillini fermani (SP83)

Poco più a sud, in provincia di Fermo, la SP83 collega Amandola a Montefortino e disegna la «porta orientale» del Parco Nazionale dei Sibillini. Amandola (circa 550 metri) è Bandiera Arancione del Touring Club, Montefortino (circa 690 metri) è un balcone appeso con vista sulle cime: la strada tra i due è un susseguirsi di curve dolci tra colline coltivate e crinali, con i Sibillini che riempiono l’orizzonte. È l’Appennino più gentile del gruppo, quello dei borghi e dei panorami, non dei tornanti estremi.

Attenzione a una trappola che compare in metà delle liste. Da Montefortino parte l’accesso alle Gole dell’Infernaccio, la forra più famosa dei Sibillini: non è una strada, è un sentiero. A Rubbiano una barriera di blocchi ferma i veicoli, e da lì si prosegue solo a piedi, prima su sterrato e poi su mulattiera; d’inverno e con le allerte pioggia il Comune la chiude per rischio piene e valanghe. In moto ci si arriva sotto, al parcheggio: dentro la gola si cammina. Detta per quello che è — una sosta a piedi dopo una bella strada — l’Infernaccio è splendida; spacciata per «percorso moto», è l’ennesimo errore copiato.

7. Montemonaco e la Forca di Presta, i Sibillini alti e la memoria del sisma (SS4 Salaria)

Chiudo in alto, nell’angolo ascolano dove i Sibillini toccano le quote maggiori e la storia recente si fa più dura da raccontare. Da Montemonaco (988 metri), il paese più alto del versante marchigiano, le strade risalgono verso la Forca di Presta (circa 1.540 metri) e la vicina Forca Canapine, i valichi che aprono sul Piano Grande di Castelluccio, di là dal confine con l’Umbria. Da sud si arriva innestandosi sulla SS4 Salaria all’altezza di Arquata del Tronto. È la salita più severa e più bella delle Marche del sud, con l’anfiteatro del Monte Vettore che ti si spalanca davanti.

Qui però la guida rallenta, e non solo per i tornanti. Arquata del Tronto e Pescara del Tronto sono stati l’epicentro del terremoto del 2016: dieci anni dopo, nel 2026, la ricostruzione è ancora un cantiere aperto — il nuovo municipio di Arquata è stato inaugurato a maggio 2026, ma interi paesi non ci sono più. Alcune rotabili alte del versante sono state riaperte negli anni, altre vanno verificate volta per volta presso il Parco. Salire qui in moto è anche un modo di attraversare queste valli con rispetto, tenendo gli occhi aperti sullo stato delle strade. Il valico apre sul Piano Grande, e chi vuole proseguire di là trova il seguito naturale negli itinerari moto in Umbria; verso sud, invece, la Salaria porta dritta agli itinerari moto in Abruzzo, tra il Gran Sasso e i Monti della Laga.

Il giro delle Marche in moto: l’anello di più giorni

Le Marche si girano da nord a sud, seguendo l’Appennino e scendendo al mare solo per il Conero. Con tre o quattro giorni si cuce un vero viaggio da Carpegna alla Salaria, alternando le gole del Pesarese, il crinale dei Sibillini e l’unico affaccio adriatico che vale.

  • Giorno 1 — Il Montefeltro (~150 km). La Via Cippo al Carpegna (in un giorno feriale!), poi Urbino con sosta a piedi al centro ducale, e discesa verso l’Appennino pesarese. Tappa di storia e tornanti.
  • Giorno 2 — Le gole e le montagne del Pesarese (~160 km). La Gola del Furlo sulla SP3 con la galleria romana, poi la salita al Monte Nerone (SP15). Chi vuole allungare a ovest può sconfinare in Toscana dalla Bocca Trabaria (SS73bis, 1.049 metri) verso Sansepolcro — controllando prima lo stato Anas, perché il valico è soggetto a frane ricorrenti — e collegarsi agli itinerari moto in Toscana.
  • Giorno 3 — Il mare e la Vallesina (~140 km). Discesa al Conero per le curve sul mare, poi rientro verso l’interno con sosta a Genga e alle Grotte di Frasassi (si visitano a piedi, con biglietto) e al borgo di Serra San Quirico. Notte verso il Maceratese.
  • Giorno 4 — I Sibillini (~170 km). Sarnano-Sassotetto sulla SP120 appena riaperta, la SP83 da Amandola a Montefortino, e la salita finale a Montemonaco e alla Forca di Presta, con l’affaccio sul Piano Grande di Castelluccio a chiudere il viaggio.

