In Sardegna ci si arriva in traghetto, e questo cambia tutto. Non è un weekend che decidi il venerdì sera: è un viaggio che prenoti, che pianifichi, e per cui paghi un biglietto. Proprio per questo vale la pena arrivarci con le idee chiare su dove andare, invece di scoprire al terzo giorno che hai passato metà del tempo su statali dritte mentre le strade buone erano cinquanta chilometri più a monte.
Cerca «itinerari moto Sardegna» e trovi quasi sempre elenchi di spiagge con una moto messa lì per decorazione. Ma l’isola in moto è un’altra cosa: è la SS125 che sale a Genna Silana, sono i quarantacinque chilometri tra Alghero e Bosa senza una casa, è il Gennargentu con le pecore in mezzo alla carreggiata. Sotto trovi sette percorsi che si guidano davvero, il giro completo dell’isola in una settimana, e le cose pratiche — traghetti, stagioni, benzina — che nessuno ti dice.
Perché la Sardegna in moto è diversa dal resto d’Italia
La differenza non è il mare: è la densità di traffico. Fuori dai due mesi centrali dell’estate, e fuori dalle direttrici principali, in Sardegna guidi per mezz’ora senza incrociare nessuno. Non succede quasi da nessun’altra parte in Italia con strade di questa qualità.
La seconda differenza è la varietà compressa in poco spazio. In una giornata passi dalla costa granitica della Gallura ai boschi del Gennargentu, e la sera sei nelle miniere abbandonate dell’Iglesiente. Le distanze sembrano piccole guardando la cartina, ma le medie orarie sono basse: strade strette, tornanti, e la tentazione di fermarti ogni dieci chilometri.
La terza — quella che sorprende chi arriva per la prima volta — è che l’interno è più interessante della costa. Le strade litoranee sono belle ma trafficate d’estate. Il cuore dell’isola, Barbagia e Ogliastra, è dove la moto ha davvero senso.
1. SS125 Orientale Sarda: Dorgali, Genna Silana, Baunei
È la strada-simbolo dell’isola e non è una leggenda gonfiata. Il tratto tra Dorgali e Baunei sale nel Supramonte fino al valico di Genna Silana, a 1.017 metri, affacciato sulla gola di Gorropu — una delle più profonde d’Europa. Curve continue, rocce calcaree bianche, e la sensazione di essere molto più in alto di quanto dica l’altimetro, perché il mare è lì sotto.
Sono circa quaranta chilometri di guida piena. L’asfalto è generalmente buono ma il fondo cambia carattere spesso, e ci sono tratti in ombra dove al mattino resta l’umidità.
Il pezzo da non saltare: la deviazione verso Baunei e l’altopiano del Golgo. La strada che sale dal paese è ripida e stretta, ma ti porta in un altro pianeta a mille metri sul mare, con i maiali che pascolano liberi tra i ginepri.
Attenzione: nella parte sud dell’Ogliastra la SS125 alterna tratti nuovi a scorrimento veloce e vecchi tornanti. Sono due strade diverse con lo stesso nome: controlla quale stai imboccando, o ti ritrovi in autostrada dove cercavi curve.
2. La litoranea Alghero–Bosa: la SP105
Quarantacinque chilometri sul mare, senza un paese, senza un semaforo, senza quasi niente. È — con poca concorrenza — la costiera più bella d’Italia in moto, e la conoscono in pochi rispetto ad Amalfi o alle Cinque Terre.
La strada corre a mezza costa su un fianco di roccia scura che cade a picco. Curve medie, ritmo continuo, e sopra la testa i grifoni: qui c’è una delle ultime colonie italiane di avvoltoi grifoni, e vederli veleggiare mentre guidi è una di quelle cose che non si dimenticano.
Quando farla: al tramonto, da Alghero verso Bosa, con il sole di fronte. È l’unico caso in cui ti consiglio una strada con la luce peggiore per guidare: ne vale la pena.
Attenzione: non c’è un benzinaio in tutti i 45 chilometri, e il vento di maestrale qui picchia forte. Con moto carica e borse laterali, tienilo in conto.
3. Gallura e Costa Smeralda: Olbia, Palau, Capo Testa
Il nord-est è la Sardegna delle cartoline: granito rosa, mare turchese, Porto Cervo. In moto è meno interessante di quanto la fama suggerisca — d’estate è la zona più trafficata dell’isola — ma diventa ottima in bassa stagione.