Puoi accorciarlo a un weekend sul Pesarese (Furlo, Nerone e Carpegna) o sui Sibillini (Sarnano, Amandola e Forca di Presta), oppure allungarlo verso Umbria, Toscana e Abruzzo, che le Marche confinano lungo tutto il crinale. Se è il tuo primo viaggio di più giorni, prima di partire vale la pena leggere come pianificare un viaggio in moto di più giorni: tappe, bagaglio, ritmo. E qui la checklist pre-partenza conta davvero, perché tra un borgo dei Sibillini e l’altro l’officina più vicina può essere lontana.

Quando andare

La primavera e l’autunno sono le stagioni d’oro per gran parte delle Marche. Da aprile a giugno e da settembre a ottobre trovi temperature giuste, colline verdi, borghi vivi e poco traffico. È la finestra migliore per il Furlo, il Montefeltro, il Conero e le colline dei balconi come Cingoli e San Ginesio: quote basse, strade sempre aperte, luce buona.

Per le strade alte — il Nerone, il Carpegna, Sarnano-Sassotetto, la Forca di Presta — la finestra buona va da giugno a fine settembre. Sopra i 1.300-1.500 metri la neve arriva presto e resta a lungo, e i valichi dei Sibillini possono restare chiusi o isolati per settimane d’inverno. Ricorda anche che dal 15 novembre al 15 aprile su molte strade vige l’obbligo di dotazioni invernali: le moto sono esenti, ma possono circolare solo in assenza di neve o ghiaccio al suolo — sull’Appennino, fuori stagione, non dare mai per scontata la percorribilità. Un occhio ai pneumatici qui è tempo ben speso.

Estate: i valichi sono al meglio, freschi e verdi, ma il Conero diventa un imbuto di traffico e prenotazioni, e a fondovalle il caldo può essere pesante. Se giri a luglio o agosto, sfrutta il mattino per la costa e sali di quota nelle ore centrali; qualche accortezza la trovi nella guida per affrontare il caldo estremo in moto. E ricorda: la Via Cippo del Carpegna è chiusa ai motori nei weekend estivi. Inverno: restano il Furlo, il Conero (finalmente vuoto) e le valli collinari; l’alto Appennino è fuori dai giochi.

Cinque insidie marchigiane, dette per bene

  1. Le strade del sisma. La zona dei Sibillini ascolani e maceratesi — Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, i paesi del cratere — porta ancora i segni del terremoto del 2016: cantieri, paesi in ricostruzione, alcune rotabili alte da verificare. Le arterie principali sono percorribili, ma verifica la percorribilità prima di partire, specie sulle salite verso la Forca di Presta, e resta sulle strade grandi se non sei sicuro che una secondaria sia riaperta.
  2. Le mete che non sono strade. Le Gole dell’Infernaccio si fanno a piedi (la barriera è a Rubbiano); le Lame Rosse del Lago di Fiastra sono un sentiero di sei chilometri dalla diga; le Grotte di Frasassi si visitano camminando, con biglietto. E le vette di Nerone, Catria e Carpegna hanno gli ultimi metri a piedi o recintati. In moto ci si arriva sotto, non ci si gira dentro.
  3. Il Carpegna nei weekend estivi. La Via Cippo è chiusa a tutti i veicoli a motore i sabati e le domeniche di luglio e agosto (più Ferragosto), con navetta al posto delle moto e delle auto; e il tratto di vetta è interdetto ai motori sempre. In moto la si sale solo nei giorni feriali, o fuori stagione.
  4. Le ZTL dei borghi. Urbino (patrimonio UNESCO, centro chiuso e nei festivi sempre vietato: si parcheggia a Borgo Mercatale), Loreto (il Santuario è cinto di parcheggi a pagamento con lettura targa), Gradara (moto al Piazzale Mancini, poi a piedi dentro le mura). Nei borghi marchigiani la regola è una: lasciare la moto ai margini ed entrare a piedi.
  5. Le sigle e le superstrade. La strada bella del Furlo è la SP3, la vecchia Flaminia, non la SS3 che è la superstrada moderna. E la SS76 della Vallesina, che molti spacciano per «panoramica», è in realtà una statale di scorrimento a quattro corsie: la vecchia Clementina panoramica in Gola della Rossa è chiusa per frana dal 2013. Usa le superstrade per spostarti in fretta, non per divertirti.