Il tratto migliore è da Palau a Santa Teresa di Gallura, con la deviazione per Capo d’Orso e poi per Capo Testa: rocce granitiche modellate dal vento, strade strette tra i ginepri, e la Corsica che si vede a occhio nudo dall’altra parte delle Bocche di Bonifacio.
Da qui vale la deviazione interna verso Aggius e la Valle della Luna, un paesaggio di massi granitici che sembra un altro pianeta. Sono venti chilometri di curve pulite e vuote a poche decine di minuti dal caos della costa.
Quando andare: maggio, giugno o settembre. Ad agosto la Costa Smeralda in moto è un esercizio di pazienza.
4. Barbagia e Gennargentu: Fonni, Desulo, Aritzo
Qui si entra nel cuore duro dell’isola, e per me è la parte migliore di tutto il viaggio. Fonni è il paese più alto della Sardegna, intorno ai mille metri. Da lì si scollina verso Desulo e Aritzo tra boschi di castagni e leccete, con il massiccio del Gennargentu — Punta La Marmora, 1.834 metri — che ti resta a fianco.
Le strade sono strette, spesso senza guardrail, e l’asfalto è quello che è. Non è un problema: si guida piano, si guarda, ci si ferma. È un altro tipo di piacere rispetto alla costiera veloce.
La SS389 che attraversa la zona, con il valico di Correboi oltre i 1.200 metri, è il collegamento naturale tra la Barbagia e l’Ogliastra. In inverno può avere neve — sul Gennargentu nevica sul serio, non è un modo di dire — quindi da novembre a marzo informati prima di salire.
Attenzione seria: qui gli animali sono liberi. Pecore, capre, mucche e maiali stanno in mezzo alla strada, dietro le curve cieche, e non si spostano. È il rischio numero uno della Sardegna interna, molto più del traffico.
5. Sulcis-Iglesiente: da Iglesias a Piscinas
Il sud-ovest è la Sardegna mineraria, ed è la zona più cinematografica dell’isola. Da Iglesias si scende alla costa e si prende la panoramica di Nebida e Masua: la strada corre sopra il mare con davanti il Pan di Zucchero, il faraglione bianco che esce dall’acqua per oltre centotrenta metri.
Si prosegue verso Buggerru e Portixeddu su una strada che sale e scende sul mare aperto, poi si entra nella Costa Verde: le miniere abbandonate di Ingurtosu e Montevecchio, i villaggi operai vuoti, e le dune di Piscinas, tra le più alte d’Europa.
Nota onesta: gli ultimi chilometri per arrivare alle dune di Piscinas sono sterrati. Con una stradale carica non ci vai, o ci vai molto piano. Se hai una moto da turismo pesante, fermati a Ingurtosu e fai l’ultimo pezzo a piedi o con altri mezzi.
6. Costa del Sud: da Cagliari a Teulada
Se atterri o sbarchi a Cagliari e hai una sola giornata, questa è la scelta. La SP71 “Costa del Sud”, da Chia verso Teulada, è una trentina di chilometri di curve che corrono su una costa alta e frastagliata, con vista continua sul mare e sui promontori.
È corta, si fa in una mattinata, e si abbina bene alla salita verso Capo Spartivento e al giro dei paesi del Sulcis nell’entroterra.
Quando: presto la mattina, in qualunque stagione. D’estate, dopo le dieci, il traffico da spiaggia rovina il ritmo.
7. Marmilla: Barumini e la Giara di Gesturi
L’itinerario che nessuno mette negli elenchi e che invece regala una giornata diversa. La Marmilla è la Sardegna delle colline basse, dei nuraghi e dei paesi di pietra. Il centro è Su Nuraxi di Barumini, patrimonio UNESCO, il complesso nuragico più importante dell’isola.
Da lì si sale sulla Giara di Gesturi, l’altopiano basaltico dove vivono liberi i cavallini della Giara. La strada che ci porta è breve ma bellissima, e in cima c’è un silenzio che vale il viaggio.
È l’itinerario giusto per il giorno in cui piove sulla costa, o per spezzare due tappe lunghe con qualcosa che non sia l’ennesima strada sul mare.