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Domande frequenti

Qual è il periodo migliore per andare in moto nelle Marche?

Dipende da dove punti. Per il Furlo, il Montefeltro, il Conero e le colline dei borghi l’ideale è la primavera e l’autunno, con temperature miti e poco traffico. Per le strade alte — il Monte Nerone, il Carpegna, Sarnano-Sassotetto e la Forca di Presta — la finestra buona va da giugno a fine settembre, quando i valichi dei Sibillini sono liberi da neve.

Qual è la strada più bella delle Marche in moto?

È una gara a tre. Per i puristi delle gole è la vecchia Flaminia del Furlo (SP3), con la galleria scavata dai Romani; per gli amanti della montagna è la salita al Monte Nerone o la Sarnano-Sassotetto sui Sibillini; per chi insegue le leggende c’è la Via Cippo del Carpegna, la salita di Pantani. Sono strade diverse: il Furlo è forra e storia, il Nerone è quota e panorama, il Carpegna è tornanti e mito.

Si può salire in moto sul Cippo di Carpegna?

Sì, ma con due limiti. La Via Cippo è chiusa a tutti i veicoli a motore nei weekend estivi — sabati e domeniche di luglio e agosto più Ferragosto — per ordinanza del Comune di Carpegna, quindi in moto si sale solo nei giorni feriali o fuori stagione. Inoltre il tratto finale verso la vetta, dove ci sono i ripetitori, è sempre interdetto ai motori: fino al monumento a Pantani, attorno ai 1.350 metri, ci si arriva; alla cima no.

Le strade dei Sibillini marchigiani sono percorribili dopo il terremoto del 2016?

Le grandi arterie sì, ma con prudenza. La zona di Arquata del Tronto e Pescara del Tronto è ancora in ricostruzione nel 2026, e alcune rotabili alte del versante ascolano vanno verificate volta per volta presso il Parco. Una buona notizia recente: la SP120 Sarnano-Sassotetto è stata riaperta il 5 dicembre 2025 dopo importanti lavori di messa in sicurezza. Prima di partire informati sempre sulle condizioni delle strade.

Si arriva in moto alle Grotte di Frasassi?

Ci si arriva sotto, ma le grotte si visitano a piedi, con un biglietto e una guida: non è un percorso da fare in sella. La strada principale della zona, la SS76 della Vallesina, è una superstrada di scorrimento e non una panoramica. Il senso è fermarsi a Genga o a Serra San Quirico come tappa di un giro più ampio, non cercare lì la strada da guidare.

Ci sono raduni ed eventi moto nelle Marche?

Sì, e con una tradizione motoristica viva: tra i Sibillini e la costa, ogni anno, si tiene di tutto — dalla storica Rievocazione del Circuito Motociclistico Città di Fermo ai raduni di primavera ed estate. Trovi gli eventi moto nelle Marche sul portale eventi di RideLog, aggiornato con motoraduni, fiere e appuntamenti regione per regione.

Prima di partire

Le Marche in moto sono una regione che si merita di più di uno svincolo dell’A14: gole scavate dai Romani, salite da leggenda, un crinale di Sibillini che vale quanto i gruppi più blasonati, e l’unico promontorio a picco sul mare dell’Adriatico. Non è la terra dei valichi da record, ma quella delle strade da scoprire una a una — a patto di sapere quali sono aperte, quali si fanno a piedi e quali sono chiuse ai motori nel weekend.

Verifica cosa è percorribile, soprattutto sui Sibillini del sud dove il sisma ha lasciato il segno, lascia la moto fuori dai borghi e non fidarti delle sigle vecchie. E registra tutto, perché di questo viaggio ti resteranno i percorsi molto più delle foto.

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