Se il mare invece è esattamente quello che cerchi, ho raccolto altrove le destinazioni costiere più belle da raggiungere in moto.
Il giro della Sardegna in moto: una settimana, tappa per tappa
Sette giorni sono il minimo per un giro sensato dell’isola: sono circa 1.200-1.400 chilometri a seconda delle deviazioni, che sembrano pochi ma non lo sono, viste le medie.
- Giorno 1 — Sbarco a Olbia → Santa Teresa di Gallura. Tappa breve per riprendersi dal traghetto: Palau, Capo d’Orso, Capo Testa. Deviazione ad Aggius se hai tempo.
- Giorno 2 — Santa Teresa → Alghero. Costa nord passando da Castelsardo, poi la Nurra fino ad Alghero. Pomeriggio libero per Capo Caccia.
- Giorno 3 — Alghero → Bosa → Oristano. La litoranea SP105, con calma. Il resto della giornata è tutto in discesa, in tutti i sensi.
- Giorno 4 — Oristano → Iglesias → Costa Verde. Miniere, Nebida, Masua, Buggerru. Tappa densa.
- Giorno 5 — Sulcis → Cagliari via Costa del Sud. Chia, Teulada, la SP71, arrivo in città.
- Giorno 6 — Cagliari → Barbagia (Fonni/Desulo). Si sale nell’interno: Marmilla e Barumini sulla strada, poi il Gennargentu.
- Giorno 7 — Barbagia → Ogliastra → Dorgali/Olbia. Il gran finale: Correboi, la SS125, Genna Silana, Baunei. Rientro verso il porto.
Se hai dieci giorni, spalma le tappe e togli tutta la fretta: la Sardegna punisce chi la corre. Come si costruisce una tappa che regge davvero — chilometri, soste, bagagli — l’ho scritto nella guida ai viaggi in moto e in quella su come pianificare un viaggio di più giorni.
Traghetti: come ci arrivi (e cosa devi sapere)
Si imbarca da Genova, Livorno, Civitavecchia, Piombino o Napoli, e si sbarca a Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres, Arbatax o Cagliari. La scelta del porto d’arrivo condiziona tutto il giro: Olbia e Porto Torres per partire dal nord, Cagliari o Arbatax se vuoi attaccare dal sud o dall’Ogliastra.
Tre cose pratiche:
- Prenota presto. Il posto moto in alta stagione si esaurisce, e i prezzi salgono in modo netto tra giugno e settembre. In bassa stagione costa una frazione.
- La traversata notturna conviene. Parti la sera, dormi in cabina, sbarchi al mattino con la giornata intera davanti. Il risparmio di tempo vale la cabina.
- L’imbarco moto. La moto va fissata con le cinghie sul ponte garage: cavalletto laterale, marcia inserita, cinghie che non stringano su plastiche o leve. Le compagnie in genere le forniscono, ma portarsi le proprie evita brutte sorprese — e usare le proprie significa sapere come sono state usate.
Quando andare (e quando evitare)
Maggio, giugno, settembre e ottobre. Sono i mesi giusti, senza discussione. Temperature ragionevoli, strade libere, mare ancora buono a settembre.
Luglio e agosto sono il peggior momento per girare la Sardegna in moto: l’interno supera facilmente i 40 gradi, la costa è intasata, i traghetti costano il triplo. Se sei costretto, guida all’alba e ferma la moto nelle ore centrali — sul tema ho una guida dedicata su come affrontare il caldo estremo in moto.
Inverno e primo autunno: la costa resta mite e guidabile, ma i valichi interni possono avere neve e le giornate sono corte. È una Sardegna diversa, silenziosa, per chi ha già visto l’altra.
Le cinque cose che in Sardegna ti sorprendono
- Gli animali liberi. Pecore, capre, maiali e mucche in carreggiata, soprattutto in Barbagia, Supramonte e sull’altopiano del Golgo. Guida come se dietro ogni curva ce ne fosse uno. Spesso c’è.
- I benzinai radi nell’interno. Nelle zone interne un distributore aperto può essere a cinquanta chilometri, e la domenica è peggio. Regola: sotto la metà del serbatoio, il primo che vedi è il tuo.
- Il maestrale. Sulla costa occidentale il vento laterale è costante e forte. Con moto carica, borse e passeggero, cambia la traiettoria e stanca. Se viaggi in due, vale la pena rileggere come cambia la guida con un passeggero.
- La ghiaia nelle curve. Sulle provinciali interne è normale trovare ghiaia, sabbia e sterrato che entra in carreggiata dagli innesti. È il motivo per cui gli pneumatici, qui, contano più che altrove: se hai dubbi su scelta e pressione, parti da questa guida ai pneumatici moto.
- Le distanze bugiarde. Duecento chilometri sulla cartina sono quattro ore reali, non due. Metti sempre in conto il 50% in più.
Prima di imbarcarti, cinque minuti di controlli non sono un vezzo: sull’isola un guasto banale diventa un problema serio, perché le officine sono lontane. La checklist pre-partenza copre il minimo indispensabile.
Tracciare i percorsi (e ritrovarli l’anno dopo)
Delle strade che ho descritto qui, la metà le ricordo per il nome del passo. L’altra metà — le provinciali senza numero, le deviazioni prese a caso — le avrei perse per sempre se non le avessi registrate.
È il motivo per cui ho costruito RideLog: un’app che rileva il viaggio da sola, con i sensori di movimento e il GPS, senza che tu debba premere start quando ti infili il casco. A fine giornata trovi la traccia, i chilometri, i consumi. E tutto resta sul telefono: niente cloud, niente account, niente server miei che sappiano dove sei stato. Funziona anche offline, il che in Ogliastra o in Barbagia non è un dettaglio: il campo, lì, va e viene.
Da lì puoi condividere il percorso con la community o cercare cosa hanno caricato altri motociclisti nella zona in cui sei — che è il modo più veloce per scoprire la deviazione che non era su nessuna lista.
Sia chiaro cosa non è: RideLog non è un navigatore turn-by-turn. Non ti dice “svolta a destra tra 200 metri”. Per quello usi il navigatore che preferisci. RideLog è il diario di bordo: registra, misura, ricorda, condivide.
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Se ti interessa il tema, ho scritto una guida dedicata alle app per percorsi e itinerari moto e un confronto tra le migliori app per motociclisti, RideLog inclusa e coi suoi limiti.
Domande frequenti
Qual è il periodo migliore per gli itinerari moto in Sardegna?
Maggio-giugno e settembre-ottobre. Temperature giuste, strade libere, traghetti a prezzi umani. Luglio e agosto sono da evitare: caldo estremo nell’interno, costa intasata e biglietti carissimi.
Quanti giorni servono per il giro della Sardegna in moto?
Sette giorni per un giro completo di 1.200-1.400 km senza correre. Con cinque giorni si fa una metà dell’isola (nord + ovest, oppure sud + Barbagia). Con dieci si può guidare davvero piano e fermarsi dove capita.
Qual è la strada più bella della Sardegna in moto?
Se devo sceglierne una, la SS125 tra Dorgali e Baunei con il valico di Genna Silana. Se invece cerchi la costiera, la litoranea Alghero-Bosa (SP105) non ha rivali in Italia.
Serve una moto particolare per la Sardegna?
No. Una stradale o una crossover media va benissimo ovunque, tranne che sugli ultimi chilometri sterrati verso alcune spiagge (Piscinas). Conta più lo stato degli pneumatici che la cilindrata: ghiaia, sabbia e asfalto irregolare sono la norma nell’interno.
Come registro e condivido i percorsi che faccio in Sardegna?
Con un’app di tracciamento. RideLog rileva il viaggio in automatico, salva la traccia sul telefono — funziona offline, utile dove non c’è campo — e ti permette di condividerla con la community o di scoprire i percorsi caricati da altri motociclisti nelle vicinanze.
In sintesi
La Sardegna in moto non è un’isola di spiagge con qualche strada in mezzo: è una delle regioni italiane con più strade vuote e ben disegnate, e il suo cuore è dentro, non sulla costa. Sette giorni, un traghetto notturno, la SS125 e la Alghero-Bosa nello stesso viaggio: se devi scegliere un solo giro lungo per la stagione, è questo.
Se invece cerchi qualcosa di più vicino, ho scritto anche gli itinerari moto in Toscana e i dieci itinerari più panoramici d’Italia.
E registra i percorsi mentre li fai: tra un anno ti ricorderai la strada, non solo il posto.
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